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Un Viaggio in Brasile, alla Scoperta della Coscienza Ecologica e Sociale

Salvador de Bahia, 1996

Quando ricevo l’invito da alcune sciamane brasiliane a soggiornare a casa loro a Salvador de Bahia, non immagino di trovarmi di fronte a un modello di integrazione sociale che avrebbe influenzato per sempre la mia comprensione di cosa significhi essere operatori di coscienza nel mondo contemporaneo.

L’Incontro con un Modello Diverso

La prima sorpresa arriva subito: non si tratta di figure ai margini della società, bensì di professioniste pienamente integrate nel tessuto urbano. La sciamana che mi ospita per tre settimane legge i tarocchi in un centro che, per organizzazione e dignità, ricorda più uno studio di psicologi che l’immagine stereotipata di pratiche “alternative”. Spazi puliti, accoglienza professionale, orari definiti.

Il centro frequentato da queste donne rappresenta un ecosistema dove antica saggezza e modernità convivono senza contraddizioni. Qui la guarigione non è relegata a pratiche di nicchia, ma riconosciuta come servizio comunitario essenziale. Le sciamane operano con competenze che spesso includono formazioni universitarie, creando un ponte naturale tra sapere tradizionale e cultura contemporanea.

La Coscienza Ecologica come Fondamento

Quello che osservo va oltre la singola pratica spirituale. È una visione integrata dove la guarigione del pianeta e quella degli esseri umani procedono di pari passo. La coscienza ecologica non è un’aggiunta etica, ma il fondamento stesso dell’approccio terapeutico. La Terra viene vissuta come organismo vivente di cui facciamo parte, e ogni atto di guarigione individuale contribuisce alla salute dell’intero ecosistema.

Questa prospettiva si traduce in pratiche quotidiane: l’uso consapevole delle risorse naturali, la connessione con i cicli della natura, la comprensione del corpo umano come microcosmo del pianeta. Non si tratta di filosofia astratta, ma di metodologia concreta che informa ogni aspetto dell’attività professionale.

L’Accettazione Sociale

I frequentatori abituali del centro mostrano una trasversalità sociale che dimostra che quando le pratiche di coscienza sono offerte con serietà e competenza, anche i settori più tradizionali della società le riconoscono come risorsa preziosa.

Quando le pratiche di cura funzionano, le barriere ideologiche cedono di fronte all’evidenza dei risultati.

Lo Sciamanismo del Quotidiano

Ciò che caratterizza questo modello brasiliano è l’integrazione dello sciamanismo nella vita quotidiana. Non si tratta di weekend intensivi o ritiri occasionali, ma di una presenza costante nel tessuto sociale. Le sciamane vivono nei quartieri, hanno relazioni di vicinato, partecipano alla vita comunitaria mantenendo il loro ruolo di guaritrici.

Questa normalizzazione della funzione sciamanica elimina la drammatizzazione spesso associata alle pratiche spirituali. La guarigione diventa un servizio di prossimità, accessibile e privo di misticismi eccessivi. È forse questa naturalezza a renderla così efficace e socialmente accettata.

Una Lezione di Integrazione

Salvador mi ha insegnato che è possibile essere operatori di coscienza senza marginalizzazione sociale. La chiave sta nell’integrazione: competenza professionale, serietà nell’approccio, rispetto per la comunità di appartenenza. Quando questi elementi sono presenti, anche le pratiche più antiche trovano spazio nella modernità.

Questo modello di coscienza ecologica e sociale offre una via alternativa alla separazione tra spiritualità e mondo ordinario. Dimostra che la guarigione può essere professione riconosciuta, che la coscienza ecologica può informare pratiche concrete, e che la saggezza antica può integrarsi con la cultura contemporanea quando trova le forme appropriate di espressione.

L’esperienza brasiliana rimane per me un riferimento fondamentale: la prova che un mondo dove coscienza, ecologia e società convivono armoniosamente non è utopia, ma realtà tangibile che richiede solo il coraggio di essere vissuta.

Respiriamo in modo diverso a seconda se sentiamo gli odori o meno?

[English version – Are breath and smell connected?]

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications [Gorodisky, L., Honigstein, D., Weissbrod, A. et al. Humans without a sense of smell breathe differently. Nat Commun 15, 8809 (2024)] ha scoperto che le persone che possono sentire gli odori respirano in modo diverso da quelle che non lo possono fare. I ricercatori hanno monitorato i modelli respiratori di 31 persone con un olfatto normale e 21 persone nate senza olfatto (anosmia congenita) per 24 ore.

I ricercatori hanno scoperto che le persone con olfatto normale fanno in media 240 “annusate esplorative” in più all’ora rispetto alle persone senza olfatto. Queste sono inalazioni piccole e inconsce che si verificano durante un respiro regolare. Durante il sonno, quando le persone sono meno attente agli odori, queste brevi inalazioni diminuiscono.

Tuttavia, altri fattori come la variazione nel volume dell’inspiro differivano in modo significativo tra i due gruppi, anche durante il sonno. Queste differenze erano tali che i ricercatori sono stati in grado di determinare lo stato dell’olfatto di una persona con un’accuratezza dell’83% semplicemente analizzando la sua modalità respiratoria.

Per chi lavora con i profumi e l’aromaterapia, è da sempre chiaro che il respiro sia intimamente connesso con l’annusare; nei miei percorsi dico spesso che il respiro è in qualche modo un “precursore” dell’olfatto, o che comunque non possiamo pensare l’uno senza l’altro.

Il punto è che la qualità del respiro ha un impatto sul nostro benessere generale, fisico e mentale e questi nuovi studi confermano che la capacità di annusare odori piacevoli amplia il “desiderio di respirare”.

Da una prospettiva più ampia, appare evidente quanto gli odori buoni (per noi) siano un invito a respirare, a prendere aria, a darci cioè spazio per sentire noi stessi e recuperare la nostra sensibilità. E’ una dimensione fisica e interiore imprescindibile per il nostro benessere, e diventa forse ancora più importante adesso che viviamo in continuo contatto con mezzi tecnologici che per quanto fondamentali, richiedono delle pause magari prendendo tra le mani una pianta o un frutto, e dandoci il tempo e lo spazio per sentire il piacere che ne può derivare con tutti i nostri sensi, iniziando dal nostro naso.