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Lemongrass, ritrovare chiarezza e serenità

Dal mio punto di vista, il lemongrass è una di quelle essenze che arrivano immediate. Quando lo annuso, ho la sensazione di aprire una finestra in una stanza che da troppo tempo è rimasta chiusa, sentendo un piacevole calore interno.

Questa pianta cresce spontaneamente in India e nel Sud-est asiatico, ai bordi dei campi e dei villaggi, dove l’aria è calda e umida. In India ho visto offrire Chai a base di lemongrass ai viaggiatori — un gesto semplice di ospitalità che rinfresca corpo e mente insieme; un gesto che ci ricorda che il lemongrass, come pianta, può essere utilizzato anche in cucina.

La sua essenza, estratta per distillazione delle foglie, ha un profumo verde-limone brillante, con quella nota dorata che riconosce subito. Le aldeidi che contiene gli donano proprietà antinfiammatorie e riequilibranti, ma è soprattutto la sua vibrazione olfattiva che colpisce: pulita, solare, senza fronzoli.

In Ayurveda, il lemongrass è conosciuto come “bhustrna” e viene considerato una pianta che pacifica Vata e Kapha, portando calore e circolazione. La medicina tradizionale cinese lo classifica tra le erbe calde e pungenti.
Entrambe queste antiche tradizioni riconoscono nel lemongrass la capacità di ristabilire un flusso energetico armonioso nutrendo il calore interiore con quella stessa qualità di energia e di “finestra che si apre” che percepiamo annusandolo oggi.

Nell’aromaterapia emozionale, il lemongrass fa una cosa precisa: ripulisce la mente dalla confusione e riporta centratura. È l’essenza perfetta per i momenti di passaggio, quando senti che devi lasciare andare qualcosa e fare spazio al nuovo. Ha anche una piacevole funzione rilassante, e quindi si può utilizzarlo in diffusione.

Uso quotidiano: Due-tre gocce nel diffusore la mattina quando hai bisogno di lucidità per affrontare la giornata. Oppure una goccia su un fazzolettino da annusare al bisogno se senti la mente appesantita, o se hai bisogno di un momento di relax…portatile per l’autunno e per qualsiasi altra stagione necessiti di momenti di respiro!

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Parlare, sentire, scegliere

Ci sono periodi in cui sappiamo che qualcosa deve cambiare, ma non sappiamo ancora come. Il “cosa” lo sentiamo da tempo, a volte da anni. È il “come” che manca, e finché manca restiamo sospesi: facciamo tutto quello che va fatto, ma con una stanchezza che non passa col riposo.

In quei momenti spesso cerchiamo la risposta con la testa. Facciamo liste, pesiamo pro e contro, chiediamo consigli. Ma la testa da sola tende a ripetere i percorsi che conosce, e le voci degli altri, anche quelle affettuose, portano con sé le loro paure e le loro misure.

Il corpo invece sa spesso prima di noi. Lo dice con la fatica, con l’insofferenza, con un’energia che si spegne in certe situazioni e si riaccende in altre. Imparare ad ascoltarlo non vuol dire seguire ogni impulso: vuol dire riconoscere quello che già sappiamo, e dargli il tempo di diventare pensabile.

Per questo nel mio lavoro parto dal sentire. I profumi sono una via diretta: l’olfatto arriva al corpo e alla memoria prima che la mente abbia il tempo di giudicare. Un’essenza che ci attrae o ci respinge, un ricordo che affiora, un respiro che si allunga sono tutte informazioni (questo è l’approccio dell’Aromaterapia emozionale). Poi viene la parola, che dà forma a ciò che è emerso, e solo alla fine arriva la scelta.

Parlare, sentire, scegliere: non in quest’ordine, spesso, ma sempre tutti e tre. A volte serve solo uno spazio in cui qualcuno ascolta davvero, senza fretta di arrivare a una soluzione. È lì che la direzione, di solito, si fa vedere da sola.

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