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Meditazione e Profumi: Quando gli Spazi Risvegliano la Memoria

Lavorando negli spazi luminosi di Casa BFF Bank Milano, mi sono ritrovata trasportata in un pomeriggio straordinario di qualche anno fa. La sala in cui stavo tenendo il team building, con le sue vetrate che filtravano la luce naturale, ha risvegliato una memoria sensoriale profonda: quella di un’esperienza unica con il Maestro Souhitsu Hachiya, ventunesimo discendente della scuola Shino-ryu di Kodo, l’arte giapponese della meditazione attraverso l’incenso.

L’Incontro con la Tradizione Vivente

Milano anni fa aveva ospitato uno degli eventi più rari d’Europa: una cerimonia autentica di Kodo condotta da un maestro della tradizione imperiale giapponese. Eravamo una trentina di persone, gli unici a Milano a ricevere questa trasmissione secolare. Quello che sembrava un pomeriggio di curiosità culturale si è rivelato un’iniziazione alla comprensione più profonda del rapporto tra coscienza e aromatic consciousness.

Il Maestro Hachiya ci ha insegnato che “la fragranza viene annusata e in questo modo raggiunge la nostra anima, permettendo all’anima una comunione con la Natura.” Non si trattava di aromaterapia nel senso occidentale, ma di comunicazione diretta con l’intelligenza delle piante attraverso l’olfatto educato.

Kodo Souhitsu Hachiya milano

Il Silenzio Come Lingua Universale

La prima scoperta è stata il potere del silenzio. Durante la cerimonia, il maestro non parlava. Questo non era vuoto, ma ascolto attivo profondo. Nel silenzio permettevamo al dialogo chimico-spirituale di avvenire senza interferenze mentali. Non interpretavamo – ricevevamo. Non giudicavamo – ascoltavamo ciò che la pianta aveva da dire.

L’esperienza ha trasformato completamente la mia comprensione della meditazione olfattiva. Mentre normalmente concediamo pochi secondi all’olfazione di un profumo, il Kodo richiede un’attenzione partecipe e ripetuta, sviluppando quella che posso definire “intelligenza olfattiva” – la capacità di percepire non solo il profumo, ma la storia, l’energia, l’essenza della pianta che lo ha prodotto.

L’Oud e il Linguaggio della Resilienza

Durante la cerimonia abbiamo sperimentato l’Oud, in una variante particolare proveniente dal sud-est asiatico. L’Oud non è semplicemente un profumo, ma il risultato di un dialogo secolare tra pianta e ambiente: quando l’albero Aquilaria viene attaccato da un fungo, produce questa resina aromatica come difesa. È letteralmente il profumo della resilienza, della trasformazione del dolore in bellezza.

Questa comprensione ha rivoluzionato il mio rapporto con tutti i materiali aromatici: non stiamo semplicemente “sentendo un odore”, ma partecipando a una conversazione con l’intelligenza vegetale, con storie di sopravvivenza e adattamento che durano secoli.

La Scienza dell’Anima

Quello che il Maestro Hachiya ha condiviso trova oggi conferma nella neuroscienza: l’olfatto è l’unico senso con connessioni neurali dirette al sistema limbico, creando percorsi immediati verso i centri della memoria e delle emozioni. Questo spiega perché i profumi naturali scatenano istantaneamente risposte emotive profonde e accesso a stati di coscienza espansi.

L’Arte dell’Ascolto Olfattivo

La pratica del Kodo ha rivelato che ogni essenza possiede una propria personalità, un proprio ritmo, una propria voce poetica. Il maestro ci ha spiegato che quando arriva un materiale nuovo, il caposcuola lo valuta per un anno intero, “ascoltandolo” quotidianamente. Solo quando sente che è arrivato il momento, compone una poesia e sceglie una delle parole per dare il nome a quel particolare materiale.

L’esperienza con il Maestro Hachiya ha trasformato la mia pratica quotidiana con gli oli essenziali. Ogni fragranza inspirata è diventata un atto di riconoscimento della sacralità della natura, ogni sessione di aromaterapia una forma di meditazione attiva.

