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Implicazioni Neuropsichiche ed Emozionali dell’uso degli Oli essenziali in Cosmesi

Nella nostra società si parla sempre di più di emozioni e contesti emozionali, riscoprendo una parte dell’essere umano che è fondamentale al suo benessere. Il benessere olistico della persona si basa su un rapporto armonico col proprio corpo, le proprie emozioni, la propria mente, e con la propria storia personale. Tutto questo per la maggior parte delle persone è un orizzonte, non una realtà attuale.

L’aromaterapia in questo senso si colloca come uno degli strumenti più adatti al supporto emozionale delle persone, come elemento quotidiano di vita che accompagna nelle diverse fasi di esistenza. Il primo odore che sentiamo è il profumo di nostra madre, e le suggestioni olfattive ricevute nei primi anni di vita (ma anche in seguito) si fissano nel profondo e restano tracce che costituiscono poi il nostro campo di esperienza e il nostro carattere.

Da questo punto di vista l’utilizzo di prodotti cosmetici con gli oli essenziali è uno strumento di benessere multilivello, andando a tonificare e supportare sia la pelle che la psiche. La pelle è superficie non solo fisica ma anche simbolica, laddove avvengono interscambi biochimici ma anche interscambi simbolici (una carezza, un abbraccio, ricevere un massaggio, donare un massaggio, ecc.). La pelle è una superficie attraverso la quale gli oli essenziali possono entrare in contatto con la persona nella sua totalità, supportandola a ricostruire e armonizzare il rapporto che la persona ha con se stessa e con gli altri.

La pelle è uno dei luoghi laddove avvengono più disarmonie e traumi; molte persone soffrono dei più diversi problemi dermatologici. La pelle è un “luogo” simbolico, un confine che può essere goduto o sofferto, a seconda delle esperienze di vita della persona. Ecco che l’applicazione sulla pelle di prodotti che uniscano l’aspetto tattile (texture, consistenza) all’aspetto olfattivo (utilizzo di oli essenziali ad hoc) rappresenta un supporto significativo per la vita di ogni giorno di tutti noi.

Alcuni oli essenziali in particolare donano un quasi immediato miglioramento umorale, mentre agiscono sulla pelle e la tonificano, le restituiscono vitalità e tono. Allo stesso tempo, le essenze vengono percepite anche a livello olfattivo, creando un approccio multilivello che può in breve tempo far percepire dei miglioramenti, sia a livello fisico che a livello emozionale e interiore. In questo modo si configura una idea di bellezza più organica, cioè basata sul risvegliare il potenziale fisico e interiore della persona affinchè la pelle mostri uno stato di benessere più vero e autentico – in tale modo l’aromaterapia diviene uno strumento di supporto alla vita anche attraverso la cosmesi, che facendo parte del nostro quotidiano, può essere letta come “nutrimento” complementare al nutrimento attraverso gli alimenti e al nutrimento che riceviamo dalle esperienze di vita.

[Abstract dell’intervento tenuto al terzo Congresso della Società Italiana di Ricerca sugli Oli essenziali, Roma, 6-8 novembre 2015 – pubblicato sulla rivista Tecniche Mediche Associate, novembre 2015]

Monte Verità, il respiro dello spazio

Nella mia ricerca sensoriale, decisi un giorno di recarmi alla Casa del Tè sul Monte Verità, che avevo conosciuto grazie a delle care amiche svizzere. Andammo insieme per degustare dei tè, e ebbi la possibilità di visitare anche la piccola coltivazione locale.

Fu l’immersione in quello spazio a colpirmi profondamente. Non erano solo i tè – era il respiro stesso del luogo. C’era una qualità dell’aria, una densità diversa che invitava immediatamente a rallentare, ad ascoltare. Lo spazio sembrava respirare con noi, creando una naturale apertura sensoriale.

La cura nei gesti dei proprietari rifletteva la cura che la montagna stessa dedicava a ogni dettaglio: niente affrettato, niente forzato. Ogni movimento aveva il tempo giusto, la precisione delicata che nasce quando si opera in sintonia con il ritmo naturale del luogo.

Immersa in quella natura montana, sentii come la mia percezione si espandesse naturalmente. Non era necessario sforzo – lo spazio stesso educava alla ricettività, preparando la coscienza a riconoscere sfumature che nell’ordinario rimangono invisibili.

Così quando ci fu offerto il the Matcha, potei assaporarne sia la preparazione, che il profumo, e poi il gusto. Il non avere fretta mi permise di mettermi in ascolto e di cogliere la purezza della materia prima e la cura della lavorazione. Fu un momento di pausa e di benessere, e grazie al dialogo con la proprietaria e le mie amiche, capii quanta saggezza era presente in quei momenti, una saggezza di una tradizione che è ancora attuale e che in più momenti ho avuto la fortuna di incontrare.