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Il Mastice di Chios: i Cristalli luminosi del Mediterraneo

Quando apro un barattolo di mastice di Chios, mi colpisce immediatamente la sua consistenza particolare: piccoli cristalli traslucidi che sembrano lacrime solidificate, dal colore che varia dal giallo pallido al verdognolo. È una resina che racconta una storia antica, legata indissolubilmente a un’isola dell’Egeo e alle mani sapienti che da secoli sanno come farla colare dal lentisco.

Il mastice di Chios nasce esclusivamente sull’isola greca omonima, da una varietà particolare di Pistacia lentiscus che qui trova condizioni irripetibili. Dal 1997 è protetto dalla denominazione DOP dell’Unione Europea, riconoscimento che tutela non solo la qualità del prodotto ma anche il sapere millenario delle comunità locali che da generazioni si tramandano l’arte della raccolta.

La tecnica di estrazione rimane immutata nel tempo: tra luglio e ottobre si praticano incisioni sui tronchi degli alberi, permettendo alla resina di fuoriuscire lentamente. Dopo circa due settimane, queste “lacrime” si solidificano a contatto con l’aria, assumendo quella consistenza vitrea che le rende uniche. Vengono poi raccolte, lavate e pulite dalle impurità, acquisendo il caratteristico aspetto biancastro che le fa somigliare a piccole perle naturali.

Il sapore del mastice è un’esperienza a sé: inizialmente leggermente amaro, si trasforma mentre lo si assapora in qualcosa di balsamico e rinfrescante. È proprio questa metamorfosi gustativa che ha reso il mastice di Chios la prima sostanza da tenere in bocca della storia, utilizzata già nell’antica Grecia per l’igiene orale e il benessere digestivo.

Le ricerche moderne hanno confermato molte delle proprietà tradizionalmente attribuite a questa resina.

Una delle tradizioni più affascinanti è la preparazione dell’Ipovrichio – letteralmente “sottomarino“. Si tratta di una densa pasta dolce al mastice servita su un cucchiaino immerso in un bicchiere d’acqua ghiacciata. Un gesto di ospitalità autentico, dove la dolcezza della resina si scioglie lentamente, profumando l’acqua e rinfrescando il palato.

Nell’atelier, il mastice di Chios occupa un posto speciale tra le resine mediterranee. La sua energia è quella di una pulizia gentile, che chiarifica senza essere invasiva. Quando lo annuso percepisco freschezza mescolata a una nota resinosa che parla di sole e di tempo che scorre lento.

Dal punto di vista sensoriale, la resina del Lentisco di Chios rappresenta un ponte perfetto tra il mondo delle spezie e quello delle resine balsamiche. È mediterraneo senza essere pesante, complesso senza essere eccessivo. Per chi si avvicina per la prima volta all’universo delle resine naturali, può rappresentare una porta d’ingresso ideale, grazie alla sua accessibilità olfattiva e alla ricchezza della sua storia.

Mastice di Chios: Viaggio Sensoriale in una Resina Millenaria

Il profumo del mastice di Chios ci sorprende per la sua pulizia e la sua brillantezza. Una resina che stupisce da secoli o forse millenni, vista la sua lunga tradizione d’uso che viene citata dal medico Galeno (II sec. D.C.), fino ai rimedi di Giovanni di Vigo (medico del papa Giulio II, nei primi anni del 1500)fino ai giorni nostri.

Il mastice in forma pura (la resina stessa come viene raccolta, o la sua polverizzazione) trova testimonianze d’uso trasversali; è per esempio una delle componenti dell’olio santo nella tradizione cristiana ortodossa.

Mastice di Chios, photo Elena Cobez

Viene raccolto sull’isola greca di Chios, che si trova vicino alla Turchia. Durante l’anno la preparazione degli arbusti di Pistacia lentiscus avviene in vista della raccolta della resina, che si effettua tra agosto e settembre.

I suoi utilizzi sono anche alimentari: sia come aromatizzante di liquori per esempio, sia in miscele per condire piatti quali il Saliq, riso cotto con carne mangiato in Arabia Saudita, che viene aromatizzato con cardamomo e mastice.

Non dimentichiamo il suo uso cosmetico: Dioscoride (I sec. A.C.) ne parla come materiale utilizzato in maschere per il viso, e per migliorare l’alito e pulire i denti. La sua applicazione cosmetica viene trattata da diversi autori; troviamo anche delle testimonianze sul suo uso come incenso in formulazioni profumate – per esempio in una ricetta contenuta nella Pharmacopoeia Ellenica, stilata nel XIX secolo, troviamo che degli incensi in forma di tavolette possono essere creati usando incenso, storace, labdano e mastice.

Fumigazione di resina di mastice, photo Elena Cobez

In fumigazione il suo profumo si presenta intenso, corposo, e avvolgente, con note verdi, fresche e balsamiche, talvolta legnose e con una nota di fondo amara che mette in risalto le sfumature di legno e di bosco. Aromatico e decisamente intrigante, il mastice ci invita ad un viaggio dentro noi stessi e alla capacità di connetterci con la nostra intuizione, con mente chiara e priva di pensieri ricorrenti o fissi. La sua capacità di rinfrescare e rinnovare può risultare utile quando abbiamo bisogno di rigenerarci, soprattutto mentalmente, e quando vorremmo lasciar andare un modo di pensare che non ci aiuta più.