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profumi per una fresca estate

[Scents for a fresh summer – English version here]

Quest’anno le alte temperature si fanno sentire, e per questo i nostri oli essenziali possono darci una mano. Ricordiamo infatti che alcuni di essi rinfrescano, ed altri, con la loro leggerezza, possono restituirci una sensazione di sollievo.

Un modo semplice di utilizzarli è creare degli spray, con alcol alimentare a 95 gradi o vodka a 40 gradi, e unire gli oli essenziali.

Vediamo una ricetta semplice, distensiva e fresca (l’ho chiamata “delle tre mente”):

in 30 ml di vodka, aggiungere 10 gocce di Menta piperita (preferibilmente di Pancalieri);

5 gocce di Menta dei Campi (Mentha arvensis);

2 gocce di Menta spicata.

In questo modo otterremo uno spray rinfrescante, nel quale le note delle tre mente si sommano e alternano, creando una profumazione intrigante con l’utilizzo di una sola tipologia di pianta (piante dello stesso genere ma di una specie diversa).

Per chi cerca un allegro relax invece si potrebbero utilizzare, sempre in 30 ml di vodka:

5 gocce di olio essenziale di Lavandula angustifolia

5 gocce di olio essenziale di Arancio dolce

3 gocce di olio essenziale di Mandarino verde

creando una sinergia relax, che dona benessere emozionale e può risultare utile quando il nostro umore vive un pò di alti e bassi (attenzione non spruzzare sulla pelle direttamente se vi esponete al sole).

In caso di gambe stanche a causa del caldo, ricordo che si possono aggiungere in un pò di crema base:

3 gocce di Cipresso, per aiutare il rintorno vaso-linfatico;

3 gocce di Menta piperita, per l’effetto fresco e tonificante.

Da applicare sulle gambe, con movimenti dal piede verso le anche. Se ne abbiamo la possibilità, è importante anche fare una docciatura fresca delle gambe prima dell’applicazione (o anche dopo, se abbiamo bisogno di togliere l’eccesso di crema o di olio vettore).

La meraviglia come fonte di creatività

La meraviglia non è un lusso da tenere per le vacanze. È il punto da cui parte ogni vera ricerca estetica. Quando guardiamo il mondo con occhi aperti, attiviamo un tipo di attenzione che viene prima di qualsiasi tecnica: ricevere, prima di capire.

Nel mio lavoro con i profumi l’ho visto succedere tante volte. Prima di studiare la composizione di un’essenza, prima di conoscerne la chimica o la storia, c’è un momento di pura ricezione, e quel momento decide la qualità di tutto ciò che viene dopo. Chi lo salta sa molte cose, ma sente poco.

Questa attenzione non si impara dai manuali. Si coltiva ogni giorno, smettendo di dare per scontato ciò che ci circonda: come la luce entra dalla finestra al mattino, come cambia l’odore di una stanza nelle ore, la trama di una superficie che tocchiamo senza pensarci.

Sostare prima di nominare

Davanti a un tramonto, il primo impulso è fotografarlo o trovare le parole per descriverlo. È giusto, ma arriva troppo presto. L’educazione dello sguardo comincia quando restiamo dentro l’esperienza un momento in più, senza trasformarla subito in contenuto.

Chi fotografa davvero lo sa: l’immagine più viva nasce da un’attesa, dal tempo in cui guardi senza ancora scattare. Lo stesso vale per il naso. Un profumo si rivela solo a chi gli concede qualche respiro, senza fretta di dargli un nome.

La capacità di riconoscere la bellezza non è un talento per pochi. È una forma di intelligenza che si allena, con pratica e un po’ di disciplina. La meraviglia la tiene viva: impedisce all’esperienza di diventare abitudine e ci ricorda che c’è sempre qualcosa da scoprire, anche nelle cose che crediamo di conoscere.

Per questo nel mio lavoro l’esperienza viene sempre prima della teoria. Prima di parlare di oli essenziali, si annusa. Prima di spiegare, si ascolta come il corpo risponde. Succede anche nelle sedute individuali, e succede in Materia Viva, la ezine aromatica, dove ogni materia prima viene prima di tutto incontrata, e solo dopo raccontata.

Il ritorno al mondo

In un tempo che preferisce l’informazione alla sensazione, la meraviglia diventa quasi un gesto di resistenza. Vuol dire scegliere la qualità dell’attenzione invece della quantità dei dati, l’esperienza diretta invece dello schermo, la presenza invece della prestazione.