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Quando il profumo si lascia ascoltare – tra profumo e suono

In un laboratorio recente è successa una cosa che porto ancora con me. Le materie erano sul tavolo — qualche resina, un legno, un fiore — e mentre passavano di mano in mano ho sentito che nella stanza stavamo ascoltando. Ogni essenza entrava con un suo registro, e tra una e l’altra si apriva qualcosa che somigliava a un accordo: qualcosa con la nitidezza di una frase, un disegno, una direzione, un timbro che si poteva riconoscere.

Mi è rimasta addosso l’impressione che il profumo, certe volte, sia proprio una musica. E che, come la musica, si possa comporre insieme.

C’è una tradizione, in Giappone, che pratica questa cosa da secoli e le ha dato un nome preciso. Si chiama Kodo, la via dell’incenso, e quando si avvicina al naso un legno aromatico si dice Monko: ascoltare l’incenso. Il verbo è quello dell’udito. Chi ascolta un profumo entra in relazione con una presenza che si dispiega nel tempo, esattamente come si fa con un suono.

Anche la profumeria occidentale ha preso le sue parole dalla musica. Diciamo “note” — di testa, di cuore, di fondo — perché un profumo si apre, si svolge e lascia un fondo, come una frase ha un attacco, un corpo e una coda. E diciamo “accordo” per più essenze che, combinate, suonano come una cosa sola: tre suoni tenuti insieme generano qualcosa che nessuno dei tre possedeva da solo.

Forse è per questo che certe esperienze olfattive arrivano come musica. Quando le materie sono vive – resine, legni, fiori che conservano la loro voce – e le si incontra in un piccolo gruppo, con il tempo necessario, succede qualcosa che assomiglia a fare musica da camera. Ognuno tiene la sua nota, prova un suo accostamento, e a un certo punto nella stanza si forma una risonanza condivisa: come quando qualcuno tiene una nota e gli oggetti intorno cominciano, piano, a vibrare con lei.

Se sei interessato all’esperienza della profumeria botanica, ti ricordo che offro laboratori di profumeria botanica come eventi privati, e puoi seguire anche il corso online di profumeria botanica, per sperimentare a casa la tua creatività!

Il tempo lento della Materia

C’è un momento preciso in cui il rumore del mondo diventa troppo forte. Le giornate si riempiono di parole astratte, schermi digitali e scadenze veloci, e lasciano addosso una stanchezza profonda, quasi invisibile. Questa stanchezza chiede qualcosa di più del sonno: chiede di tornare a toccare la terra.

Chi arriva fin qui sente forse il bisogno fisico di rallentare, di depositare il carico, di trovare un rifugio dove basta esserci.

L’ancoraggio della materia viva

Quando la mente è ovunque, il corpo cerca un baricentro. Nella profumeria botanica e nello studio delle piante vive quel baricentro prende la forma di un ancoraggio. La materia ha un tempo suo, antico e costante, lontano dalle frette dell’algoritmo.

Il tempo lento della vaniglia, che macera per mesi in silenzio, densa e scura. La stabilità del vetiver, che affonda le radici nella terra e ricorda dove poggiare i piedi. La concretezza di un pezzo di resina tra le dita, o di una carta a grana media che accoglie la traccia di un pensiero. Incontrare queste materie vive attiva un rituale di presenza.

Il tempo del silenzio e del respiro

Il profumo, qui, è una guida interiore e prende tre direzioni. La prima è il corpo: la via olfattiva e il tatto sciolgono il flusso mentale e riportano alla propria presenza. La seconda è il tempo lento: lo studio e la cura di materiali aromatici di lunga durata insegnano l’arte dell’attesa. La terza è la sensorialità autentica: i sensi tornano a riconoscere la bellezza delle cose vive e imperfette.

Il passo successivo prende la forma che preferisci. Nei corsi online la materia si studia con calma, da casa. Nella ezine Materia Viva ogni numero segue una materia lungo il suo paesaggio e la sua storia. Gli eventi privati portano il profumo in presenza, in un luogo scelto con cura. Basta rallentare il respiro e lasciarsi guidare da ciò che è vivo.