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Pepe nero: una spezia del calore raccolto

Ci sono essenze che arrivano in modo inaspettato. Il Pepe nero è una di quelle — lo conosco da anni, lo uso, lo propongo — ma una sera di dicembre, durante un incontro con un gruppo numeroso, è emerso con una forza che non mi aspettavo. Non come spezia da cucina, non come nota piccante in una sinergia. Come protagonista. Come risposta a qualcosa che il gruppo stava cercando senza saperlo nominare.
Quella sera ho capito meglio cosa fa il Pepe nero quando lo si incontra davvero.

Piper nigrum è una liana tropicale, originaria dell’India meridionale, e il suo olio essenziale si ricava per distillazione in corrente di vapore dai grani ancora verdi o essiccati. L’odore sorprende chi si aspetta la cucina: c’è il pepe, sì, quella nota pungente e immediata, ma sotto c’è qualcosa di più caldo, quasi legnoso, con una profondità che non ti aspetti da una spezia. In aromaterapia emozionale il Pepe nero è associato al coraggio — ma non al coraggio eroico, estroversivo, quello che si mostra. Al coraggio interiore. Alla capacità di stare con se stessi quando la luce fuori diminuisce, quando l’anno volge verso il buio e qualcosa chiede di essere guardato. È il fuoco che non brucia, che scalda dal centro senza consumare.

Dal punto di vista chimico è ricco di sesquiterpeni, in particolare beta-cariofillene, che hanno proprietà antinfiammatorie e un’azione documentata sul sistema nervoso autonomo — riduce la reattività allo stress, favorisce un tipo di presenza radicata nel corpo. È anche tonificante circolatorio, il che può essere letto con un senso simbolico preciso: rimette in moto quello che si era bloccato.

I mesi invernali la natura fa esattamente questo — porta dentro, rallenta, prepara. Il Pepe nero può essere l’essenza di questo movimento: la spezia che non scalda la superficie ma il centro, che concentra.
Lo utilizzo in diffusione nelle ore serali di questo periodo, oppure diluito in un olio vettore; è un compagno di cammino proprio nei mesi nei quali c’è piu’ buio, e cerchiamo un calore interno che sia stabile e confortevole.

Respiriamo in modo diverso a seconda se sentiamo gli odori o meno?

[English version – Are breath and smell connected?]

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications [Gorodisky, L., Honigstein, D., Weissbrod, A. et al. Humans without a sense of smell breathe differently. Nat Commun 15, 8809 (2024)] ha scoperto che le persone che possono sentire gli odori respirano in modo diverso da quelle che non lo possono fare. I ricercatori hanno monitorato i modelli respiratori di 31 persone con un olfatto normale e 21 persone nate senza olfatto (anosmia congenita) per 24 ore.

I ricercatori hanno scoperto che le persone con olfatto normale fanno in media 240 “annusate esplorative” in più all’ora rispetto alle persone senza olfatto. Queste sono inalazioni piccole e inconsce che si verificano durante un respiro regolare. Durante il sonno, quando le persone sono meno attente agli odori, queste brevi inalazioni diminuiscono.

Tuttavia, altri fattori come la variazione nel volume dell’inspiro differivano in modo significativo tra i due gruppi, anche durante il sonno. Queste differenze erano tali che i ricercatori sono stati in grado di determinare lo stato dell’olfatto di una persona con un’accuratezza dell’83% semplicemente analizzando la sua modalità respiratoria.

Per chi lavora con i profumi e l’aromaterapia, è da sempre chiaro che il respiro sia intimamente connesso con l’annusare; nei miei percorsi dico spesso che il respiro è in qualche modo un “precursore” dell’olfatto, o che comunque non possiamo pensare l’uno senza l’altro.

Il punto è che la qualità del respiro ha un impatto sul nostro benessere generale, fisico e mentale e questi nuovi studi confermano che la capacità di annusare odori piacevoli amplia il “desiderio di respirare”.

Da una prospettiva più ampia, appare evidente quanto gli odori buoni (per noi) siano un invito a respirare, a prendere aria, a darci cioè spazio per sentire noi stessi e recuperare la nostra sensibilità. E’ una dimensione fisica e interiore imprescindibile per il nostro benessere, e diventa forse ancora più importante adesso che viviamo in continuo contatto con mezzi tecnologici che per quanto fondamentali, richiedono delle pause magari prendendo tra le mani una pianta o un frutto, e dandoci il tempo e lo spazio per sentire il piacere che ne può derivare con tutti i nostri sensi, iniziando dal nostro naso.