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Radici di presenza – Il Vetiver tra India e Madagascar

Il Vetiver è un’erba tropicale le cui radici si estendono fino a tre metri nel terreno, creando una rete naturale di stabilità. A me piace in particolare il Vetiver del Madagascar, una presenza densa, quasi viscosa, che parla di terra ricca e tempo lento.

Il Madagascar regala a questa essenza una profondità che ho raramente incontrato in altre provenienze. Non è solo terroso – apre il respiro. Ha il calore umido del suolo tropicale dopo la pioggia, ma anche quella dolcezza sottile che sa di luoghi incontaminati.

In India viene chiamato khus e usato da secoli per rinfrescare gli spazi sacri. In Africa le sue radici proteggono i terreni dalle erosioni. Ma quello che mi colpisce del Vetiver malgascio è come riesca a essere insieme protettivo e accogliente – una caratteristica rara.

Chi conosce il Vetiver sa che ogni provenienza racconta una storia diversa. Il Vetiver indiano, quello tradizionale del Rajasthan e del Kerala, ha un carattere più asciutto, quasi polveroso, con note che sanno di spezie e terra arsa dal sole. È un profumo che parla di deserti e monsoni, di templi antichi dove l’aria è densa di incenso.
Il Vetiver del Madagascar invece respira diversamente: è più morbido, più avvolgente, e cresce anche ad altitudini che ne affinano la composizione chimica, rendendolo più rotondo e meno affumicato.
Anche Haiti e Java producono Vetiver, e in particolare quello di Haiti è considerato pregiato con note di legno umido e tabacco.

Il Vetiver appartiene a quella famiglia di profumi che portano raccoglimento, presenza, pienezza radicante. È come se il suo profumo ricordasse al corpo che si può stare, semplicemente.
Dalle tradizioni orientali sappiamo che agisce sul primo chakra, e possiamo accorgercene annusandolo e portando attenzione al nostro corpo: i piedi appoggiano meglio a terra, il respiro trova un ritmo organico, la mente si quieta.
Nei momenti di dispersione, quando tutto sembra accelerare intorno a noi, una goccia sui polsi diventa un piccolo ancoraggio. Una presenza amica per chi cerca radicamento e presenza.

Trent’anni di cammino sensibile

Quando scesi dall’aereo e mi resi conto di essere arrivata in Brasile, fu una grande emozione. Era il 1997, e quella decisione era maturata dopo due anni di frequentazione con persone che si occupavano di sciamanesimo. Andavo a Bahia per conoscere più da vicino le tradizioni ancestrali come cura dell’anima, in rituali che erano semplici e disponibili a tutti.

L’incontro con quella sensibilità, le tradizioni ancestrali e l’attenzione amorevole per la natura mi permise di fare esperienza degli oli essenziali, delle resine e dei profumi come messaggeri di una saggezza antica che parlava direttamente al corpo e all’anima.

Al ritorno in Italia, l’incontro con un naturopata che conosceva profondamente l’aromaterapia mi aprì nuove prospettive di integrazione. Le essenze che avevo scoperto in Brasile iniziarono a intrecciarsi nella mia pratica con il massaggio ayurvedico e gli studi di filosofia che stavo portando avanti all’università. Era l’inizio di una sintesi unica: corpo, mente e spirito attraverso il linguaggio olfattivo, dove ogni olio essenziale diventava un ponte tra saggezza antica e applicazione contemporanea.

Massaggio ayurvedico e aromaterapia diventavano sempre più presenti nella mia vita, permettendomi di fare approfondimenti in India e in Perù che arricchirono ulteriormente la mia comprensione delle tradizioni curative. Intorno al 2000 mi trasferii a Milano, dove per mantenermi lavoravo in un ufficio di assicurazione durante il giorno, mentre la sera e nei weekend sviluppavo le mie pratiche e iniziavo a insegnare. Era una doppia vita necessaria: il lavoro tradizionale garantiva la stabilità economica, la passione per le essenze nutriva l’anima e costruiva lentamente una professione autentica.

Ad un certo punto il mio corpo mi segnalò che non potevo sostenere sia il lavoro di ufficio che la mia pratica ayurvedica e aromaterapica. Una sera, ascoltando il mio disagio fisico, decisi: se qualcosa andava lasciato da parte, era il lavoro di otto ore al giorno. Considerando che abitavo da sola con la mia gatta a Milano, fu una scelta coraggiosa. A volte, il corpo ci insegna che cosa è importante.

Dopo quella scelta, tutta una serie di eventi mi portò all’insegnamento del massaggio ayurvedico unito all’aromaterapia, e successivamente, nell’arco di diversi anni, a concentrarmi solo sull’aromaterapia, come strumento di ascolto e di senso. Le essenze rivelavano la loro vera natura: non solo profumi o rimedi, ma linguaggi sottili capaci di aprire dialoghi tra corpo, emozione e intuizione. Era l’inizio di una comprensione più profonda del potere comunicativo del profumo e degli oli essenziali.

Nei venti anni che ho vissuto a Milano, ho potuto così sviluppare un mio metodo autentico, che unisce sensibilità e lettura simbolica delle essenze. Questo metodo ha trovato applicazione in workshop di gruppo, sia in eventi privati che eventi aziendali, in quanto il profumo botanico può essere strumento di facilitazione di relazione e comunicazione. Il corso online di Aromaterapia emozionale e il corso online di Profumeria botanica sono nati successivamente, e rimangono in costante aggiornamento per offrire un punto di vista che unisca tradizione e contemporaneità.

Oggi, dopo trent’anni di cammino sensibile, l’aromaterapia che pratico non è più solo una disciplina personale ma un ponte tra tradizioni millenarie e necessità contemporanee. Gli sciamani che conobbi nel 1997, i corsi online e gli eventi privati di oggi condividono la stessa intuizione: il profumo autentico crea connessione umana.