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Un Viaggio in Brasile, alla Scoperta della Coscienza Ecologica e Sociale

Salvador de Bahia, 1997

Quando ricevo l’invito da alcune sciamane brasiliane a soggiornare a casa loro a Salvador de Bahia, non immagino di trovarmi di fronte a un modello di integrazione sociale che avrebbe influenzato per sempre la mia comprensione di cosa significhi essere professionisti con uno sguardo olistico.

L’Incontro con un Modello Diverso

La prima sorpresa arriva subito: non si tratta di figure ai margini della società, bensì di professioniste pienamente integrate nel tessuto urbano. La sciamana che mi ospita per tre settimane legge i tarocchi in un centro che, per organizzazione e dignità, ricorda più uno studio di psicologi che l’immagine stereotipata di pratiche “alternative”. Spazi puliti, accoglienza professionale, orari definiti.

Il centro frequentato da queste donne rappresenta un ecosistema dove antica saggezza e modernità convivono senza contraddizioni. Qui la guarigione non è relegata a pratiche di nicchia, ma riconosciuta come servizio comunitario essenziale. Le sciamane operano con competenze che spesso includono formazioni universitarie, creando un ponte naturale tra sapere tradizionale e cultura contemporanea.

La Coscienza Ecologica come Fondamento

Quello che osservo va oltre la singola pratica spirituale. È una visione integrata dove la guarigione del pianeta e quella degli esseri umani procedono di pari passo. La coscienza ecologica non è un’aggiunta etica, ma il fondamento stesso dell’approccio terapeutico. La Terra viene vissuta come organismo vivente di cui facciamo parte, e ogni atto di guarigione individuale contribuisce alla salute dell’intero ecosistema.

Questa prospettiva si traduce in pratiche quotidiane: l’uso consapevole delle risorse naturali, la connessione con i cicli della natura, la comprensione del corpo umano come microcosmo del pianeta. Non si tratta di filosofia astratta, ma di metodologia concreta che informa ogni aspetto dell’attività professionale.

L’Accettazione Sociale

I frequentatori abituali del centro mostrano una trasversalità sociale che dimostra che quando le pratiche di coscienza sono offerte con serietà e competenza, anche i settori più tradizionali della società le riconoscono come risorsa preziosa.

Quando le pratiche di cura funzionano, le barriere ideologiche cedono di fronte all’evidenza dei risultati.

Lo Sciamanismo del Quotidiano

Ciò che caratterizza questo modello brasiliano è l’integrazione dello sciamanismo nella vita quotidiana. Non si tratta di weekend intensivi o ritiri occasionali, ma di una presenza costante nel tessuto sociale. Le sciamane vivono nei quartieri, hanno relazioni di vicinato, partecipano alla vita comunitaria mantenendo il loro ruolo di guaritrici.

Questa normalizzazione della funzione sciamanica elimina la drammatizzazione spesso associata alle pratiche spirituali. La guarigione diventa un servizio di prossimità, accessibile e privo di misticismi eccessivi. È forse questa naturalezza a renderla così efficace e socialmente accettata.

Una Lezione di Integrazione

Salvador mi ha insegnato che la professione olistica convive con altri approcci e può dare il proprio punto di vista, in un’ottica di dialogo. La chiave sta nell’integrazione: competenza professionale, serietà nell’approccio, rispetto per la comunità di appartenenza. Molte di queste riflessioni sono confluite poi in Materia Viva, la mia ezine sulle materie prime olfattive.

Questo modello di coscienza ecologica e sociale offre una via alternativa alla separazione tra spiritualità e mondo ordinario. Dimostra che la guarigione può essere professione riconosciuta, che la coscienza ecologica può informare pratiche concrete, e che la saggezza antica può integrarsi con la cultura contemporanea quando trova le forme appropriate di espressione.

