Archivi categoria: Aromaterapia Emozionale

Aromaterapia emozionale raccoglie testi dedicati al rapporto tra essenze, percezione e vita emotiva. Gli oli essenziali diventano strumenti di ascolto: accompagnano stati d’animo, movimenti interiori, memorie e passaggi, aiutando a riconoscere ciò che cambia nel corpo e nella sensibilità personale.

Riscopri la tua Voce, riscopri la Voce degli Aromi

Molti sanno che sono laureata in Filosofia, e che dopo un percorso personale di studio e ricerca sono arrivata agli Aromi e allo studio dei loro aspetti sensoriali, psicologici e sacri. L’inizio è stato un percorso di massaggio ayurvedico, attraverso il quale ho conosciuto l’Ayurveda e l’uso degli oli e delle piante aromatiche.

Le medicine antiche fanno tutte riferimento a un gran numero di piante e in modo più specifico a un gran numero di piante aromatiche. Arrivare all’aromaterapia attraverso una filosofia antica come l’Ayurveda mi ha permesso di approcciarmi in modo allargato a questa disciplina: per me “aromaterapia” vuol dire molto di più che usare sostanze contenute in flaconi di vetro – vuol dire porsi in ascolto delle piante nel modo più completo possibile.

Proprio per questo anche la formazione in counseling mi ha aiutato. “Entrare in relazione” è un elemento centrale: entrare in relazione con noi stessi (ebbene sì!), entrare in relazione tra persone; entrare in relazione con la Natura. Il mio approccio agli aromi non poteva non tener conto degli aspetti relazionali e psicologici – e così ho cominciato a dare un mio taglio particolare alla pratica della disciplina che stava diventando sempre più il mio mondo.

Aromaterapia e Individuazione
Una immagine dal mio intervento al Convegno Perfumum, presso l’Università della Calabria

Scrivo tutto questo perchè la nostra “voce” si riconosce in ciò che portiamo e in ciò che facciamo: ognuno di noi ha una sua individualità e unicità, e in questa ottica credo sia importante condividere formazioni e percorsi educativi, e allo stesso tempo trovare una nostra voce che sia “figlia” del nostro percorso di individuazione, come forse direbbe Jung.

Prima o poi dovrà uscire ciò che siamo noi, non solo ciò che abbiamo studiato. C’è stato un punto nella mia vita in cui mi sono resa conto che tutto quello che avevo studiato e imparato mi spingeva a parlare con la mia voce, non con la voce degli altri.

Da questo punto di vista gli oli essenziali sono un pò la “voce delle piante”, e la loro voce personale e individuale. Delle piante parliamo spesso per categorie (ho comprato una rosa…ho comprato una lavanda…) quando in realtà sappiamo che esistono centinaia di rose e di lavande, e che ognuna ha una sua espressività unica, anche nel suo profumo. La Natura ci mostra chiaramente – la possiamo chiamare biodiversità – che ogni elemento è unico e come tale va considerato. Per questo anche nel Kodo si parla di “ascoltare l’incenso” – si tratta cioè di ascoltare un qualcosa di vivo, unico, che ci permette un’esperienza unica e viva (ci permette cioè un’esperienza umana, insostituibile).

Gli oli essenziali e le loro acque aromatiche (“idrolati”) sono “voci” che possono essere ascoltate in una attitudine di percezione e di ascolto, laddove possiamo riconoscere con quali di queste voci siamo più in risonanza, e scoprire che alcune di esse, in questa fase della nostra vita, ci possono accompagnare come un piccolo coro che sostenga la nostra voce che pian piano si fa strada e trova dimensioni sempre più ampie di completezza.

Samhain e il Rosmarino dei Cieli

Samhain è una festività di origine celtica che, in tempi più recenti, è stata spesso accostata alla festa di Halloween. Nella tradizione spirituale contemporanea che si richiama al mondo celtico, Samhain rappresenta un momento di passaggio fondamentale: l’inizio del periodo in cui la luce simbolicamente «scende sotto terra» e il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si fa più sottile. Questa festività può essere vissuta come un momento di rilascio di ciò che è completo e passato, e come apertura verso qualcosa di nuovo, di più interiore.

Procedendo verso l’inverno, la luce diminuisce e siamo simbolicamente portati a guardare maggiormente dentro noi stessi. Nella nostra cultura, in realtà, proprio in questo periodo si verifica spesso un’accelerazione delle attività, che sembra non corrispondere ai cicli naturali. La Natura, invece, progressivamente si ritira: dopo la pienezza dell’estate e la maturazione autunnale, arriva il tempo del riposo e del raccoglimento, prima della rinascita primaverile.

Fra le piante e i frutti che possono accompagnare simbolicamente questo passaggio troviamo la mela, la zucca e anche il rosmarino. Quest’ultimo mi è particolarmente caro. Il suo profumo è limpido, verde, balsamico, con una freschezza che sembra aprire lo spazio intorno a noi. Personalmente lo chiamo «il rosmarino dei cieli», perché annusandolo con attenzione mi rievoca immagini di cielo, di azzurro e di apertura. Una sensazione che crea un interessante contrasto con il raccoglimento della stagione: mentre la natura si ritira, il profumo sembra suggerire ampiezza e respiro.

Il rosmarino porta con sé anche una lunga storia di gesti e significati. Nella tradizione europea è stato associato al ricordo e alla fedeltà, accompagnando momenti importanti della vita. Forse è proprio questo legame con la memoria a renderlo particolarmente suggestivo nel tempo di Samhain, quando il pensiero si rivolge anche a ciò che è passato e a chi non è più con noi. Una pianta sempreverde, capace di attraversare le stagioni conservando il suo profumo.

A questo proposito, ti invito a leggere la ezine aromatica Materia Viva n. 12, un racconto che segue le tracce del rosmarino nella storia, nella letteratura e nelle tradizioni aromatiche, dall’antichità fino alla poesia moderna.