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Parlare, sentire, scegliere

Ci sono periodi in cui sappiamo che qualcosa deve cambiare, ma non sappiamo ancora come. Il “cosa” lo sentiamo da tempo, a volte da anni. È il “come” che manca, e finché manca restiamo sospesi: facciamo tutto quello che va fatto, ma con una stanchezza che non passa col riposo.

In quei momenti spesso cerchiamo la risposta con la testa. Facciamo liste, pesiamo pro e contro, chiediamo consigli. Ma la testa da sola tende a ripetere i percorsi che conosce, e le voci degli altri, anche quelle affettuose, portano con sé le loro paure e le loro misure.

Il corpo invece sa spesso prima di noi. Lo dice con la fatica, con l’insofferenza, con un’energia che si spegne in certe situazioni e si riaccende in altre. Imparare ad ascoltarlo non vuol dire seguire ogni impulso: vuol dire riconoscere quello che già sappiamo, e dargli il tempo di diventare pensabile.

Per questo nel mio lavoro parto dal sentire. I profumi sono una via diretta: l’olfatto arriva al corpo e alla memoria prima che la mente abbia il tempo di giudicare. Un’essenza che ci attrae o ci respinge, un ricordo che affiora, un respiro che si allunga sono tutte informazioni (questo è l’approccio dell’Aromaterapia emozionale). Poi viene la parola, che dà forma a ciò che è emerso, e solo alla fine arriva la scelta.

Parlare, sentire, scegliere: non in quest’ordine, spesso, ma sempre tutti e tre. A volte serve solo uno spazio in cui qualcuno ascolta davvero, senza fretta di arrivare a una soluzione. È lì che la direzione, di solito, si fa vedere da sola.

Se sei interessata a un percorso personale, puoi prendere in considerazione le sedute secondo il metodo Core gift o delle sessioni individuali tra coaching e profumi,

Quando il corpo ricorda prima della mente. Profumo, movimento e radici

Nel progetto A Tale for the Rootless di Teresa Noronha Feio al quale ho collaborato, la memoria non viene affrontata soltanto attraverso il racconto. Una parte importante della ricerca passa dal corpo: fotografie, tessuti, libri, poesie, musica e oggetti familiari diventano materiali capaci di modificare uno stato, un gesto, una qualità del movimento. Teresa descrive questi elementi come presenze in grado di condurla verso qualcosa che successivamente può trasformarsi in movimento, parola e presenza scenica.

È in questo territorio che entra anche l’olfatto, e il mio intervento nel Progetto.

Un odore può essere percepito prima di essere interpretato. A volte arriva una sensazione di familiarità, attrazione, rifiuto, distanza o riconoscimento senza che sia ancora chiaro da dove provenga. Il corpo risponde prima che la mente abbia costruito una spiegazione.

Per questo, all’interno di un lavoro biografico, il profumo può essere interessante non tanto come simbolo da decifrare, quanto come materiale capace di modificare lo stato della persona. Come accade con un oggetto, un’immagine o una posizione nello spazio, ciò che viene percepito può aprire associazioni, memorie e movimenti che non erano immediatamente disponibili attraverso il linguaggio.

Nel lavoro con Teresa questo passaggio è stato particolarmente evidente: la ricerca riguardava le radici, l’eredità familiare e una storia distribuita tra luoghi e generazioni diverse. Il corpo diventa il punto in cui questi elementi possono incontrarsi nel presente, senza essere ordinati subito in una narrazione coerente.

L’odore può accompagnare questo tipo di percorso; lavorare con materiali aromatici significa anche lasciare spazio a una forma di conoscenza che non nasce immediatamente dalla spiegazione; e da quella consapevolezza, nasce un movimento – se risuoni con questo approccio, puoi prendere in considerazione il corso online di Aromaterapia emozionale o il corso online di Profumeria botanica.