A marzo c’è un momento in cui l’aria cambia. Le giornate si allungano di poco, la luce torna obliqua e dorata nel tardo pomeriggio, e il corpo sente che è ora di qualcosa. A volte il nome di quel qualcosa arriva più tardi.
Molti passaggi della vita hanno questa stessa qualità: una parte di noi si è già mossa, un’altra abita ancora la forma di prima.
In questi momenti mi ritrovo a tornare, quasi per istinto, alle resine. Olibano, mirra, benzoino. Materie antichissime, usate in ogni latitudine nei riti di passaggio, nelle cerimonie, negli spazi di preghiera. C’è qualcosa di rassicurante nel fatto che l’essere umano, in ogni epoca, abbia cercato nel fumo e nel profumo un modo per attraversare le soglie.
Il naso come organo di ascolto
L’olfatto raggiunge il corpo prima delle parole. Per questo una resina può dare un nome a ciò che la mente sta ancora cercando di dire: un bisogno di radicamento, di protezione, di morbidezza, di spazio. Il naso è un organo di percezione sottile, e l’aromaterapia emozionale nasce da questa fiducia: la materia giusta è quella che, in quel momento, entra in relazione con noi.
Avvicinare una resina al naso. Lasciare che il respiro prenda il suo tempo. Osservare che cosa si muove, dove si posa l’attenzione, quale qualità cerco oggi. Bastano pochi minuti al giorno per trasformare il passaggio in un’esperienza che si può attraversare con presenza.
Aromaterapia emozionale è il mio corso online per incontrare gli oli essenziali e le resine come compagni dell’ascolto, nei passaggi di ogni stagione.
