Aromaterapia e oli essenziali, e i tre approcci fondamentali

Nell’aromaterapia si incontrano spesso due estremi: chi la considera qualcosa di magico ed esotico, e chi la riduce a un freddo balletto tra chetoni ed esteri. La realtà è più ricca, e secondo me si legge meglio su tre piani.

La materia. Ogni olio essenziale ha una sua composizione chimica: monoterpeni, sesquiterpeni, esteri, aldeidi. Conoscerla permette di usarlo con precisione e con sicurezza, quando il corpo ha bisogno di sostegno.

L’energia. Oltre la chimica, ogni essenza ha per me una qualità vitale che si percepisce: un olio vivo, ben distillato da piante sane, ha una forza che un composto ricostruito in laboratorio non possiede.

La psiche. Gli aromi dialogano con il nostro mondo emotivo per vie che le neuroscienze stanno iniziando a studiare, e che l’intuizione conosce da sempre. È la dimensione che approfondisco nel Corso online di Aromaterapia emozionale.

Il gesto. I tre piani si incontrano nel corpo, attraverso un gesto semplice: una goccia sui polsi, le mani unte di olio sulla pelle, un respiro lento sopra una boccetta aperta. E’ la dimensione dell’esperienza, del quotidiano, del bene che può arrivare in ogni momento della giornata.

Un olio essenziale lavora su questi piani insieme. Per questo è un alleato prezioso, e insieme una sostanza potente, che chiede rispetto, passione e competenza.

Incenso: Dalla Tradizione Ayurvedica alla Ricerca Contemporanea

L’incenso è una delle materie più antiche che conosciamo: una resina che l’albero dà per proteggersi, e che l’uomo ha bruciato, masticato, sciolto negli oli per millenni.

Le Boswellie sono piccoli alberi di terre aride, tra il Corno d’Africa, l’Arabia e l’India. La Boswellia sacra (a cui oggi si riconduce spesso la carterii) cresce tra Oman, Yemen e Somalia; la serrata è l’incenso dell’India e dell’Ayurveda; la frereana e la rivae danno profumi diversi, più agrumati o più scuri. Ogni specie ha la sua voce.

L’olio essenziale ne cattura la parte più leggera: fresca, resinosa, luminosa. Si respira bene, e in diffusione accompagna la concentrazione e il raccoglimento. Sulla pelle va sempre diluito in un olio vegetale.

La ricerca contemporanea si è concentrata soprattutto sugli acidi boswellici, che però si trovano nella resina e negli estratti, non nell’olio essenziale: è un buon esempio di come tradizione e scienza vadano lette con precisione, materia per materia.

Le resine sono diventate uno dei fili del mio lavoro. Se ti interessa questo mondo, in Materia Viva racconto le materie prime aromatiche insieme ai territori e alle persone che le raccolgono.

Esperienze olfattive, scrittura e immagini d'autore

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