Aromaterapia emozionale nei momenti di passaggio

Ci sono momenti in cui una forma ha compiuto il suo tempo.

Le abitudini proseguono, le giornate sembrano identiche, ma dentro è cambiato il rapporto con ciò che facciamo. Può riguardare una casa, una relazione, un mestiere. Di solito il passaggio matura piano: prima della decisione c’è una fase intermedia, in cui una parte di noi ha già cominciato a muoversi mentre un’altra abita ancora la forma precedente.

In questi territori l’aromaterapia emozionale può essere di supporto.

Il profumo accompagna la scelta

Un olio essenziale lascia a noi la decisione – crea una condizione sensoriale in cui l’ascolto si fa più facile.

L’olfatto ci raggiunge prima che abbiamo costruito un discorso intorno a ciò che sentiamo. Per questo una materia può dare un nome a una qualità del momento che la mente sta ancora cercando di dire. Ci sono profumi che all’improvviso desideriamo vicino, e altri, amati da sempre, che in certi periodi restano sullo sfondo.

Una materia, un momento

Nei passaggi siamo spinti a cercare subito il dopo: cosa farò, dove andrò, cosa prenderà il posto di ciò che lascio. Esiste però un tempo in cui la cosa più preziosa è riconoscere con precisione ciò che è giunto a compimento.

Annusare diventa allora un piccolo gesto di presenza. Che cosa mi attira oggi? Di quale qualità sento bisogno? Espansione, radicamento, movimento, chiarezza, protezione, morbidezza?

Una menta è molto più di una serie di molecole, una resina è molto più di una materia profumata, un agrume è molto più di un «energizzante». Quando una materia ci incontra durante un passaggio, entra in una storia precisa, ed è la relazione fra quella materia e quel momento a diventare significativa.

Aromaterapia emozionale è il mio corso online dedicato a questo modo di incontrare gli oli essenziali: conoscerne le caratteristiche e imparare a usarli come materie sensoriali capaci di accompagnare ascolto, presenza e trasformazione.

Materia Viva n.11 — La mirra kua

Ogni numero di Materia Viva nasce da una materia aromatica e la segue come si seguirebbe una traccia: non solo il profumo, ma il paesaggio, la storia, i gesti, le immagini e le parole che quella materia porta con sé.

Questa volta il filo conduce al nord del Kenya, dove le donne Samburu raccolgono la mirra kua, Commiphora kua, staccando con le dita le gocce che l’albero lascia uscire da solo. Qui la kua non si incide: si prende ciò che la pianta offre, e l’albero resta intero. Per molto tempo questa resina è finita anonima nei sacchi, mescolata a mirre più comuni. Oggi si è iniziato a riconoscerla e a raccoglierla a parte, e quel piccolo gesto di separazione la rende riconoscibile e porta a chi la raccoglie un reddito proprio.

Al naso sorprende chi si aspetta la mirra: al posto del fondo amaro e terroso, note dolci di legno e di vaniglia e un tratto balsamico, quasi vellutato. È parente dell’Omumbiri della Namibia, un’altra Commiphora che porta con sé il gesto delle donne che la raccolgono.

Scopri di più su Materia Viva – e se ami le resine il numero precedente è sul Ramy, una resina del Madagascar.

La ezine è un progetto editoriale, sostenuto da fondi privati, e puoi riceverne una copia gratuita in PDF. Per ogni dettaglio sul progetto e su come sostenerlo, scrivici tramite il tasto WhatsApp del sito o via mail: professionefelice@gmail.com

Esperienze olfattive, scrittura e immagini d'autore

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