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Pepe nero: una spezia del calore raccolto

Ci sono essenze che arrivano in modo inaspettato. Il Pepe nero è una di quelle: lo conosco da anni, lo uso, lo propongo, ma una sera di dicembre, durante un incontro con un gruppo numeroso, è emerso con una forza che non mi aspettavo. Non come spezia da cucina, non come nota piccante in una sinergia. Come protagonista. Come risposta a qualcosa che il gruppo stava cercando senza saperlo nominare. Quella sera ho capito meglio cosa fa il Pepe nero quando lo si incontra davvero.

Piper nigrum è una liana tropicale, originaria dell’India meridionale, da dove è partito lungo le vie delle spezie. Il suo olio essenziale si ricava per distillazione in corrente di vapore dai grani essiccati. L’odore sorprende chi si aspetta la cucina: c’è il pepe, sì, quella nota pungente e immediata, ma sotto c’è qualcosa di più caldo, quasi legnoso, con una profondità che non ti aspetti da una spezia.

In aromaterapia emozionale il Pepe nero è associato al coraggio, ma non al coraggio eroico, estroverso, quello che si mostra. Al coraggio interiore. Alla capacità di stare con se stessi quando la luce fuori diminuisce, quando l’anno volge verso il buio e qualcosa chiede di essere guardato. È il fuoco che non brucia, che scalda dal centro senza consumare.

Dal punto di vista chimico è ricco di sesquiterpeni, in particolare beta-cariofillene, la molecola che gli dà quella profondità quasi legnosa. La tradizione lo considera una spezia che rimette in moto, e questo si può leggere anche in senso simbolico: qualcosa che si era bloccato e ricomincia a scorrere.

Nei mesi invernali la natura fa esattamente questo: porta dentro, rallenta, prepara. Il Pepe nero può essere l’essenza di questo movimento, la spezia che non scalda la superficie ma il centro, che concentra (se risuoni con questo approccio e vuoi approfondire, puoi seguire il corso online di Aromaterapia emozionale). Lo utilizzo in diffusione nelle ore serali di questo periodo, oppure diluito in un olio vettore: è un compagno di cammino proprio nei mesi in cui c’è più buio, e cerchiamo un calore interno che sia stabile e confortevole.

un abbraccio alla vaniglia

Conosciuta e utilizzata in Aromaterapia per le sue qualità olfattive ed emozionali, la Vaniglia è un vero e proprio “abbraccio per l’anima”.

Se vuoi conoscerne l’odore vero, bisogna prendere i baccelli, e aprirli. Sentirai così un profumo che non è quello stucchevole che spesso ritroviamo nei profumi: la Vaniglia ha in realtà un odore dolce, ma anche sfumature amare e liquorose. Se hai l’oleoresina, o una sua diluizione, sentirai una fragranza avvolgente e invitante e a seconda della provenienza geografica della Vaniglia che stai annusando, ci saranno note fiorite, o magari dolciastre, o profonde (nel caso arrivi dal Messico).

In generale, nell’annusare la vera Vaniglia, troveremo densità, calore, dolcezza piena ma mai stucchevole.

“Ascoltando” il suo odore, noterai la sua attività calmante e avvolgente ; se ami la creazione di miscele profumate, la Vaniglia si unisce bene con odori fioriti, ma anche con incensi, resine e alcuni legni (come l’olio essenziale di Sandalo), oltre a spezie quali la Cannella.

Questa orchidea ha avuto un curioso destino, in quanto è originaria del Messico, dove ora viene raccolta in minima parte, mentre la produzione soprattutto in Madagascar è estensiva (sebbene non autoctona, ma “trapiantata”). Nel Quattrocento cresceva già nel giardino reale di Montezuma, accanto al Frangipani: due piante messicane che hanno poi attraversato gli oceani, la vaniglia fino al Madagascar, il Frangipani fino all’Asia e alle Hawaii.

Quelli che noi conosciamo come baccelli di Vaniglia, sono in effetti i baccelli raccolti dalla pianta, che vengono essiccati e fermentati per almeno tre mesi, e a quel punto si ottiene il baccello che siamo abituati a utilizzare in cucina. Se lo apriamo con un coltellino, troveremo al suo interno i semi che sono la parte più profumata e gustosa, e con essi potremo sbizzarrirci nelle aromatizzazioni.