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Profumo di Madagascar

Il Madagascar si è staccato dal continente africano circa 160 milioni di anni fa, e in quell’isolamento lunghissimo ha costruito qualcosa che altrove non esiste: una densità di specie uniche altissima, oltre l’85% delle piante, oltre il 90% dei rettili e degli anfibi, non si trovano in nessun altro luogo del pianeta. Non è un caso isolato qua e là. È un intero ecosistema che ha imparato a divergere, a specializzarsi, restando comunque un solo territorio.

Nel lavoro con le materie prime di quest’isola – la vaniglia, il vetiver, il Ramy, il geranio Bourbon, il patchouli, il niaouli, la cannella – ritrovo la stessa struttura: specie diversissime che convivono sullo stesso suolo rosso, ciascuna con la propria nota, senza sovrapporsi. La biodiversità, qui, non è solo un dato scientifico. È un modello di come materiali, tempi, culture diverse possano stare insieme senza doversi somigliare.

Il Ramy, per esempio, è una resina che arriva solo a fine estate, raccolta da chi conosce l’albero abbastanza da sapere quando è pronto. Non è la varietà in astratto a contare; è che ogni materiale porta con sé il tempo e la mano di chi lo ha raccolto, e quello non si può replicare altrove. Ne ho scritto in Materia Viva n.10.

Questa varietà non sopravvive da sola. Dietro ogni materiale c’è un sapere tramandato: chi sa dove cercare, quando raccogliere, come lavorare la materia senza sprecarla. È una conoscenza che si perde in una generazione, se nessuno la porta avanti. Scegliere una provenienza precisa, raccontarla per nome, è anche un modo per tenere viva quella trasmissione – non lasciarla scomparire dentro un sacco anonimo insieme a tutto il resto.

Mastice di Chios: Viaggio Sensoriale in una Resina Millenaria

Il profumo del mastice di Chios ci sorprende per la sua pulizia e la sua brillantezza. Una resina che stupisce da secoli o forse millenni, vista la sua lunga tradizione d’uso che viene citata dal medico Galeno (II sec. D.C.), fino ai rimedi di Giovanni di Vigo (medico del papa Giulio II, nei primi anni del 1500)fino ai giorni nostri.

Il mastice in forma pura (la resina stessa come viene raccolta, o la sua polverizzazione) trova testimonianze d’uso trasversali; è per esempio una delle componenti dell’olio santo nella tradizione cristiana ortodossa.

Viene raccolto sull’isola greca di Chios, che si trova vicino alla Turchia. Durante l’anno la preparazione degli arbusti di Pistacia lentiscus avviene in vista della raccolta della resina, che si effettua tra agosto e settembre. Di questa resina e delle sue lacrime traslucide ho scritto anche in I cristalli luminosi del Mediterraneo.

I suoi utilizzi sono anche alimentari: sia come aromatizzante di liquori per esempio, sia in miscele per condire piatti quali il Saliq, riso cotto con carne mangiato in Arabia Saudita, che viene aromatizzato con cardamomo e mastice.

Non dimentichiamo il suo uso cosmetico: Dioscoride (I sec. A.C.) ne parla come materiale utilizzato in maschere per il viso, e per migliorare l’alito e pulire i denti. La sua applicazione cosmetica viene trattata da diversi autori; troviamo anche delle testimonianze sul suo uso come incenso in formulazioni profumate – per esempio in una ricetta contenuta nella Pharmacopoeia Ellenica, stilata nel XIX secolo, troviamo che degli incensi in forma di tavolette possono essere creati usando incenso, storace, labdano e mastice.

Fumigazione di resina di mastice, photo Elena Cobez

In fumigazione il suo profumo si presenta intenso, corposo, e avvolgente, con note verdi, fresche e balsamiche, talvolta legnose e con una nota di fondo amara che mette in risalto le sfumature di legno e di bosco. Aromatico e decisamente intrigante, il mastice ci invita ad un viaggio dentro noi stessi e alla capacità di connetterci con la nostra intuizione, con mente chiara e priva di pensieri ricorrenti o fissi. La sua capacità di rinfrescare e rinnovare può risultare utile quando abbiamo bisogno di rigenerarci, soprattutto mentalmente, e quando vorremmo lasciar andare un modo di pensare che non ci aiuta più.

Se ti piacciono le resine e ti piacerebbe utilizzarle in composizione di profumi botanici, c’è il corso online di profumeria botanica.