Archivi categoria: Materia viva

Materia Viva raccoglie ricerche e racconti dedicati alle materie aromatiche, alle loro storie, ai territori e ai gesti che le attraversano. Un archivio sensoriale e narrativo in cui botanica, fonti documentate, esperienza e immaginazione si intrecciano per restituire alle materie una presenza viva.

La terra è un eden – intervista a onorio belussi

Qualche giorno fa ho incontrato Onorio Belussi, che sotto una pioggia scrosciante mi ha accompagnato nel suo giardino – foresta, la sua food forest, che compie trent’anni.

Un uomo anziano dallo sguardo fine e acuto, Belussi vive ad Adro, in provincia di Brescia, dove si trova anche il suo giardino gioiello, un ambiente primitivo, ricco, fertile, dove l’azione dell’uomo è al servizio della Natura, e non viceversa.

Onorio mi stupisce e mi ascolta, non solo racconta della sua vicenda umana e filosofica, ma valorizza tutti i presenti, stimolandoci ad essere persone migliori – persone che comprendano quanto la vita può generare vita, e non soltanto consumarla.

Il lavoro di Belussi trae forte ispirazione da quello del grande Masanobu Fukuoka, un maestro di vita e di “coltura”. Davanti e dentro la food forest, ci troviamo nella prova vivente di una filosofia di vita, che viene spiegata a parole ma soprattutto a fatti. La foresta germinativa nella quale mi è permesso addentrarmi, mostra vitalità, forza, disponibilità ad essere luogo di crescita. Ecco il primo concetto reso realtà: nessun terreno può produrre qualcosa, se prima non viene reso fertile. E la fertilità è uno stato naturale: quindi, in presenza di un terreno non fertile, di certo non va spinto e sovraspinto con concimi di ogni genere.

La Natura va piuttosto facilitata a ritrovare la sua originaria fertilità, seminando piante adatte o a volte lasciando che il terreno trovi la sua fertilizzazione naturale. Unico problema, per il mondo contemporaneo, sono i tempi di realizzazione. Ossia, la fertilità della terra chiede tempi lunghi, che non si conciliano per ora con i bisogni produttivi del commercio. Ad ognuno le proprie riflessioni su questo (e se ami i ritmi naturali puoi leggere Materia viva la ezine aromatica, sulla resina di Benzoino indonesiano, o quella sulla resina del Ramy del Madagascar).

Onorio mentre racconta.

Così Onorio mi racconta delle piante che anno per anno ha visto “manifestarsi” nel suo giardino, come autoregolazione della Natura;, e di come ha facilitato questo processo, seguendo le indicazioni della filosofia di Fukuoka (che ha conosciuto personalmente). Onorio parla di “assistere” la natura, in questo ponendosi a servizio e non a conduzione di un processo che già, di suo, è orientato alla fertilità. Ovviamente vi è anche il ruolo attivo dell’uomo, quello della semina; ma mai come atto “coercitivo” del terreno.

Apro con lui un dialogo su quello che a me pare una evidenza: ossia che quanto compreso dei processi del terreno e della Natura, sia pensabile anche per ciò che riguarda lo sviluppo di ogni essere umano – ossia che la fertilità umana, fisica e psichica, viva processi analoghi (anche perchè noi siamo Natura).

Nel mio percorso personale e di consulente, osservo da tempo quanto la nostra energia personale, la nostra naturale capacità di evolvere verso noi stessi, sia costantemente interrotta, frammentata, non facilitata da una basilare mancanza di consapevolezza riguardo a ciò che siamo profondamente – e al di là di aspetti simbolici, noi siamo figli della Terra e come tale non siamo disconnessi (e in nessun modo possiamo disconnetterci) dai processi biologici ed ecologici. L’ecologia della mente non è un modo di dire, è una realtà che possiamo toccare con mano ogni giorno.