L’esperienza brasiliana rimane per me un riferimento fondamentale: la prova che un mondo dove coscienza, ecologia e società convivono armoniosamente non è utopia, ma realtà tangibile che richiede solo il coraggio di essere vissuta.

il messaggio spirituale della lavanda

Quando parliamo di Lavanda, la prima cosa da capire è di quale Lavanda stiamo parlando. Chi ha annusato diverse piante o diversi oli essenziali estratti dalla Lavanda, sa che ci sono molte differenze tra uno e l’altro, e se vogliamo fare un discorso particolareggiato terremo conto di molti aspetti, tra i quali il luogo di provenienza, come la pianta è stata coltivata, come è stata estratta, ecc.

Detto questo, le piante del genere Lavandula hanno dei tratti comuni, che possono essere riconosciuti sia negli ibridi (es. “Lavandino”)  che nelle piante di Lavanda angustifolia e in altre.

La mia riflessione su questa pianta è iniziata anni fa, quando si è cominciato a parlarne sempre di più, a coltivarla di più, e a produrne più olio essenziale. Attualmente ci sono molti piccoli agricoltori che distillano questa essenza, e si possono apprezzare così diverse qualità olfattive in piante coltivate in diversi luoghi dell’Italia e del mondo (se ti incuriosiscono le materie prime olfattive e le loro combinazioni, considera il Corso online di Profumeria botanica).

Questa sorta di “marea di Lavanda” che pian piano si è fatta strada, mi ha fatto riflettere su quali potessero essere le caratteristiche della pianta e dell’essenza, tale da farle avere così grande fortuna. Considerata un calmante e un antinfiammatorio, certamente può essere apprezzata per le sue doti rilassanti, anche se a mio avviso non sono le uniche che hanno reso la Lavanda una pianta così utilizzata.

In realtà la Lavanda è una pianta che ha anche un profilo olfattivo pungente, soprattutto il Lavandino, e non è così soft come potrebbe credere chi ne vede i bei fiori viola svilupparsi a spiga.

Quando l’abbiamo annusata nei gruppi durante i corsi, abbiamo spesso sentito “aprirsi” uno stato di coscienza più elevato, più pacifico, che sostiene le persone a trovare un piano di condivisione e di pace.

In alcuni casi nei quali ho avuto modo di essere presente a momenti conflittuali, riuscire a far annusare ai presenti questa essenza ha immediatamente cambiato il “colore” dell’ambiente e ha portato le persone verso un piano meno individuale e più di condivisione.

Dal mio punto di vista la Lavanda da preferire in questi casi è la angustifolia, in genere dal profilo olfattivo più sottile e dolce; ma detto questo, la percezione è soggettiva e quindi ognuno saprà scegliere la Lavanda che lo ispira di più. Le Lavande vere sono più eteree, soavi, e sostengono le persone a trovare un punto di vista più ampio sulle cose della vita, partendo da un punto interiore più pacifico, meno giudicante, e più incline a trovare il significato degli eventi.

Ho spesso usato l’olio essenziale di Lavanda per aiutare le persone, anche in contesto di gruppo, a lasciarsi andare all’intuizione, sciogliere un pò di schemi mentali, e provare a guardare gli altri e se stessi da una prospettiva allargata e meno individuale. In questo modo spesso emergono intuizioni, nuovi punti di vista, dei veri e propri “insights” (se sei interessato ad approfondire questi aspetti, puoi prendere in considerazione il Corso online di Aromaterapia emozionale).

Quando molliamo la presa della mente, emergono risorse inaspettate, e uno dei compiti di chi fa Aromaterapia emozionale e sottile è proprio agevolare questo passaggio da una mente schematica a una mente intuitiva, che trova nuove vie, nuove soluzioni e nuove risorse. La Lavanda è un agevolatore di questo passaggio, dando rilassamento, calmando l’ansia, e riducendo questo “rumore” interno, lasciare spazio a una voce che è più profonda, più intensa e più risolutiva, ma alla quale in genere non diamo spazio e credibilità. Per questo è un’essenza che è stata utilizzata anche in ambito hospice, come sostegno al benessere di chi lavora ogni giorno accanto agli altri. Se vuoi approfondire, trovi qui il corso online di Aromaterapia emozionale.