Nel progetto A Tale for the Rootless di Teresa Noronha Feio al quale ho collaborato, la memoria non viene affrontata soltanto attraverso il racconto. Una parte importante della ricerca passa dal corpo: fotografie, tessuti, libri, poesie, musica e oggetti familiari diventano materiali capaci di modificare uno stato, un gesto, una qualità del movimento. Teresa descrive questi elementi come presenze in grado di condurla verso qualcosa che successivamente può trasformarsi in movimento, parola e presenza scenica.
È in questo territorio che entra anche l’olfatto, e il mio intervento nel Progetto.
Un odore può essere percepito prima di essere interpretato. A volte arriva una sensazione di familiarità, attrazione, rifiuto, distanza o riconoscimento senza che sia ancora chiaro da dove provenga. Il corpo risponde prima che la mente abbia costruito una spiegazione.
Per questo, all’interno di un lavoro biografico, il profumo può essere interessante non tanto come simbolo da decifrare, quanto come materiale capace di modificare lo stato della persona. Come accade con un oggetto, un’immagine o una posizione nello spazio, ciò che viene percepito può aprire associazioni, memorie e movimenti che non erano immediatamente disponibili attraverso il linguaggio.
Nel lavoro con Teresa questo passaggio è stato particolarmente evidente: la ricerca riguardava le radici, l’eredità familiare e una storia distribuita tra luoghi e generazioni diverse. Il corpo diventa il punto in cui questi elementi possono incontrarsi nel presente, senza essere ordinati subito in una narrazione coerente.
L’odore può accompagnare questo tipo di percorso; lavorare con materiali aromatici significa anche lasciare spazio a una forma di conoscenza che non nasce immediatamente dalla spiegazione; e da quella consapevolezza, nasce un movimento.