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Parlare, sentire, scegliere

Ci sono periodi in cui sappiamo che qualcosa deve cambiare, ma non sappiamo ancora come. Il “cosa” lo sentiamo da tempo, a volte da anni. È il “come” che manca, e finché manca restiamo sospesi: facciamo tutto quello che va fatto, ma con una stanchezza che non passa col riposo.

In quei momenti spesso cerchiamo la risposta con la testa. Facciamo liste, pesiamo pro e contro, chiediamo consigli. Ma la testa da sola tende a ripetere i percorsi che conosce, e le voci degli altri, anche quelle affettuose, portano con sé le loro paure e le loro misure.

Il corpo invece sa spesso prima di noi. Lo dice con la fatica, con l’insofferenza, con un’energia che si spegne in certe situazioni e si riaccende in altre. Imparare ad ascoltarlo non vuol dire seguire ogni impulso: vuol dire riconoscere quello che già sappiamo, e dargli il tempo di diventare pensabile.

Per questo nel mio lavoro parto dal sentire. I profumi sono una via diretta: l’olfatto arriva al corpo e alla memoria prima che la mente abbia il tempo di giudicare. Un’essenza che ci attrae o ci respinge, un ricordo che affiora, un respiro che si allunga sono tutte informazioni (questo è l’approccio dell’Aromaterapia emozionale). Poi viene la parola, che dà forma a ciò che è emerso, e solo alla fine arriva la scelta.

Parlare, sentire, scegliere: non in quest’ordine, spesso, ma sempre tutti e tre. A volte serve solo uno spazio in cui qualcuno ascolta davvero, senza fretta di arrivare a una soluzione. È lì che la direzione, di solito, si fa vedere da sola.

Se sei interessata a un percorso personale, puoi prendere in considerazione le sedute secondo il metodo Core gift o delle sessioni individuali tra coaching e profumi,

Pepe nero: una spezia del calore raccolto

Ci sono essenze che arrivano in modo inaspettato. Il Pepe nero è una di quelle: lo conosco da anni, lo uso, lo propongo, ma una sera di dicembre, durante un incontro con un gruppo numeroso, è emerso con una forza che non mi aspettavo. Non come spezia da cucina, non come nota piccante in una sinergia. Come protagonista. Come risposta a qualcosa che il gruppo stava cercando senza saperlo nominare. Quella sera ho capito meglio cosa fa il Pepe nero quando lo si incontra davvero.

Piper nigrum è una liana tropicale, originaria dell’India meridionale, da dove è partito lungo le vie delle spezie. Il suo olio essenziale si ricava per distillazione in corrente di vapore dai grani essiccati. L’odore sorprende chi si aspetta la cucina: c’è il pepe, sì, quella nota pungente e immediata, ma sotto c’è qualcosa di più caldo, quasi legnoso, con una profondità che non ti aspetti da una spezia.

In aromaterapia emozionale il Pepe nero è associato al coraggio, ma non al coraggio eroico, estroverso, quello che si mostra. Al coraggio interiore. Alla capacità di stare con se stessi quando la luce fuori diminuisce, quando l’anno volge verso il buio e qualcosa chiede di essere guardato. È il fuoco che non brucia, che scalda dal centro senza consumare.

Dal punto di vista chimico è ricco di sesquiterpeni, in particolare beta-cariofillene, la molecola che gli dà quella profondità quasi legnosa. La tradizione lo considera una spezia che rimette in moto, e questo si può leggere anche in senso simbolico: qualcosa che si era bloccato e ricomincia a scorrere.

Nei mesi invernali la natura fa esattamente questo: porta dentro, rallenta, prepara. Il Pepe nero può essere l’essenza di questo movimento, la spezia che non scalda la superficie ma il centro, che concentra (se risuoni con questo approccio e vuoi approfondire, puoi seguire il corso online di Aromaterapia emozionale). Lo utilizzo in diffusione nelle ore serali di questo periodo, oppure diluito in un olio vettore: è un compagno di cammino proprio nei mesi in cui c’è più buio, e cerchiamo un calore interno che sia stabile e confortevole.