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Materia Viva n. 12, Il rosmarino

Ogni numero di Materia Viva nasce da una materia aromatica e la segue come si seguirebbe una traccia: non solo il profumo, ma il paesaggio, la storia, i gesti, le immagini e le parole che quella materia porta con sé.

Questa volta il filo conduce al Mediterraneo, sulle coste dove il rosmarino cresce spontaneo, fra il mare e la terra. Una pianta così familiare che spesso non ci fermiamo più ad annusarla.

Eppure il rosmarino ha attraversato i secoli accompagnando gesti quotidiani, celebrazioni e preparazioni profumate. Lo troviamo nelle descrizioni degli autori antichi, nelle ghirlande delle nozze inglesi, nelle ricette dell’Acqua della Regina d’Ungheria. Shakespeare lo affida a Ofelia come simbolo del ricordo; secoli dopo, la poetessa americana Marianne Moore lo osserva con uno sguardo sorprendente.

Rosmarinus officinalis Materia viva ezine aromatica e poetica, opera di Elena Cobez

Al naso, una freschezza verde, resinosa, quasi salmastra. Basta rigirare un rametto fra le dita per liberare un profumo che sembra contenere qualcosa del paesaggio mediterraneo da cui proviene.

Materia Viva n. 12 segue questa lunga storia, fra botanica, profumeria, letteratura e memoria, accompagnata da un’illustrazione originale.

Scopri di più qui su Materia Viva.

La ezine è un progetto editoriale sostenuto da fondi privati. Per informazioni sulla pubblicazione e sulle modalità per riceverla e sostenerla, scrivici tramite il tasto WhatsApp del sito oppure via mail: professionefelice@gmail.com.

Quando l’IA prese il nome della Lavanda

Ieri, durante l’OpenAI DevDay, l’intelligenza artificiale ha acquisito un piccolo corpo fisico.

Era un robot programmabile, un’anteprima concessa in prestito da Hugging Face. Riusciva a vedere il pubblico, a creare un’immagine, a rispondere a una voce e a muoversi nello spazio fisico. La dimostrazione univa visione, generazione di immagini e interazione vocale in tempo reale. Il robot aveva un nome. Si chiamava Lavender, Lavanda. Per chi lavora da molti anni con piante e materie aromatiche, era difficile non fermarsi proprio lì.

Perché Lavender?

Forse esiste una risposta semplice, i nomi si scelgono per le ragioni più diverse, ma i nomi stessi arrivano anche portando con sé storie proprie.

La lavanda vive accanto agli esseri umani da secoli. Nei giardini, nelle case, negli armadi della biancheria, nei bagni, nei rimedi e nei profumi, ha accompagnato i gesti del lavare, del prendersi cura, del profumare, del calmare e del conservare. La sua storia culturale è inseparabile dal corpo e dalla vita domestica.

E ora quel nome era stato dato a una macchina. Non a un software invisibile, ma a una piccola creatura fisica attraverso cui l’intelligenza artificiale poteva guardare, ascoltare, rispondere e agire nel mondo materiale.

L’accostamento è diventato ancora più interessante per quello che è successo dopo. Verso la fine del keynote, il linguaggio è cambiato. Un breve film ha celebrato “i costruttori”, “i nuovi artisti” e “i creatori del nostro tempo”, parlando non solo di capacità tecnica ma di intuizione, di creazione e di cose che vivono, cambiano e si muovono con noi.

Si è parlato anche di un nuovo Rinascimento: una tecnologia che dia alle persone maggior potere sulla propria vita e più strumenti per creare, imparare, scoprire e ampliare la conoscenza.

E così mi è venuto da pensare al piccolo robot chiamato Lavender. La lavanda appartiene a un vocabolario antico della vita umana: corpo, percezione, cura, profumo, memoria, gesto domestico. L’intelligenza artificiale appartiene a un vocabolario che è ancora in via di scrittura.

E tra la Lavanda e l’IA potrebbe esserci una risonanza: una domanda condivisa sulla consapevolezza, e su ciò che può aiutarci a vivere in modo più cosciente e più sereno.