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Circolazione e Vitalità: quando il corpo chiede movimento

Ci sono momenti in cui il corpo chiede movimento. A volte è qualcosa di molto semplice, come alzarsi, cambiare posizione, camminare per qualche minuto, aprire una finestra, uscire all’aria aperta. Prima ancora che il pensiero riesca a formulare con chiarezza che cosa non va, il corpo spesso segnala che una situazione è diventata troppo ferma. Possiamo avvertirlo come pesantezza, insofferenza, bisogno di aria o desiderio improvviso di spostarci. Non è detto che quel movimento debba portarci lontano: a volte serve soltanto a cambiare il punto da cui stiamo guardando.

Siamo abituati a pensare che prima dobbiamo capire e poi agire, ma nell’esperienza sensoriale accade spesso il contrario. Prima arriva un gesto, poi il significato. Ci alziamo, prendiamo una boccetta, scegliamo un profumo, cambiamo stanza, facciamo due passi, e solo in seguito ci rendiamo conto di ciò che stavamo cercando. Per questo trovo interessante osservare i piccoli movimenti spontanei del corpo senza trasformarli immediatamente in qualcosa da spiegare o correggere. Il corpo non sempre parla attraverso concetti: molto spesso parla attraverso orientamenti.

L’olfatto appartiene profondamente a questo linguaggio. Davanti a un’essenza possiamo certamente chiederci quali siano le sue caratteristiche o i suoi impieghi, ma possiamo anche partire da una domanda più semplice: che movimento produce in me? Alcuni aromi sembrano aprire lo spazio, altri invitano al raccoglimento; alcuni risvegliano memorie, altri modificano immediatamente il ritmo del respiro o dell’attenzione (se sei interessato al mondo delle essenze, puoi seguire il corso online di Aromaterapia emozionale).

Anche il profumo, del resto, è movimento. Una materia aromatica lascia la pianta, attraversa l’aria, viene respirata e incontra il corpo. Da quell’incontro può nascere un’immagine, un ricordo, una sensazione o un gesto. È un processo molto diverso dall’idea di usare un’essenza soltanto per ottenere un determinato effetto. Mi interessa di più osservare ciò che accade quando la materia entra nella percezione e lascia emergere una risposta. In questo senso l’aromaterapia può diventare una pratica di ascolto: non tanto un modo per correggere continuamente ciò che siamo, quanto un’occasione per accorgerci dei movimenti che sono già presenti e che forse chiedono semplicemente spazio.

Aromaterapia e creare uno spazio protetto per il proprio benessere

Anni fa frequentai un residenziale di Vipassana, una forma di meditazione che prevede di tenere il silenzio; rimasi in silenzio quasi 10 giorni , mentre condividevo questa esperienza con altre persone, che vidi ogni giorno alzarsi all’alba, meditare, fare colazione, meditare, pranzare, meditare, cenare, stare insieme, in silenzio.

Di quei giorni ricordo la profondità della tecnica e quanto giorno dopo giorno, quel silenzio, quella pratica, permettesse un contatto con sè stessi come non avevo quasi mai avuto. Poichè per me non era per niente facile, verso ora di pranzo salivo al primo piano di una delle residenze che ci ospitava, mi siedevo e guardavo il paesaggio collinare, molto bello, molto pacifico. Dentro di me la chiamavo “la mia televisione”; mi riservavo quel momento per distendere lo sguardo su quelle colline, sulla loro forma, il loro movimento.

Poi assistevo alla vita delle mie compagne di percorso, e provavo una profonda compassione per ognuno di noi, osservando la determinazione e il sacrificio che ognuna stava vivendo. Non era facile per nessuna di noi, ma sapevamo che “quella cosa lì” ci stava facendo del bene, anche se non era una passeggiata.

La consapevolezza che ho raggiunto in quei giorni mi è stata preziosa – negli anni ho provato a vivere alcuni oli essenziali come supporto al percorso di presenza mentale; l’aromaterapia ci aiuta quando dobbiamo creare uno spazio protetto lì dove ci troviamo, ovunque sia.

Una scelta è certamente l’olio essenziale di Incenso (Boswellia sacra), che “da sempre” è una essenza che aiuta le persone a connettersi con qualcosa di più ampio di sè; con quel senso di direzione che è nostro ma che risponde a qualcosa di più ampio. Gli alberi di incenso crescono anche in condizioni estreme, dimostrando forse che la connessione con il proprio sè profondo può avvenire in ogni circostanza.

Ci sono tanti tipi di incenso in realtà, e una essenza più pungente ma che apprezzo è l’incenso indiano, Boswellia serrata. Per certi versi meno etereo della Boswellia sacra, questa pianta mi ricorda la determinazione che ho visto così tante volte sui volti delle persone che ho incontrato in India.

Da non dimenticare anche il Sandalo, oggi soprattutto Santalum austrocaledonicum, anche se tradizionalmente era Santalum album. Uno dei regali più belli che mi fece un amico fu dirmi un giorno “quando sei arrivata mi è venuto in mente il legno di sandalo”.

Si può utilizzare l’olio essenziale in diffusione nell’ambiente, o farne un roll-on, con olio di jojoba, per ristorare il nostro cuore e la nostra mente (se risuoni con questo approccio puoi prendere in considerazione il corso online di Aromaterapia emozionale).

Perchè non provare un roll-on da meditazione:

In 10 ml di olio di jojoba:

3 gocce di olio essenziale di Boswellia sacra

3 gocce di olio essenziale di Boswellia serrata

3 gocce di olio essenziale di Sandalo

Per ricordarci che possiamo sempre sentirci “a casa”.