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Circolazione e Vitalità: quando il corpo chiede movimento

Ci sono momenti in cui il corpo chiede movimento. A volte è qualcosa di molto semplice, come alzarsi, cambiare posizione, camminare per qualche minuto, aprire una finestra, uscire all’aria aperta. Prima ancora che il pensiero riesca a formulare con chiarezza che cosa non va, il corpo spesso segnala che una situazione è diventata troppo ferma. Possiamo avvertirlo come pesantezza, insofferenza, bisogno di aria o desiderio improvviso di spostarci. Non è detto che quel movimento debba portarci lontano: a volte serve soltanto a cambiare il punto da cui stiamo guardando.

Siamo abituati a pensare che prima dobbiamo capire e poi agire, ma nell’esperienza sensoriale accade spesso il contrario. Prima arriva un gesto, poi il significato. Ci alziamo, prendiamo una boccetta, scegliamo un profumo, cambiamo stanza, facciamo due passi, e solo in seguito ci rendiamo conto di ciò che stavamo cercando. Per questo trovo interessante osservare i piccoli movimenti spontanei del corpo senza trasformarli immediatamente in qualcosa da spiegare o correggere. Il corpo non sempre parla attraverso concetti: molto spesso parla attraverso orientamenti.

L’olfatto appartiene profondamente a questo linguaggio. Davanti a un’essenza possiamo certamente chiederci quali siano le sue caratteristiche o i suoi impieghi, ma possiamo anche partire da una domanda più semplice: che movimento produce in me? Alcuni aromi sembrano aprire lo spazio, altri invitano al raccoglimento; alcuni risvegliano memorie, altri modificano immediatamente il ritmo del respiro o dell’attenzione (se sei interessato al mondo delle essenze, puoi seguire il corso online di Aromaterapia emozionale).

Anche il profumo, del resto, è movimento. Una materia aromatica lascia la pianta, attraversa l’aria, viene respirata e incontra il corpo. Da quell’incontro può nascere un’immagine, un ricordo, una sensazione o un gesto. È un processo molto diverso dall’idea di usare un’essenza soltanto per ottenere un determinato effetto. Mi interessa di più osservare ciò che accade quando la materia entra nella percezione e lascia emergere una risposta. In questo senso l’aromaterapia può diventare una pratica di ascolto: non tanto un modo per correggere continuamente ciò che siamo, quanto un’occasione per accorgerci dei movimenti che sono già presenti e che forse chiedono semplicemente spazio.

Aromaterapia e oli essenziali, e i tre approcci fondamentali

Nell’aromaterapia si incontrano spesso due estremi: chi la considera qualcosa di magico ed esotico, e chi la riduce a un freddo balletto tra chetoni ed esteri. La realtà è più ricca, e secondo me si legge meglio su tre piani.

La materia. Ogni olio essenziale ha una sua composizione chimica: monoterpeni, sesquiterpeni, esteri, aldeidi. Conoscerla permette di usarlo con precisione e con sicurezza, quando il corpo ha bisogno di sostegno.

L’energia. Oltre la chimica, ogni essenza ha per me una qualità vitale che si percepisce: un olio vivo, ben distillato da piante sane, ha una forza che un composto ricostruito in laboratorio non possiede.

La psiche. Gli aromi dialogano con il nostro mondo emotivo per vie che le neuroscienze stanno iniziando a studiare, e che l’intuizione conosce da sempre. È la dimensione che approfondisco nel Corso online di Aromaterapia emozionale.

Il gesto. I tre piani si incontrano nel corpo, attraverso un gesto semplice: una goccia sui polsi, le mani unte di olio sulla pelle, un respiro lento sopra una boccetta aperta. E’ la dimensione dell’esperienza, del quotidiano, del bene che può arrivare in ogni momento della giornata.

Un olio essenziale lavora su questi piani insieme. Per questo è un alleato prezioso, e insieme una sostanza potente, che chiede rispetto, passione e competenza.