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Trent’anni di cammino sensibile

Quando scesi dall’aereo e mi resi conto di essere arrivata in Brasile, fu una grande emozione. Era il 1998, e quella decisione era maturata dopo due anni di frequentazione con persone che si occupavano di sciamanesimo. Andavo a Bahia per conoscere più da vicino le tradizioni ancestrali come cura dell’anima, in rituali che erano semplici e disponibili a tutti.

L’incontro con quella sensibilità, le tradizioni ancestrali e l’attenzione amorevole per la natura mi permise di fare esperienza degli oli essenziali, delle resine e dei profumi come messaggeri di una saggezza antica che parlava direttamente al corpo e all’anima.

Al ritorno in Italia, l’incontro con un naturopata che conosceva profondamente l’aromaterapia mi aprì nuove prospettive di integrazione. Le essenze che avevo scoperto in Brasile iniziarono a intrecciarsi nella mia pratica con il massaggio ayurvedico e gli studi di filosofia che stavo portando avanti all’università. Era l’inizio di una sintesi unica: corpo, mente e spirito attraverso il linguaggio olfattivo, dove ogni olio essenziale diventava un ponte tra saggezza antica e applicazione contemporanea.

Massaggio ayurvedico e aromaterapia diventavano sempre più presenti nella mia vita, permettendomi di fare approfondimenti in India e in Perù che arricchirono ulteriormente la mia comprensione delle tradizioni curative. Intorno al 2000 mi trasferii a Milano, dove per mantenermi lavoravo in un ufficio di assicurazione durante il giorno, mentre la sera e nei weekend sviluppavo le mie pratiche e iniziavo a insegnare. Era una doppia vita necessaria: il lavoro tradizionale garantiva la stabilità economica, la passione per le essenze nutriva l’anima e costruiva lentamente una professione autentica.

Ad un certo punto il mio corpo mi segnalò che non potevo sostenere sia il lavoro di ufficio che la mia pratica ayurvedica e aromaterapica. Una sera, ascoltando il mio disagio fisico, decisi: se qualcosa andava lasciato da parte, era il lavoro di otto ore al giorno. Considerando che abitavo da sola con la mia gatta a Milano, fu una scelta coraggiosa. A volte, il corpo ci insegna che cosa è importante.

Dopo quella scelta, tutta una serie di eventi mi portò all’insegnamento del massaggio ayurvedico unito all’aromaterapia, e successivamente, nell’arco di diversi anni, a concentrarmi solo sull’aromaterapia, come strumento di ascolto e di senso. Le essenze rivelavano la loro vera natura: non solo profumi o rimedi, ma linguaggi sottili capaci di aprire dialoghi tra corpo, emozione e intuizione. Era l’inizio di una comprensione più profonda del potere comunicativo del profumo e degli oli essenziali.

Nei venti anni che ho vissuto a Milano, ho potuto così sviluppare un mio metodo autentico, che unisce sensibilità e lettura simbolica delle essenze. Questo metodo ha trovato applicazione anche in ambiti di team building, in quanto il profumo botanico può essere strumento di facilitazione di relazione e comunicazione. Dal dialogo individuale con le fragranze si è aperta naturalmente la strada verso il dialogo collettivo, dove gli oli essenziali diventano mediatori di comprensione reciproca e scoperta di linguaggi comuni.

Oggi, dopo trent’anni di cammino sensibile, l’aromaterapia che pratico non è più solo una disciplina personale ma un ponte tra tradizioni millenarie e necessità contemporanee. Gli sciamani che conobbi nel 1996 e i team building di oggi condividono la stessa intuizione: il profumo autentico crea connessione umana. Il dialogo continua, attraverso nuove forme – dai Cerchi online ai Quaderni, strumenti di consapevolezza – sempre con la stessa bussola: sviluppare un ascolto sensibile, coltivare il dialogo in un’ottica di rispetto e cura.