Una persona stanca, o depressa, o con problemi emozionali e mentali, è una persona che in qualche modo ha perso parte della propria connessione col suo intimo essere figlio della Natura e della Terra. Credo che questa disconnessione sia la causa principale di disturbi ai quali diamo molti nomi, ma che profondamente sono disturbi di natura spirituale, ossia di disconnessione con la nostra realtà ultima, che è essere figli spirituali e biologici della Terra – abbiamo una evoluzione ritmica, sviluppiamo qualità diverse nel tempo e negli anni, e solo una facilitazione attenta di questi processi può condurci verso la realizzazione personale, che dona una sensazione di pienezza a noi e agli altri.

Onorio ci racconta di come le donne anticamente curassero l’agricoltura, perchè rispettando i processi naturali, anche il lavoro agricolo si riduceva molto. Successivamente, nella volontà di produzione sempre maggiore, si è resa necessaria più forza, più strumenti, “più di tutto”, e quella che all’inizio è sembrata una conquista, si sta ormai, soprattutto nella nostra epoca, dimostrando un fallimento evidente. Cioè il modello “a tutta spinta”, è fallito, mostrando la sua immaturità, il suo narcisismo, e sostanzialmente la sua disconnessione con l’elemento primario, la nostra origine, la Terra (ho dedicato un numero di Materia viva, la ezine aromatica, al ruolo delle donne nella raccolta delle resine e in particolare della mirra, in Kenya).

Onorio completa la visita con indicazioni pratiche sulla semina e la gestione dell’orto, consapevole che le cose grandi iniziano sempre con quelle piccole, e che quindi per chi è interessato all’agricoltura naturale, siano i piccoli passi quelli giusti. Semina, trapianto, pacciamatura, e una attenta osservazione di ciò che accade nell’orto e nel giardino, sono le sue indicazioni principali, arricchite da segreti del mestiere che Onorio dona senza remore.

“Seminare paradisi terrestri” è possibile, se comprendiamo profondamente quanto i nostri gesti e i nostri pensieri quotidiani cambino non solo il nostro mondo personale ma anche quello di tutte le persone che ci circondano, e del pianeta che abitiamo e di cui siamo parte.

Dialogo con la Natura – L’Olfatto come Porta Spirituale secondo il Kodo

Come il Kodo ci insegna a comunicare con l’anima delle piante attraverso il profumo


“La fragranza viene annusata e in questo modo raggiunge la nostra anima, e permette all’anima una comunione con la Natura”. Così spiega il maestro Souhitsu Hachiya, ventunesimo discendente della scuola Shino-ryu di Kodo, l’arte giapponese della meditazione attraverso l’incenso. Il maestro spiega che piante, animali, ecc. hanno un’anima e quindi è possibile per noi esseri umani trovare una connessione con tutti loro. È possibile cioè dialogare con gli altri esseri della Natura, dai quali abbiamo molto da imparare.

La Scienza dell’Anima: Quando l’Olfatto Incontra lo Spirito

La ricerca neuroscientifica moderna conferma ciò che tradizioni millenarie hanno sempre saputo: l’olfatto è l’unico senso con connessioni neurali dirette al sistema limbico, saltando il talamo. Questo crea percorsi “cablati” verso i centri della memoria e delle emozioni, spiegando perché i profumi scatenano istantaneamente risposte emotive e accedono a stati di coscienza più profondi.

Le fragranze utilizzate sono interamente botaniche e quindi naturali: non si ottengono da miscele di molecole di sintesi. Questa distinzione non è solo filosofica, ma scientificamente cruciale. La ricerca ha identificato l’acetato di incensolo, presente nell’incenso naturale, come composto psicoattivo con effetti antidepressivi naturali, attivando canali cerebrali specifici.

L’Oud e il Linguaggio delle Piante

Durante la cerimonia dell’Incenso tenuta dal maestro abbiamo annusato l’Oud, in una variante particolare, proveniente dal sud-est asiatico. L’Oud non è semplicemente un profumo, ma il risultato di un dialogo secolare tra pianta e ambiente: quando l’albero Aquilaria viene attaccato da un fungo, produce questa resina aromatica come difesa. È letteralmente il profumo della resilienza, della trasformazione del dolore in bellezza.

