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Riflessioni sul femminile sacro

Per me il sacro non è un luogo separato, lontano dalla vita di tutti i giorni. È qualcosa di molto intimo e insieme di molto condiviso: quel punto in cui ciascuno di noi tocca la propria verità più profonda e, proprio lì, si ritrova vicino agli altri. È una coscienza che include, non una che separa.

Il femminile ha un suo modo particolare di abitare questo spazio. Passa dal cuore, dal corpo, dalle emozioni, dalle relazioni. Passa da un’intelligenza sensoriale che spesso arriva prima delle parole. E ha un luogo d’elezione, che è la casa.

Hestia, il fuoco al centro della casa

Mi ha sempre colpito Hestia, la dea greca del focolare. Era così essenziale che quasi non la si rappresentava: la si riconosceva nel fuoco acceso al centro della casa. Una presenza contenuta, quieta, che teneva insieme lo spazio domestico e lo spazio interiore.

Dove c’era Hestia, la casa diventava un tempio. I gesti di ogni giorno, se fatti con attenzione e riverenza, diventavano piccoli riti. Le preghiere, le nascite, i passaggi, i lutti trovavano lì il loro posto naturale. È questo che chiamo il sacro ordinario: una storia personale che è insieme umana e santa. Ed è anche per questo che amo i profumi del sacro, le resine, gli incensi, le essenze che da millenni accompagnano questi momenti.

Le stagioni della vita

In tanti anni di lavoro ho accompagnato persone in momenti molto diversi: giovani che costruivano la propria identità professionale, donne che si preparavano al matrimonio o alla maternità, persone che attraversavano una separazione o si riprendevano da ferite profonde, volontari di hospice che stavano accanto a chi si congedava dalla vita.

Ho imparato che la vita non procede a pezzi, una fase dopo l’altra, ma come un continuum. Ogni parte di noi ha bisogno del suo tempo per esprimersi, e questo tempo si capisce più con il corpo e con le emozioni che con la testa.

La fragilità come saggezza

Viviamo in un tempo che chiede di essere sempre efficienti, performanti, invulnerabili. Così, poco alla volta, togliamo spazio alla fragilità: al mistero, alla vulnerabilità, alla complessità delle emozioni. E insieme alla fragilità perdiamo anche i doni che porta con sé.

Il femminile sacro va nella direzione opposta: restituisce dignità alla fragilità. Non la tratta come una debolezza da correggere, ma come una forma di saggezza che apre alla delicatezza, all’intimità, alla comprensione sottile delle cose. Non si tratta di andare oltre la nostra umanità, ma di abbracciarla tutta.

Il profumo come focolare

Per questo il profumo è per me uno strumento così prezioso. Tocca insieme la memoria più antica e il corpo nel momento presente, e in un istante ci riporta lì, davanti a quel piccolo fuoco interiore che Hestia custodiva (se risuoni con questo approccio, prendi in considerazione il corso online di Aromaterapia emozionale, o quello di Profumeria botanica).

Ecate, o della necessità di ritrovare il proprio spazio sacro

La figura di Ecate nella mitologia greca è una figura complessa, perchè arcaica e “trivia”. Ecate è legata per parentela stretta ad Artemide e Apollo ed è una dea lunare, portatrice di fiaccola e associata al cane e al lupo.

Spesso veniva collocata un’immagine di Ecate alle porte e davanti ai trivii, alle strade che si diramavano in più direzioni. Simbolicamente, potremmo così pensare che vi fosse una sacralità in ogni via, in ogni strada da prendere, e che davanti ad una scelta, servisse una “benedizione”.

Il suo aspetto legato al numero tre è qualcosa di ancestrale e difficilmente comprensibile con la nostra mente attuale; il tre è numero che compare in ogni tradizione conosciuta, ed è sempre sacrale, sempre divino (“la trinità”). Ecco che Ecate allora, divinità dei tre mondi (divinità ctonia, celeste, e marina) ci porta verso un femminile totale e antico (in termini archetipali – quindi un femminile che è sia della donna che dell’uomo). Associata come dicevamo alla Luna, Ecate spesso ha rapporti amorosi con esseri marini. La Luna non influenza le maree? Gli antichi forse spiegavano così le loro intuizioni sulla natura.

mitologia di Ecate

 

[image: Richard Cosway – http://www.britishmuseum.org]

Leggendo questa divinità come un nostro aspetto psichico, ecco che la nostra parte lunare influenza le nostre emozioni; ed essa è così profonda che può percepire un senso di unità al di là delle strade prese (le tre vie). Cosa curiosa, Iris, divinità messaggera, aveva il culto nell’isola di Ecate, vicino a Delo; Iris era un “angelo”, cioè una messaggera, e non è difficile pensare al fatto che la nostra parte lunare, psichica, sia per noi una messaggera (vedi ad esempio la dimensione dei sogni).

L’aspetto trivio di Ecate non era solo la possibilità di percepire un’unità al di là delle diverse strade intraprese; era anche l’espressione di una totalità, del fatto che questa dimensione psichica, interiore, potesse comprendere in sè la vita di tutte le dimensioni, quella quotidiana, quella profonda, e quella celeste. Ecate forse è una delle rappresentazioni più piene di un femminile psichico che può comprendere in sè la totalità della vita. Essa vive in una grotta e porta una fiaccola: in questo, ampliando il simbolo, potremmo vedere l’immagine di una sacerdotessa, che sceglie un ritiro per prendersi cura di questo fuoco interiore che è anche fuoco che illumina. Sarà lei infatti ad aiutare Demetra, disperata e “senza direzione”, a ritrovare la propria figlia Persefone, dandole le prime notizie per ritrovare la figlia scomparsa; e a lei erano devote le Sibille, donne oracolari che davano responsi e che si ispiravano tramite la sua figura e quella di Apollo.

Detto questo, Ecate non vive in un ritiro costante, anzi; però la sua dimora (la grotta) sembra dirci che abbiamo bisogno di “ritirarci” per entrare in contatto con noi stessi, nel nostro profondo, laddove possiamo percepire un profondo senso di unità e trovare allo stesso tempo la nostra strada individuale.

Ricordiamo a questo proposito, che oli essenziali quali il Bergamotto e il Cipresso possono aiutare questa interiorizzazione; nel primo troviamo un aspetto composto e gioioso, un voler stare da soli con un sorriso; mentre nel secondo troveremo una dimensione fortemente introversa, una profondità che in alcuni momenti può essere utile se tutto quello che ci gira intorno è troppo per noi in questo momento.

Ecate era una figura mitologica ampia e capace di agire “in tutti i mondi”, terra, cielo, mare. Ecco che la sua dimensione fortemente interiorizzante in realtà ci dice che contattando profondamente noi stessi, siamo liberi di muoverci nel mondo.