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Materia Viva n.7 — La menta di Mitcham

Ogni numero di Materia Viva nasce da una materia aromatica e la segue come si seguirebbe una traccia: non solo il profumo, ma il paesaggio, la storia, i gesti, le immagini e le parole che quella materia porta con sé.

mitcham olio essenziale di menta piperita

Questa volta il filo conduce alla menta piperita Black Mitcham (Mentha × piperita), la varietà nata nei campi di Mitcham, a sud di Londra, dove per due secoli la coltivazione della menta ha segnato il paesaggio, il lavoro e persino i nomi delle strade. Una pianta dal destino singolare: essendo un ibrido sterile, non produce seme fertile e si propaga soltanto per talea. Ogni pianta di Black Mitcham è, di fatto, la continuazione vivente di uno stesso individuo — un filo verde ininterrotto che attraversa i secoli e le guerre.

Il nuovo numero della ezine Materia viva attraversa i campi di Mitcham e la loro memoria, le distillerie inglesi, il salvataggio di questa varietà durante la Prima guerra mondiale, esplorando una storia e una pianta che riserva tante sorprese.

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Quando il profumo si lascia ascoltare – tra profumo e suono

In un laboratorio recente è successa una cosa che porto ancora con me. Le materie erano sul tavolo — qualche resina, un legno, un fiore — e mentre passavano di mano in mano ho sentito che nella stanza stavamo ascoltando. Ogni essenza entrava con un suo registro, e tra una e l’altra si apriva qualcosa che somigliava a un accordo: qualcosa con la nitidezza di una frase, un disegno, una direzione, un timbro che si poteva riconoscere.

Mi è rimasta addosso l’impressione che il profumo, certe volte, sia proprio una musica. E che, come la musica, si possa comporre insieme.

C’è una tradizione, in Giappone, che pratica questa cosa da secoli e le ha dato un nome preciso. Si chiama Kodo, la via dell’incenso, e quando si avvicina al naso un legno aromatico si dice Monko: ascoltare l’incenso. Il verbo è quello dell’udito. Chi ascolta un profumo entra in relazione con una presenza che si dispiega nel tempo, esattamente come si fa con un suono.

Anche la profumeria occidentale ha preso le sue parole dalla musica. Diciamo “note” — di testa, di cuore, di fondo — perché un profumo si apre, si svolge e lascia un fondo, come una frase ha un attacco, un corpo e una coda. E diciamo “accordo” per più essenze che, combinate, suonano come una cosa sola: tre suoni tenuti insieme generano qualcosa che nessuno dei tre possedeva da solo.

Forse è per questo che certe esperienze olfattive arrivano come musica. Quando le materie sono vive — resine, legni, fiori che conservano la loro voce — e le si incontra in un piccolo gruppo, con il tempo necessario, succede qualcosa che assomiglia a fare musica da camera. Ognuno tiene la sua nota, prova un suo accostamento, e a un certo punto nella stanza si forma una risonanza condivisa: come quando qualcuno tiene una nota e gli oggetti intorno cominciano, piano, a vibrare con lei.

Il naso, in quei momenti, ascolta. E ascoltando compone.