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In questi giorni esce Quaderno Tre — Essenze e Flusso

È un lavoro lungo, di quelli che maturano con il loro tempo, come una corrente che non forza mai la forma del terreno che incontra ma trova sempre la sua via.

Quaderno Tre segue l’acqua. Il gesto che scioglie, conduce, attraversa. Nasce per quel momento in cui abbiamo bisogno di uno spazio personale — un tempo in cui il respiro si allenta e i sensi tornano a fare da guida.

Quaderno Tre, Essenze e Flusso

Tre essenze lo abitano. L’Ylang Ylang extra, pienezza floreale che si espande lentamente, come un fiore caldo che prende posto nell’aria. Il Neroli, nota luminosa e appena verde, che unisce la grazia del fiore alla memoria dell’arancio. La Menta Piperita, in idrolato e in olio essenziale, la corrente più chiara e veloce: una freschezza che gioca, attraversa, e a volte risolve cose profonde.

Il Quaderno è un momento da dedicarsi: le pagine pdf da leggere con calma, tre audio di accompagnamento come meditazioni guidate, e se lo desideri, i campioni di materiali veri da annusare a casa propria. Perché il flusso si sente — nel ritmo del respiro, nell’ascolto che accoglie, nel modo in cui una nota aromatica accompagna il corpo nel suo tempo.

Quaderno Tre prosegue la Collana dei Quaderni, dopo Essenze e Presenza e Essenze e Terra Viva. Edizione limitata, cofanetti numerati – leggi qui tutti i dettagli!

Quando il profumo si lascia ascoltare – tra profumo e suono

In un laboratorio recente è successa una cosa che porto ancora con me. Le materie erano sul tavolo — qualche resina, un legno, un fiore — e mentre passavano di mano in mano ho sentito che nella stanza stavamo ascoltando. Ogni essenza entrava con un suo registro, e tra una e l’altra si apriva qualcosa che somigliava a un accordo: qualcosa con la nitidezza di una frase, un disegno, una direzione, un timbro che si poteva riconoscere.

Mi è rimasta addosso l’impressione che il profumo, certe volte, sia proprio una musica. E che, come la musica, si possa comporre insieme.

C’è una tradizione, in Giappone, che pratica questa cosa da secoli e le ha dato un nome preciso. Si chiama Kodo, la via dell’incenso, e quando si avvicina al naso un legno aromatico si dice Monko: ascoltare l’incenso. Il verbo è quello dell’udito. Chi ascolta un profumo entra in relazione con una presenza che si dispiega nel tempo, esattamente come si fa con un suono.

Anche la profumeria occidentale ha preso le sue parole dalla musica. Diciamo “note” — di testa, di cuore, di fondo — perché un profumo si apre, si svolge e lascia un fondo, come una frase ha un attacco, un corpo e una coda. E diciamo “accordo” per più essenze che, combinate, suonano come una cosa sola: tre suoni tenuti insieme generano qualcosa che nessuno dei tre possedeva da solo.

Forse è per questo che certe esperienze olfattive arrivano come musica. Quando le materie sono vive — resine, legni, fiori che conservano la loro voce — e le si incontra in un piccolo gruppo, con il tempo necessario, succede qualcosa che assomiglia a fare musica da camera. Ognuno tiene la sua nota, prova un suo accostamento, e a un certo punto nella stanza si forma una risonanza condivisa: come quando qualcuno tiene una nota e gli oggetti intorno cominciano, piano, a vibrare con lei.

Il naso, in quei momenti, ascolta. E ascoltando compone.