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Ecate, o della necessità di ritrovare il proprio spazio sacro

La figura di Ecate nella mitologia greca è una figura complessa, perchè arcaica e “trivia”. Ecate è legata per parentela stretta ad Artemide e Apollo ed è una dea lunare, portatrice di fiaccola e associata al cane e al lupo.

Spesso veniva collocata un’immagine di Ecate alle porte e davanti ai trivii, alle strade che si diramavano in più direzioni. Simbolicamente, potremmo così pensare che vi fosse una sacralità in ogni via, in ogni strada da prendere, e che davanti ad una scelta, servisse una “benedizione”.

Il suo aspetto legato al numero tre è qualcosa di ancestrale e difficilmente comprensibile con la nostra mente attuale; il tre è numero che compare in ogni tradizione conosciuta, ed è sempre sacrale, sempre divino (“la trinità”). Ecco che Ecate allora, divinità dei tre mondi (divinità ctonia, celeste, e marina) ci porta verso un femminile totale e antico (in termini archetipali – quindi un femminile che è sia della donna che dell’uomo). Associata come dicevamo alla Luna, Ecate spesso ha rapporti amorosi con esseri marini. La Luna non influenza le maree? Gli antichi forse spiegavano così le loro intuizioni sulla natura.

mitologia di Ecate

 

[image: Richard Cosway – http://www.britishmuseum.org]

Leggendo questa divinità come un nostro aspetto psichico, ecco che la nostra parte lunare influenza le nostre emozioni; ed essa è così profonda che può percepire un senso di unità al di là delle strade prese (le tre vie). Cosa curiosa, Iris, divinità messaggera, aveva il culto nell’isola di Ecate, vicino a Delo; Iris era un “angelo”, cioè una messaggera, e non è difficile pensare al fatto che la nostra parte lunare, psichica, sia per noi una messaggera (vedi ad esempio la dimensione dei sogni).

L’aspetto trivio di Ecate non era solo la possibilità di percepire un’unità al di là delle diverse strade intraprese; era anche l’espressione di una totalità, del fatto che questa dimensione psichica, interiore, potesse comprendere in sè la vita di tutte le dimensioni, quella quotidiana, quella profonda, e quella celeste. Ecate forse è una delle rappresentazioni più piene di un femminile psichico che può comprendere in sè la totalità della vita. Essa vive in una grotta e porta una fiaccola: in questo, ampliando il simbolo, potremmo vedere l’immagine di una sacerdotessa, che sceglie un ritiro per prendersi cura di questo fuoco interiore che è anche fuoco che illumina. Sarà lei infatti ad aiutare Demetra, disperata e “senza direzione”, a ritrovare la propria figlia Persefone, dandole le prime notizie per ritrovare la figlia scomparsa; e a lei erano devote le Sibille, donne oracolari che davano responsi e che si ispiravano tramite la sua figura e quella di Apollo.

Detto questo, Ecate non vive in un ritiro costante, anzi; però la sua dimora (la grotta) sembra dirci che abbiamo bisogno di “ritirarci” per entrare in contatto con noi stessi, nel nostro profondo, laddove possiamo percepire un profondo senso di unità e trovare allo stesso tempo la nostra strada individuale.

Ricordiamo a questo proposito, che oli essenziali quali il Bergamotto e il Cipresso possono aiutare questa interiorizzazione; nel primo troviamo un aspetto composto e gioioso, un voler stare da soli con un sorriso; mentre nel secondo troveremo una dimensione fortemente introversa, una profondità che in alcuni momenti può essere utile se tutto quello che ci gira intorno è troppo per noi in questo momento.

Ecate era una figura mitologica ampia e capace di agire “in tutti i mondi”, terra, cielo, mare. Ecco che la sua dimensione fortemente interiorizzante in realtà ci dice che contattando profondamente noi stessi, siamo liberi di muoverci nel mondo.

 

Tra le Montagne di Poletti: Quando l’Aromaterapia Incontra la Saggezza Alpina

Due workshop in Valle d’Aosta mi hanno regalato un’esperienza inaspettata: insegnare aromaterapia nel territorio che Aldo Poletti aveva eletto a sua dimora di ricerca. Non conoscevo la sua storia quando accettai l’invito, ma durante quei giorni tra Aosta e le montagne circostanti, ho incontrato persone che portavano ancora viva la memoria del naturalista che negli anni ’80 aveva “riscoperto” gli oli essenziali nella medicina domestica italiana.