La tradizione delle “Dieci Virtù dell’incenso” nel Kodo include la purificazione della mente, il raffinamento sensoriale e lo sviluppo spirituale – benefici che oggi applico nei miei progetti corporate, dove l’aromatic consciousness diventa strumento di trasformazione collettiva.

aromaterapia e meditazione

[English version of the article: Aromatherapy and meditation]

Anni fa frequentai un residenziale di Vipassana, una forma di meditazione che prevede di tenere il silenzio; rimasi in silenzio quasi 10 giorni , mentre condividevo questa esperienza con altre persone, che vidi ogni giorno alzarsi all’alba, meditare, fare colazione, meditare, pranzare, meditare, cenare, stare insieme, in silenzio.

Di quei giorni ricordo la profondità della tecnica e quanto giorno dopo giorno, quel silenzio, quella pratica, permettesse un contatto con sè stessi come non avevo quasi mai avuto. Poichè per me non era per niente facile, verso ora di pranzo salivo al primo piano di una delle residenze che ci ospitava, mi siedevo e guardavo il paesaggio collinare, molto bello, molto pacifico. Dentro di me la chiamavo “la mia televisione”; mi riservavo quel momento per distendere lo sguardo su quelle colline, sulla loro forma, il loro movimento.

Poi assistevo alla vita delle mie compagne di percorso, e provavo una profonda compassione per ognuno di noi, osservando la determinazione e il sacrificio che ognuna stava vivendo. Non era facile per nessuna di noi, ma sapevamo che “quella cosa lì” ci stava facendo del bene, anche se non era una passeggiata.

La consapevolezza che ho raggiunto in quei giorni mi è stata preziosa, e credo di essermi avvicinata a una percezione autentica di che cosa sia la meditazione, anche se uso questa parola con cautela, e forse sarebbe preferibile parlare di mindfullness, o di capacità di essere nel proprio presente.

Aromaterapia e meditazione, pratiche di meditazione con gli oli essenziali

Detto questo, negli anni ho poi provato a vivere alcuni oli essenziali come supporto al percorso di presenza mentale; sebbene ovviamente l’aromaterapia non sia indispensabile, credo possa supportarci interiormente, soprattutto quando dobbiamo creare uno spazio protetto lì dove ci troviamo, ovunque sia.

Una scelta è certamente l’olio essenziale di Incenso (Boswellia sacra), che “da sempre” è una essenza che aiuta le persone a connettersi con qualcosa di più ampio di sè; con quel senso di direzione che è nostro ma che risponde a qualcosa di più ampio. Gli alberi di incenso crescono anche in condizioni estreme, dimostrando forse che la connessione con il proprio sè profondo può avvenire in ogni circostanza.

Ci sono tanti tipi di incenso in realtà, e una essenza più pungente ma che apprezzo è l’incenso indiano, Boswellia serrata. Per certi versi meno etereo della Boswellia sacra, questa pianta mi ricorda il vigore del carattere indiano, la determinazione che ho visto così tante volte sui volti delle persone che ho incontrato in India. Un carattere forgiato dalle difficoltà, e a volte un mercantilismo che dimostrava quanto bisognasse rendersi furbi in un ambiente nel quale spesso “la coperta era troppo corta per essere per tutti”. Sulla negoziazione ci battevano sempre, perchè vivevano in un ambiente molto meno garantito del nostro, o almeno così sembrava a me.

olio essenziale di sandalo

Da non dimenticare anche il Sandalo, oggi soprattutto Santalum austrocaledonicum, anche se tradizionalmente era Santalum album. Uno dei regali più belli che mi fece un amico fu dirmi un giorno “quando sei arrivata mi è venuto in mente il legno di sandalo”.

Si può utilizzare l’olio essenziale in diffusione nell’ambiente, o farne un roll-on, con olio di jojoba, per ristorare il nostro cuore e la nostra mente. Perchè non provare un roll-on da meditazione:

In 10 ml di olio di jojoba:

3 gocce di olio essenziale di Boswellia sacra

3 gocce di olio essenziale di Boswellia serrata

3 gocce di olio essenziale di Sandalo

Per ricordarci che possiamo sempre sentirci “a casa”.