La via della speranza al femminile

In questi giorni trascorsi a Sappada, partecipando ai lavori della Fondazione Giant Trees, ho cercato di mettermi in ascolto della foresta, e dei suoi ambienti circostanti, tra i quali c’è il laghetto Ziegelhutte. Dalle acque del laghetto ogni giorno mi arrivava una sensazione di pace, come se questo bacino d’acqua contenesse in sé uno specchio di contemplazione. Mi sono chiesta quale fosse il valore del mio contemplare, se questa azione/non azione avesse senso. La risposta forte, interiore, è stata sì. Quell’acqua ogni giorno mi ha dato la forza di reggere emotivamente il disastro ambientale che avevo intorno, quell’acqua puliva il mio cuore ogni mattina, e talvolta ci tornavo a vedere le trote muoversi fluide, i colorati fiori a rasserenare famiglie, persone di ogni età che cercano ristoro in questo piccolo luogo incantato.


Questo specchio di contemplazione mi ha restituito l’immagine di quello che è stato il mio secondo padre, un analista filosofo junghiano la cui anima profuma e profumava di abete bianco.
E ora ci sono io, con questo cuore sensibile e mani che vogliono e possono dare, a guardare la nostra Terra cercare un nuovo equilibrio climatico, nel quale l’essere umano rischia – e lo sta già facendo – di vivere le sciagurate conseguenze della sua incoscienza.
Non posso che appoggiare i piedi a terra, e camminare insieme alle persone che sentono lo stesso in una direzione di vita e di speranza.


[Grazie alla Fondazione Giant Trees di Andrea Maroè e al collega Enrico Maria Milič www.morbin.it]

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