Archivi categoria: India

Gli Attar: L’Arte della Profumeria Sacra Indiana

Se c’è una tradizione profumiera che mi ha insegnato il senso del tempo, è quella degli attar indiani. Sono concentrati aromatici nati da tecniche di distillazione antichissime, e portano con sé un’idea di bellezza che va oltre il semplice profumo: una bellezza che trasforma, lentamente, chi la indossa.

Kannauj, la città dei profumieri

Nel cuore dell’Uttar Pradesh c’è una città che da più di mille anni custodisce questo sapere: Kannauj. Lì, in piccoli laboratori di famiglia, i maestri profumieri praticano ancora la distillazione deg-bhapka. Gli alambicchi di rame, i deg, sono collegati da canne di bambù ai recipienti di raccolta, i bhapka. La distillazione si ripete per giorni, carico dopo carico, e il profumiere la guida con il corpo prima che con gli strumenti: tocca il rame, ascolta l’acqua, regola il fuoco.

Il sandalo, la base sacra

Quello che rende unici gli attar è la loro base: l’olio di sandalo. Il sandalo di Mysore, il più pregiato, non è solo un ingrediente. È una presenza che accoglie, armonizza e trattiene anche le note più fuggevoli. I fiori freschi vengono distillati e i loro vapori si posano nel sandalo, che li custodisce. Il risultato è un profumo che sulla pelle si apre per ore, rivelando ogni volta qualcosa di nuovo.

La rosa, regina dei fiori

L’attar di rosa è forse l’espressione più raffinata di quest’arte. Le rose damascene si raccolgono all’alba e vengono distillate subito sul sandalo. Ne nasce una rosa che non ha niente di zuccherino: resta verde, speziata, completa, con dentro i petali, le foglie e perfino un po’ di terra.

Champa e i fiori dei templi

Poi c’è il champa, il fiore della Magnolia champaca, cremoso e profondo, che porta subito nei templi indiani, dove viene offerto alle divinità. In India i fiori bianchi dei templi sono una famiglia intera: accanto al champa ci sono il gelsomino, la tuberosa, e il frangipani, che si raccoglie caduto a terra e si posa sugli altari. Sono fiori che non si regalano, si offrono.

Il gesto dell’attar

L’attar si usa con poche gocce, sui polsi, dietro le orecchie, alla base del collo, dove il calore del corpo lo fa respirare. All’inizio può sembrare intenso, poi si ritira e resta come una presenza sottile, per ore. Nella tradizione ayurvedica viene usato anche sui punti marma, i centri sottili del corpo, accanto ad altre materie sacre come la boswellia e il vetiver.

Un vero attar si conserva in piccole boccette scure, lontano dalla luce, e con gli anni migliora. Riconoscerlo richiede esperienza: deve essere ricco ma mai aggressivo, deve evolvere sulla pelle, e deve avere quella profondità che solo il sandalo vero sa dare.

Se l’India ti chiama, ne ho scritto anche in Viaggiare in India con gli oli essenziali. E se ami le fragranze botaniche, puoi seguire online il corso di Profumeria botanica, per esplorare le materie prime e comporre qualcosa di veramente tuo.

Curcuma…solo in cucina? L’uso della curcuma come ubtan

In Ayurveda la curcuma è considerata quasi una panacea, e proprio per questo è difficile scegliere da dove cominciare. Io parto dal colore: quel giallo intenso che molti conoscono già dalla cucina.

La tradizione ayurvedica le riconosce una qualità particolare, che si chiama yogavahini: la capacità di accompagnare le altre piante nel corpo, amplificandone l’azione. È riscaldante e pungente, sostiene la digestione, e si dice che purifichi le nadi, i canali sottili, per questo viene usata spesso in primavera, quando il corpo si alleggerisce dagli accumuli dell’inverno.

Il gesto più bello, per me, è l‘ubtan: una maschera di polveri, curcuma, farine, a volte latte o yogurt, che in India si stende sulla pelle prima dei giorni importanti. Si mescola nel palmo, si stende, si lascia asciugare, e si toglie strofinando piano. La pelle resta morbida e luminosa, e le mani restano gialle per un po’. Fa parte del gioco.

Se ti incuriosisce l’India degli oli e delle spezie, puoi continuare con l’articolo sul viaggiare in India con gli oli essenziali. La curcuma è una delle spezie che raccontano le vie delle spezie dall’India al resto del mondo.