Nel mio lavoro con l’aromaterapia, il tea tree è una delle essenze più affascinanti, per la sua storia quanto per le sue applicazioni pratiche.
Studiando le fonti sulle tradizioni aborigene australiane, ho incontrato un racconto che non mi ha più lasciata: lungo la costa orientale dell’Australia ci sono acque che attraversano i boschi di Melaleuca alternifolia e si caricano delle sue sostanze, diventando scure e profumate. Si racconta che i popoli aborigeni si bagnassero in queste acque per curare ferite e malattie della pelle, e che usassero le foglie schiacciate come impacco. Vero o in parte leggendario, è un’immagine perfetta di come la natura offra medicina già pronta, quando sappiamo riconoscerla.
Quello che più mi colpisce del tea tree è il suo profilo olfattivo: intenso, canforato, terroso, decisamente caratterizzato; dona una sensazione di radicamento, anche se olfattivamente non è proprio facile da apprezzare (se sei interessato alle applicazioni emozionali delle essenze, puoi prendere in considerazione il Corso online di Aromaterapia emozionale).
Nella mia pratica, il tea tree è un alleato quotidiano. Per un colluttorio, una o due gocce disperse bene in un cucchiaino di miele o di alcol alimentare, e poi in un bicchiere d’acqua, aiutano in caso di afte, stomatiti e gengiviti: si sciacqua e si sputa. L’olio essenziale non si scioglie nell’acqua da solo, per questo serve un disperdente.
Intorno al tea tree c’è una costellazione di oli affini. Cajeput e niaouli appartengono al suo stesso genere, Melaleuca; mandravasarotra e ravintsara vengono da famiglie botaniche diverse ma condividono un profilo fresco e balsamico e la capacità di sostenere le difese naturali.