Archivi tag: olio essenziale

Legno di Rosa, un cuore che tiene

Ho una piccola bottiglia di Legno di Rosa sul tavolo dell’atelier da tempo Non la uso spesso — non nel senso quotidiano, routinario. La uso quando sento che qualcosa vuole tornare al centro.

Il Legno di Rosa è Aniba rosaeodora, un albero amazzonico che per decenni è stato tagliato in modo massivo per estrarne l’olio essenziale. Un olio tra i più richiesti dalla profumeria internazionale — leggero, floreale, caldo, con quella nota di linalolo che i nasi hanno amato per generazioni. Ed è proprio questa storia di amore e sfruttamento che lo rende, ai miei occhi, uno degli oli più complessi da incontrare.

Oggi la situazione è diversa: esistono filiere che distillano solo le foglie, preservando l’albero. Alcuni produttori brasiliani stanno ripiantando e lavorando in modo controllato.

Ma veniamo all’odore, perché è lì che comincia la relazione vera. Il Legno di Rosa ha qualcosa che stupisce: è un legno che porta quella verticalità che tutti i legni portano — quella sensazione di colonna, di asse centrale, di “eccomi, sono qui” — ma la avvolge in una luce quasi floreale. C’è del rosa, in senso letterale: un richiamo alla rosa senza essere la rosa. Una gentilezza strutturale, se vogliamo.

Prima ancora che diventasse materia prima per la profumeria occidentale, il Legno di Rosa era parte della vita quotidiana e rituale delle popolazioni indigene amazzoniche. Un albero conosciuto, rispettato, integrato nei momenti di transizione: guarigioni, preparazioni, cerimonie legate al ciclo della vita. Le tradizioni sciamaniche dell’Amazzonia riconoscono alle piante un’intelligenza propria, una direzione, qualcosa che comunicano a chi sa ricevere.

Ispirandomi a questo tipo di sensibilità, ho imparato, negli anni, che i legni in aromaterapia emozionale sono gli oli della presenza. Quando siamo dispersi in mille direzioni, quando la testa è ovunque meno che nel corpo, un legno ci richiama. Ci dice: torna qui. Esisti qui.

Il Legno di Rosa fa questo con una delicatezza particolare, come se la stabilità avesse una sua grazia. Dal punto di vista chimico, è ricchissimo di linalolo — lo stesso componente principale del neroli e della lavanda, ma qui in un contesto legnoso che lo rende più profondo, meno volatile, più persistente. Ha una durata sul corpo che sorprende: rimane.

Lo utilizzo spesso nei momenti di transizione quel territorio di soglia in cui si è tentati di accelerare, di forzare, di “fare qualcosa”. Il Legno di Rosa dice: stai. Il momento sa già dove sta andando.

È un albero che viene da molto lontano. Ma quando lo incontri, ha la qualità delle cose che appartengono a casa.

un abbraccio alla vaniglia

[English version of the article – Vanilla, a soul hug]

Conosciuta e utilizzata in Aromaterapia per le sue qualità olfattive ed emozionali, la Vaniglia è un vero e proprio “abbraccio per l’anima”.

Se vuoi conoscerne l’odore vero, bisogna prendere i baccelli, e aprirli. Sentirai così un profumo che non è quello stucchevole che spesso ritroviamo nei profumi: la Vaniglia ha in realtà un odore dolce, ma anche sfumature amare e liquorose. Se hai l’oleoresina, o una sua diluizione, sentirai una fragranza avvolgente e invitante e a seconda della provenienza geografica della Vaniglia che stai annusando, ci saranno note fiorite, o magari dolciastre, o profonde (nel caso arrivi dal Messico).

In generale, nell’annusare la vera Vaniglia, troveremo densità, calore, dolcezza piena ma mai stucchevole.

“Ascoltando” il suo odore, noterai la sua attività calmante e avvolgente – anche ricerche in ambito scientifico confermano le sue qualità ansiolitiche; se ami la creazione di miscele profumate, la Vaniglia si unisce bene con odori fioriti, ma anche con incensi, resine e alcuni legni (come l’olio essenziale di Sandalo), oltre a spezie quali la Cannella.

Questa orchidea ha avuto un curioso destino, in quanto è originaria del Messico, dove ora viene raccolta in minima parte, mentre la produzione soprattutto in Madagascar è estensiva (sebbene non autoctona, ma “trapiantata”). Ci sono delle produzioni anche in altre parti del mondo, per esempio a Tahiti.

Quelli che noi conosciamo come baccelli di Vaniglia, sono in effetti i baccelli raccolti dalla pianta, che vengono essiccati e fermentati per almeno tre mesi, e a quel punto si ottiene il baccello che siamo abituati a utilizzare in cucina. Se lo apriamo con un coltellino, troveremo al suo interno i semi che sono la parte più profumata e gustosa, e con essi potremo sbizzarrirci nelle aromatizzazioni.