Archivi categoria: Materia viva

Materia Viva raccoglie ricerche e racconti dedicati alle materie aromatiche, alle loro storie, ai territori e ai gesti che le attraversano. Un archivio sensoriale e narrativo in cui botanica, fonti documentate, esperienza e immaginazione si intrecciano per restituire alle materie una presenza viva.

Materia Viva n. 12, Il rosmarino

Ogni numero di Materia Viva nasce da una materia aromatica e la segue come si seguirebbe una traccia: non solo il profumo, ma il paesaggio, la storia, i gesti, le immagini e le parole che quella materia porta con sé.

Questa volta il filo conduce al Mediterraneo, sulle coste dove il rosmarino cresce spontaneo, fra il mare e la terra. Una pianta così familiare che spesso non ci fermiamo più ad annusarla.

Eppure il rosmarino ha attraversato i secoli accompagnando gesti quotidiani, celebrazioni e preparazioni profumate. Lo troviamo nelle descrizioni degli autori antichi, nelle ghirlande delle nozze inglesi, nelle ricette dell’Acqua della Regina d’Ungheria. Shakespeare lo affida a Ofelia come simbolo del ricordo; secoli dopo, la poetessa americana Marianne Moore lo osserva con uno sguardo sorprendente.

Rosmarinus officinalis Materia viva ezine aromatica e poetica, opera di Elena Cobez

Al naso, una freschezza verde, resinosa, quasi salmastra. Basta rigirare un rametto fra le dita per liberare un profumo che sembra contenere qualcosa del paesaggio mediterraneo da cui proviene.

Materia Viva n. 12 segue questa lunga storia, fra botanica, profumeria, letteratura e memoria, accompagnata da un’illustrazione originale.

Scopri di più qui su Materia Viva.

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Materia Viva n.11 — La mirra kua

Ogni numero di Materia Viva nasce da una materia aromatica e la segue come si seguirebbe una traccia: non solo il profumo, ma il paesaggio, la storia, i gesti, le immagini e le parole che quella materia porta con sé.

Questa volta il filo conduce al nord del Kenya, dove le donne Samburu raccolgono la mirra kua, Commiphora kua, staccando con le dita le gocce che l’albero lascia uscire da solo. Qui la kua non si incide: si prende ciò che la pianta offre, e l’albero resta intero. Per molto tempo questa resina è finita anonima nei sacchi, mescolata a mirre più comuni. Oggi si è iniziato a riconoscerla e a raccoglierla a parte, e quel piccolo gesto di separazione la rende riconoscibile e porta a chi la raccoglie un reddito proprio.

Al naso sorprende chi si aspetta la mirra: al posto del fondo amaro e terroso, note dolci di legno e di vaniglia e un tratto balsamico, quasi vellutato. È parente dell’Omumbiri della Namibia, un’altra Commiphora che porta con sé il gesto delle donne che la raccolgono.

Scopri di più su Materia Viva – e se ami le resine il numero precedente è sul Ramy, una resina del Madagascar.

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