Ieri, durante l’OpenAI DevDay, l’intelligenza artificiale ha acquisito un piccolo corpo fisico.
Era un robot programmabile, un’anteprima concessa in prestito da Hugging Face. Riusciva a vedere il pubblico, a creare un’immagine, a rispondere a una voce e a muoversi nello spazio fisico. La dimostrazione univa visione, generazione di immagini e interazione vocale in tempo reale. Il robot aveva un nome. Si chiamava Lavender, Lavanda. Per chi lavora da molti anni con piante e materie aromatiche, era difficile non fermarsi proprio lì.
Perché Lavender?
Forse esiste una risposta semplice, i nomi si scelgono per le ragioni più diverse, ma i nomi stessi arrivano anche portando con sé storie proprie.
La lavanda vive accanto agli esseri umani da secoli. Nei giardini, nelle case, negli armadi della biancheria, nei bagni, nei rimedi e nei profumi, ha accompagnato i gesti del lavare, del prendersi cura, del profumare, del calmare e del conservare. La sua storia culturale è inseparabile dal corpo e dalla vita domestica.
E ora quel nome era stato dato a una macchina. Non a un software invisibile, ma a una piccola creatura fisica attraverso cui l’intelligenza artificiale poteva guardare, ascoltare, rispondere e agire nel mondo materiale.
L’accostamento è diventato ancora più interessante per quello che è successo dopo. Verso la fine del keynote, il linguaggio è cambiato. Un breve film ha celebrato “i costruttori”, “i nuovi artisti” e “i creatori del nostro tempo”, parlando non solo di capacità tecnica ma di intuizione, di creazione e di cose che vivono, cambiano e si muovono con noi.
Si è parlato anche di un nuovo Rinascimento: una tecnologia che dia alle persone maggior potere sulla propria vita e più strumenti per creare, imparare, scoprire e ampliare la conoscenza.
E così mi è venuto da pensare al piccolo robot chiamato Lavender. La lavanda appartiene a un vocabolario antico della vita umana: corpo, percezione, cura, profumo, memoria, gesto domestico. L’intelligenza artificiale appartiene a un vocabolario che è ancora in via di scrittura.
E tra la Lavanda e l’IA potrebbe esserci una risonanza: una domanda condivisa sulla consapevolezza, e su ciò che può aiutarci a vivere in modo più cosciente e più sereno.