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Materia Viva, la Ezine aromatica – Sequoia gigante, il primo numero

Materia Viva è un lavoro in cammino, dedicato alle materie aromatiche: resine, piante, legni, essenze, balsami, fiori, semi, radici.

Nasce dove si incontrano profumo, parola, immagine e ricerca. Di ogni materia non interessa solo l’effetto, ma tutto ciò che la accompagna: da dove viene, quale paesaggio la genera, quali mani l’hanno raccolta, come è diventata simbolo.

È insieme un quaderno culturale e un’esperienza dei sensi. Ogni materia viene seguita a ritroso fino alla sua origine, attraverso terre e usanze, antiche rotte commerciali, archivi, volti e improvvise intuizioni. Si parte da una resina, un legno, un fiore, e si segue il filo: si raccolgono indizi, si ascolta l’aroma, si insegue un’immagine, finché una forma affiora.

Una parte di questo lavoro vive in testi e pubblicazioni digitali; un’altra diventa grafica d’autore, stampata in fine art.

Il primo numero è dedicato alla Sequoia gigante (Sequoiadendron giganteum), e ne riportiamo qui un estratto:

Si prova un certo stupore nell’aprire una boccetta di olio essenziale di Sequoia gigante. Il profumo è resinoso, legnoso, penetrante — da un albero che può superare i cento metri d’altezza e vivere tremila anni, si ricava una essenza che concentra questa vastità, come se il tempo diventasse portatile. Il tempo della Sequoia non è il tempo dell’agenda. È il tempo in cui la corteccia ispessisce strato su strato, in cui le radici si intrecciano con altre radici, in cui la resistenza si accumula senza fretta.

Puoi riceverne una copia gratuita in pdf; scrivici tramite il tasto WhatsApp del sito; qui trovi ulteriori dettagli.

Profumo di Madagascar

Il Madagascar si è staccato dal continente africano circa 160 milioni di anni fa, e in quell’isolamento lunghissimo ha costruito qualcosa che altrove non esiste: una densità di specie uniche altissima, oltre l’85% delle piante, oltre il 90% dei rettili e degli anfibi, non si trovano in nessun altro luogo del pianeta. Non è un caso isolato qua e là. È un intero ecosistema che ha imparato a divergere, a specializzarsi, restando comunque un solo territorio.

Nel lavoro con le materie prime di quest’isola – la vaniglia, il vetiver, il Ramy, il geranio Bourbon, il patchouli, il niaouli, la cannella – ritrovo la stessa struttura: specie diversissime che convivono sullo stesso suolo rosso, ciascuna con la propria nota, senza sovrapporsi. La biodiversità, qui, non è solo un dato scientifico. È un modello di come materiali, tempi, culture diverse possano stare insieme senza doversi somigliare.

Il Ramy, per esempio, è una resina che arriva solo a fine estate, raccolta da chi conosce l’albero abbastanza da sapere quando è pronto. Non è la varietà in astratto a contare; è che ogni materiale porta con sé il tempo e la mano di chi lo ha raccolto, e quello non si può replicare altrove. Ne ho scritto in Materia Viva n.10.

Questa varietà non sopravvive da sola. Dietro ogni materiale c’è un sapere tramandato: chi sa dove cercare, quando raccogliere, come lavorare la materia senza sprecarla. È una conoscenza che si perde in una generazione, se nessuno la porta avanti. Scegliere una provenienza precisa, raccontarla per nome, è anche un modo per tenere viva quella trasmissione – non lasciarla scomparire dentro un sacco anonimo insieme a tutto il resto.