Questa comprensione trasforma completamente il nostro rapporto con il profumo: secondo questa filosofia giapponese non stiamo semplicemente “sentendo un odore”, ma partecipando a una conversazione con l’intelligenza vegetale, con storie di sopravvivenza e adattamento che durano secoli.

Kodo Souhitsu Hachiya milano giappone

Il Silenzio Come Lingua Universale

Il silenzio è anche un elemento centrale; il maestro durante le sessioni di Kodo non parla. Questo non è vuoto, ma ascolto attivo. Nel silenzio del Kodo, permettiamo a questo dialogo di avvenire senza interferenze mentali. Non interpretiamo – riceviamo. Non giudichiamo – ascoltiamo ciò che la pianta ha da dire.

La Comunione Botanica: Oltre l’Umano

La filosofia del maestro Hachiya rivoluziona la nostra percezione della natura. Non vede le piante come “risorse” o decorazioni, ma come esseri senzienti con proprie forme di intelligenza e comunicazione. Il Kodo diventa così un medium per la comunicazione inter-specie, un modo per accedere alla saggezza vegetale attraverso l’olfatto raffinato.

Ricerche contemporanee nella botanica stanno confermando questa intuizione: le piante comunicano attraverso composti volatili, “parlano” tra loro, condividono risorse, e rispondono all’ambiente in modi che sfidano le nostre definizioni tradizionali di intelligenza.

L’Arte dell’Ascolto Olfattivo

Fondamentale è l’ascolto attento, un vero e proprio stato meditativo che richiede una forma completamente diversa di attenzione rispetto alla fruizione rapida dei profumi commerciali. Mentre quando annusiamo un profumo su una mouillette, ci concediamo pochi secondi, il Kodo richiede una olfazione partecipe e ripetuta.

Questa pratica sviluppa ciò che potremmo chiamare “intelligenza olfattiva” – la capacità di percepire non solo il profumo, ma la storia, l’energia, l’essenza della pianta che lo ha prodotto. È meditazione attiva attraverso il naso.

La Preservazione del Dialogo

Quando arriva un materiale nuovo, il caposcuola lo valuta per un anno intero, “ascoltandolo” tutti i giorni. Quando sente che è arrivato il momento, compone una poesia e sceglie una delle parole della poesia per dare il nome a quel particolare tipo di materiale.

Questo processo rivela la profondità del dialogo con la natura nel Kodo: ogni essenza ha una propria personalità, un proprio ritmo, una propria voce poetica. Il maestro non impone nomi arbitrari, ma ascolta finché la pianta stessa non rivela la sua identità attraverso l’esperienza condivisa.

Dal Profumo alla Preghiera

La tradizione delle “Dieci Virtù dell’incenso” nel Kodo include la purificazione della mente, il raffinamento sensoriale e lo sviluppo spirituale – benefici che la neuroscienza moderna conferma attraverso l’attivazione diretta del sistema limbico.

Ma il Kodo va oltre i benefici personali: è un atto di riconoscimento della sacralità della natura. Ogni fragranza inspirata è un ringraziamento alla pianta che l’ha creata, ogni cerimonia è una preghiera di interconnessione con il mondo vegetale.

Risvegliare l’Anima Botanica

L’esperienza del Kodo con il maestro Hachiya ci ricorda che la natura non è muta – siamo noi che abbiamo dimenticato come ascoltare. Attraverso l’olfatto educato e il silenzio attento, possiamo riapprendere questo linguaggio universale fatto di profumi, molecole e anima (qui puoi leggere una monografia della ezine Materia Viva sulla Camelia giapponese).

Ogni respiro diventa allora un atto di comunione, ogni fragranza una conversazione, ogni cerimonia un ritorno a casa nella famiglia più grande della vita sulla Terra.