Archivi categoria: Aromaterapia

Aromaterapia e ansia, le essenze come benessere tangibile

L’ansia parla la lingua dei pensieri che girano su se stessi – scenari che si moltiplicano nella mente, mentre il corpo resta lì, in attesa di qualcosa a cui aggrapparsi davvero.

È qui che entra in scena la materia. Una goccia di lavanda, di petit grain, di bergamotto hanno un peso, una temperatura, un profumo che si dispiega nel tempo; è qualcosa he si respira, presente qui e ora, mentre il pensiero continua a rimuginare altrove. La camomilla, l’arancio dolce, la maggiorana parlano direttamente al corpo, arrivano prima che la mente abbia il tempo di raccontarsi qualcosa sopra.

Accendere il diffusore con un’essenza che risuona con noi, respirarla ogni volta che serve: un punto fermo semplice, quasi silenzioso, in mezzo al rumore dei pensieri. Sono gesti che hanno trovato posto anche in ambito hospice, dove l’olfatto è un modo di prendersi cura dell’ambiente e di chi ci lavora.

Praticare l’aromaterapia emozionale significa offrire a noi stessi proprio questo: una materia precisa, reale, a cui affidarsi mentre il corpo -e l’anima- si distendono.

L’aromaterapia emozionale accompagna il benessere e la consapevolezza sensoriale; per un disagio ansioso significativo, il riferimento resta il professionista sanitario o lo specialista di salute mentale.

Materia Viva n.9 — Il fiume Wandle

Ogni numero di Materia Viva nasce da una materia aromatica e la segue come si seguirebbe una traccia: non solo il profumo, ma il paesaggio, la storia, i gesti, le immagini e le parole che quella materia porta con sé.

river wandle mitcham UK

Questa volta il filo conduce a un fiume: il Wandle, nove miglia d’acqua che scendono dalle colline a sud di Londra fino al Tamigi. Nasce dal gesso, e questo spiega tutto il resto — la pioggia filtra per mesi dentro la roccia porosa e riemerge come sorgente, fredda e limpida in ogni stagione.

Su quell’acqua si è costruito un intero distretto di mestieri. I prati umidi lungo il fiume ospitavano la menta e la camomilla, la lavanda cresceva più in là dove il terreno si fa ghiaioso, e gli stessi alambicchi distillavano l’una e l’altra. Più a valle i mulini macinavano tabacco per il tabacco da fiuto. E a Merton Abbey William Morris trasferì tutta la sua produzione nel 1881, dopo aver fatto analizzare l’acqua del fiume per accertarsi che fosse adatta alla stampa con i colori vegetali.

È una storia di acqua e di mani. Di una sola corrente che, lungo nove miglia, ha permesso a mestieri diversi di esistere — agricoltori, distillatori, tintori — con una risorsa naturale dall’acqua cristallina.

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