L’arancio amaro al primo respiro è un agrume che ricorda altre essenze della stessa famiglia: luminoso, aperto. Poi arriva la sua firma: una nota amaricata, quasi verde, che resta in fondo come la scorza quando la pieghi tra le dita. È questo che lo separa dall’arancio dolce, che è tutto rotondo e solare. L’amaro ha una nota di contrasto che gli dà carattere.
Un albero, tre essenze
Dalla stessa pianta nascono tre oli essenziali diversi:
- dalla buccia, l’olio essenziale di arancio amaro, fresco e un po’ pungente;
- dalle foglie, il petit grain bigarade, verde, legnoso, più quieto;
- dai fiori, il neroli, la parte più preziosa, luminosa e intima insieme.
Annusarli uno dopo l’altro è come salire lungo l’albero: dalla scorza alla foglia, fino al fiore. Non a caso la profumeria li ama da secoli. Insieme danno ampiezza a una composizione, e ciascuno racconta una parte della stessa pianta. Lo stesso amaro, del resto, è finito anche nei liquori, a cominciare dal Curaçao.
In casa
Nel diffusore bastano poche gocce. In una stanza di quindici metri quadrati ne servono 4 o 5. Per ambienti grandi, meglio due diffusori che uno solo spinto al massimo. La nota amaricata alleggerisce l’aria, e io la trovo particolarmente giusta nei pomeriggi pesanti, quando serve una boccata di chiarezza senza agitazione.
Se lo usi sulla pelle, ricorda che è fotosensibilizzante: niente sole sulle zone trattate per diverse ore.
La nota amara ha una sua intelligenza: risveglia, mette in ordine, riporta al centro. Forse è per questo che l’arancio amaro, nel lavoro con le emozioni, è un alleato così discreto e così preciso; se risuoni con questo tipo di lettura, puoi prendere in considerazione il corso online di Aromaterapia emozionale, o quello di Profumeria botanica, sulla creatività olfattiva.