Il Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica) è un albero maestoso che cresce nelle regioni montuose del Marocco e dell’Algeria, tra i 1.300 e i 2.000 metri di altitudine. È considerato uno dei più antichi alberi sacri, presente nei templi egizi, nei rituali e nei testi antichi come simbolo di forza, integrità e purificazione.
La sua resina e il suo legno erano usati per imbalsamazioni, protezione, meditazione. Il suo olio essenziale, distillato dal legno, ha un profumo secco, caldo, avvolgente. Ricorda l’interno di una casa antica, il legno di una biblioteca silenziosa, o un tappeto di aghi asciutti sotto i piedi. Non è dolce, non è invadente: è una struttura. Una colonna silenziosa. Una casa verticale.
Il Cedro è geograficamente legato all’Atlante, la catena montuosa da cui prende il nome, ma simbolicamente abbraccia molte civiltà: Fenici, Egizi, Greci, Romani. Sta in bilico tra Oriente e Occidente, tra il Mediterraneo e il deserto. Il suo linguaggio è quello delle civiltà antiche e delle visioni interiori che non si consumano.
Uso il Cedro quando voglio centrarmi senza irrigidirmi, quando sento che serve ordine, ma non controllo. Quando c’è bisogno di togliere il superfluo senza perdere il calore. Lo annuso spesso al mattino, quando la mente è ancora aperta, oppure quando la stanchezza diventa disorientamento e sento che serve una base, una radice asciutta, un punto fermo; la sua presenza porta una sensazione di casa e può essere unita agli agrumi per una sensazione completa di benessere.
Aprirsi alle forze di guarigione di sé non è mai facile, perché questo implica un profondo processo di ri-orientamento. Le forze interne psichiche ed energetiche, attivate in un processo di recupero di sé stessi, chiedono lo sciogliersi di modalità comportamentali, abitudini, e un ri-orientamento e una scoperta di nuovi orizzonti, o nuovi sguardi su persone e cose che abbiamo vicine e che davamo per scontate.
Parte fondamentale del percorso è il sapersi rilassare, e lasciare che nuovi stimoli, spunti, persone entrino nella nostra vita. Non solo, ma affinché accada questo serve energia, fisica e psichica, e qui ognuno saprà trovare le sue fonti. Per me, da sempre queste sorgenti sono i profumi e la musica.
Ho riflettuto a lungo sull’Achillea, pianta che rimanda direttamente ad Achille e alla capacità di curare con le erbe, grazie agli insegnamenti ricevuti da Chirone. Questa pianta dà una sensazione di forza, di sostegno. Trasmette vigore, intensità, e non credo che si possa dire che il suo profumo in Natura sia particolarmente attraente per noi (anche se su questo sappiamo che ognuno ha la sua sensibilità). L’olio essenziale è blu intenso, con quel chamazulene che ritroviamo anche nell’essenza di camomilla blu o di cipresso blu.
Ecco quindi che ci ritroviamo un olio essenziale cicatrizzante e antinfiammatorio, fedele compagno in tutte le situazioni nelle quali la pelle sia da “riparare”. Le proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti possono essere utilizzate versando una goccia di olio essenziale di Achillea in un poco di crema o olio di mandorle, e applicato sulla pelle. Le sue proprietà astringenti sono utilizzate in tutti i casi di eccesso di flusso sanguigno, l’esempio tipico è il ciclo mestruale abbondante. La pianta, a parte l’olio essenziale, può essere bevuta in tisana – per questo possiamo chiedere al nostro erborista una preparazione ad hoc, che avrà anche proprietà antispasmodiche.
Su un piano più simbolico, credo possiamo considerare l’Achillea come pianta e profumo che possa ispirare in noi una “riparazione” con noi stessi, accompagnandoci nei processi di cura delle ferite interiori.
Achillea, photo Alessandro Camoni
Una pianta quindi sia per i momenti difficili in cui è richiesta presenza d’animo, sia quando sentiamo che vecchie ferite sono pronte per essere rimarginate, o semplicemente quando il passato deve diventare veramente passato, cioè non ritornare continuamente nei nostri comportamenti di ogni giorno. È chiaro che ognuno di noi è frutto del suo intero percorso e quindi anche del suo passato, ma spesso siamo impigliati da modalità comportamentali neppure nostre, quanto acquisite. Parte della guarigione personale sta proprio nel prendere consapevolezza di questo e scegliere, scegliere finalmente di avere una nostra modalità, perché ognuno di noi è sia figlio di una tradizione e di una eredità, sia qualcosa di profondamente nuovo. Il nuovo non può emergere senza cicatrizzazioni, il nuovo non può emergere senza Achillea 🙂