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Cedro atlantico, profumo di casa

Il Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica) è un albero maestoso che cresce nelle regioni montuose del Marocco e dell’Algeria, tra i 1.300 e i 2.000 metri di altitudine. È considerato uno dei più antichi alberi sacri (potremmo per certi versi associarlo al Sandalo, per storia e presenza nella cultura), presente nei templi egizi, nei rituali e nei testi antichi come simbolo di forza, integrità e purificazione.

La sua resina e il suo legno erano usati per imbalsamazioni, protezione, meditazione. Il suo olio essenziale, distillato dal legno, ha un profumo secco, caldo, avvolgente. Ricorda l’interno di una casa antica, il legno di una biblioteca silenziosa, o un tappeto di aghi asciutti sotto i piedi. Non è dolce, non è invadente: è una struttura. Una colonna silenziosa. Una casa verticale.

Il Cedro è geograficamente legato all’Atlante, la catena montuosa da cui prende il nome, ma simbolicamente abbraccia molte civiltà: Fenici, Egizi, Greci, Romani. Sta in bilico tra Oriente e Occidente, tra il Mediterraneo e il deserto. Il suo linguaggio è quello delle civiltà antiche e delle visioni interiori che non si consumano.

Uso il Cedro quando voglio centrarmi senza irrigidirmi, quando sento che serve ordine, ma non controllo. Quando c’è bisogno di togliere il superfluo senza perdere il calore.
Lo annuso spesso al mattino, quando la mente è ancora aperta, oppure quando la stanchezza diventa disorientamento e sento che serve una base, una radice asciutta, un punto fermo; la sua presenza porta una sensazione di casa e può essere unita agli agrumi per una sensazione completa di benessere.

Riflessioni sul femminile sacro

Per me il sacro non è un luogo separato, lontano dalla vita di tutti i giorni. È qualcosa di molto intimo e insieme di molto condiviso: quel punto in cui ciascuno di noi tocca la propria verità più profonda e, proprio lì, si ritrova vicino agli altri. È una coscienza che include, non una che separa.

Il femminile ha un suo modo particolare di abitare questo spazio. Passa dal cuore, dal corpo, dalle emozioni, dalle relazioni. Passa da un’intelligenza sensoriale che spesso arriva prima delle parole. E ha un luogo d’elezione, che è la casa.

Hestia, il fuoco al centro della casa

Mi ha sempre colpito Hestia, la dea greca del focolare. Era così essenziale che quasi non la si rappresentava: la si riconosceva nel fuoco acceso al centro della casa. Una presenza contenuta, quieta, che teneva insieme lo spazio domestico e lo spazio interiore.

Dove c’era Hestia, la casa diventava un tempio. I gesti di ogni giorno, se fatti con attenzione e riverenza, diventavano piccoli riti. Le preghiere, le nascite, i passaggi, i lutti trovavano lì il loro posto naturale. È questo che chiamo il sacro ordinario: una storia personale che è insieme umana e santa. Ed è anche per questo che amo i profumi del sacro, le resine, gli incensi, le essenze che da millenni accompagnano questi momenti.

Le stagioni della vita

In tanti anni di lavoro ho accompagnato persone in momenti molto diversi: giovani che costruivano la propria identità professionale, donne che si preparavano al matrimonio o alla maternità, persone che attraversavano una separazione o si riprendevano da ferite profonde, volontari di hospice che stavano accanto a chi si congedava dalla vita.

Ho imparato che la vita non procede a pezzi, una fase dopo l’altra, ma come un continuum. Ogni parte di noi ha bisogno del suo tempo per esprimersi, e questo tempo si capisce più con il corpo e con le emozioni che con la testa.

La fragilità come saggezza

Viviamo in un tempo che chiede di essere sempre efficienti, performanti, invulnerabili. Così, poco alla volta, togliamo spazio alla fragilità: al mistero, alla vulnerabilità, alla complessità delle emozioni. E insieme alla fragilità perdiamo anche i doni che porta con sé.

Il femminile sacro va nella direzione opposta: restituisce dignità alla fragilità. Non la tratta come una debolezza da correggere, ma come una forma di saggezza che apre alla delicatezza, all’intimità, alla comprensione sottile delle cose. Non si tratta di andare oltre la nostra umanità, ma di abbracciarla tutta.

Il profumo come focolare

Per questo il profumo è per me uno strumento così prezioso. Tocca insieme la memoria più antica e il corpo nel momento presente, e in un istante ci riporta lì, davanti a quel piccolo fuoco interiore che Hestia custodiva (se risuoni con questo approccio, prendi in considerazione il corso online di Aromaterapia emozionale, o quello di Profumeria botanica).