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Tre oli vegetali per la pelle d’estate: jojoba, avocado e carota

D’estate la pelle cambia. Il sole, il sale, il vento, l’aria condizionata: tutto la mette alla prova, e lei chiede qualcosa di più semplice e più ricco allo stesso tempo. In questi anni, tra i tanti oli vegetali che ho avuto sul tavolo, tre sono diventati i miei compagni della bella stagione.

La jojoba. Il primo è in realtà un falso olio: la jojoba è una cera liquida, estratta dai semi di un arbusto dei deserti tra Messico e California. Per questo non irrancidisce quasi mai e ha una tenuta straordinaria. Sulla pelle scivola via leggera, senza ungere, e ha una composizione vicina al sebo umano: la pelle la riconosce, la accoglie. È quella che uso quando voglio qualcosa di discreto.

L’avocado. Poi c’è l’avocado, che è l’opposto: denso, verde, quasi un cibo. Viene dalla polpa del frutto, non dal seme, ed è ricchissimo, tanto che spesso lo uso diluito in un olio più leggero. È l’olio delle pelli secche, di quelle che a fine estate tirano un po’ e chiedono nutrimento.

La carota. Il terzo non è un olio vero e proprio, ma un macerato: carote lasciate a lungo in un olio vegetale, spesso di girasole, finché gli cedono il loro colore arancio intenso. Si usa in piccola parte, perché colora, e porta nella miscela una nota calda, quasi di terra.

Messi insieme, fanno un olio per il corpo che amo dopo una giornata all’aria aperta, quando la pelle ha bisogno di essere accudita. Per esporsi al sole, invece, serve sempre una buona protezione solare: gli oli vegetali non la sostituiscono.

Curcuma…solo in cucina? L’uso della curcuma come ubtan

In Ayurveda la curcuma è considerata quasi una panacea, e proprio per questo è difficile scegliere da dove cominciare. Io parto dal colore: quel giallo intenso che molti conoscono già dalla cucina.

La tradizione ayurvedica le riconosce una qualità particolare, che si chiama yogavahini: la capacità di accompagnare le altre piante nel corpo, amplificandone l’azione. È riscaldante e pungente, sostiene la digestione, e si dice che purifichi le nadi, i canali sottili, per questo viene usata spesso in primavera, quando il corpo si alleggerisce dagli accumuli dell’inverno.

Il gesto più bello, per me, è l‘ubtan: una maschera di polveri, curcuma, farine, a volte latte o yogurt, che in India si stende sulla pelle prima dei giorni importanti. Si mescola nel palmo, si stende, si lascia asciugare, e si toglie strofinando piano. La pelle resta morbida e luminosa, e le mani restano gialle per un po’. Fa parte del gioco.

Se ti incuriosisce l’India degli oli e delle spezie, puoi continuare con l’articolo sul viaggiare in India con gli oli essenziali. La curcuma è una delle spezie che raccontano le vie delle spezie dall’India al resto del mondo.