La Cinnamosma fragrans è un arbusto sempreverde che cresce soltanto in Madagascar, soprattutto nelle foreste secche del nord-ovest. Appartiene alla famiglia delle Canellaceae, parente lontana della cannella, e arriva fino a cinque metri di altezza. Sull’isola la chiamano saro, oppure mandravasarotra: un nome che le fonti traducono come “ciò che tiene lontane le cose cattive”. Già nel nome c’è tutto il rispetto che le comunità locali le riservano da generazioni, come pianta di casa e di protezione.
L’olio essenziale si distilla dalle foglie. Al naso è fresco e limpido, con una nota balsamica che ricorda l’eucalipto e un cuore speziato, caldo, che rivela la parentela con la cannella. È un profumo che apre, dritto e luminoso.
Nel linguaggio dell’olfatto la protezione ha una forma precisa: è un confine che si sente prima di pensarlo. Il profumo della saro lavora così, come una finestra aperta in una stanza chiusa: l’aria si schiarisce, il respiro scende, e ogni cosa ritrova la sua misura. Per questo la sento vicina all’aromaterapia emozionale, dove l’olfatto accompagna i momenti in cui serve ritrovare un punto fermo, una soglia, un posto sicuro dentro di sé.
La saro racconta anche un Madagascar possibile. Le sue foglie si raccolgono senza abbattere l’albero, e la pianta si rinnova di stagione in stagione. In un’isola dove la foresta arretra ogni anno, una materia che vive di potature è una piccola forma di alleanza fra chi raccoglie e chi cresce. Per questo la tengo tra le materie da seguire: il suo futuro dipende dalla cura con cui la raccogliamo oggi.