L’Incontro con Maria, la Figlia del Pioniere

Conoscere Maria Poletti è stato come aprire un archivio vivente. Mentre preparavo i miei workshop sui profumi sacri e l’aromaterapia contemporanea, lei mi raccontava di un padre che sperimentava gli oli essenziali su se stesso prima di consigliarli ad altri – un principio di responsabilità che ho sempre considerato fondamentale nel mio lavoro.

“Papà diceva che non si può osservare una pianta senza sapere come è fatta fuori e dentro, i suoi principi attivi, perché cresce in un luogo e non altrove,” mi spiegava Maria. Quella frase ha illuminato qualcosa che avevo sempre sentito ma mai formulato così chiaramente: l’aromaterapia autentica richiede un rapporto di intimità con le piante, non solo di utilizzo.

La Differenza tra Tradizione e Moda

Durante i workshop, incontrando persone che avevano stimato Poletti, ho compreso meglio la differenza tra chi ha costruito l’aromaterapia italiana su basi solide e chi oggi la cavalca come trend. Poletti proveniva dalla cultura contadina autentica – quella che usava le piante per necessità, non per filosofia – ma l’aveva evoluta attraverso studio rigoroso e sperimentazione metodica.

Questo mi ha fatto riflettere sulla mia stessa formazione: come lui, sono arrivata all’aromaterapia attraverso un percorso non convenzionale, ma sempre con l’ossessione per la precisione e il rispetto per la complessità delle essenze. La valle d’Aosta, con la sua natura così potente e selvaggia, sembrava il luogo perfetto per comprendere che l’aromaterapia seria nasce dal territorio, non dai libri.

Le Montagne Come Maestri Silenziosi

Insegnare circondati dalle Alpi che Poletti aveva studiato per decenni mi ha offerto una prospettiva nuova sul mio lavoro. Le piante alpine hanno una concentrazione di principi attivi superiore rispetto a quelle di pianura – un adattamento alla durezza del clima che produce essenze di qualità straordinaria. È come se la montagna insegnasse per prima cosa la resilienza, e poi la generosità.

Durante uno dei workshop, mentre spiegavo le proprietà dell’olio essenziale di abete bianco, ho sentito di stare continuando una conversazione iniziata da Poletti decenni prima. Non per imitazione, ma per quella strana continuità che si crea quando diverse generazioni di ricercatori si trovano ad amare gli stessi territori e le stesse piante.

Il Messaggio che Ho Portato a Casa

L’esperienza valdostana mi ha confermato qualcosa che sospettavo da tempo: l’aromaterapia contemporanea ha bisogno di ritrovare le radici nella saggezza popolare, ma senza perdere il rigore che la ricerca moderna può offrire. Poletti aveva incarnato perfettamente questa sintesi, trasformando la “medicina dei contadini” in metodologia scientifica.

Tornando dai miei workshop, portavo con me una certezza nuova: il rispetto per i pionieri non significa replicare i loro metodi, ma comprendere il loro spirito di ricerca e applicarlo alle sfide contemporanee. La valle d’Aosta mi aveva insegnato che ogni territorio ha la sua aromaterapia, e ogni epoca la sua responsabilità nell’evolverla.

L’Eredità Vivente

Oggi, quando utilizzo gli oli essenziali nel mio lavoro corporate o nelle sessioni individuali, penso spesso a quella frase di Poletti sulla necessità di “conoscere guardando e capendo.” È un principio che ho fatto mio: prima di proporre un’essenza, devo aver stabilito con lei un rapporto personale, devo averne compreso non solo le proprietà chimiche ma anche l’energia sottile.

L’aromaterapia non è una raccolta di ricette ma un’arte di relazione – con le piante, con le persone, con i territori che ci ospitano. I giorni in valle d’Aosta me lo hanno ricordato attraverso la memoria vivente di un uomo che aveva trasformato l’amore per la natura in servizio per l’umanità.