Archivi categoria: Approccio non verbale

La meraviglia come fonte di creatività

La meraviglia non è un lusso da tenere per le vacanze. È il punto da cui parte ogni vera ricerca estetica. Quando guardiamo il mondo con occhi aperti, attiviamo un tipo di attenzione che viene prima di qualsiasi tecnica: ricevere, prima di capire.

Nel mio lavoro con i profumi l’ho visto succedere tante volte. Prima di studiare la composizione di un’essenza, prima di conoscerne la chimica o la storia, c’è un momento di pura ricezione, e quel momento decide la qualità di tutto ciò che viene dopo. Chi lo salta sa molte cose, ma sente poco.

Questa attenzione non si impara dai manuali. Si coltiva ogni giorno, smettendo di dare per scontato ciò che ci circonda: come la luce entra dalla finestra al mattino, come cambia l’odore di una stanza nelle ore, la trama di una superficie che tocchiamo senza pensarci.

Sostare prima di nominare

Davanti a un tramonto, il primo impulso è fotografarlo o trovare le parole per descriverlo. È giusto, ma arriva troppo presto. L’educazione dello sguardo comincia quando restiamo dentro l’esperienza un momento in più, senza trasformarla subito in contenuto.

Chi fotografa davvero lo sa: l’immagine più viva nasce da un’attesa, dal tempo in cui guardi senza ancora scattare. Lo stesso vale per il naso. Un profumo si rivela solo a chi gli concede qualche respiro, senza fretta di dargli un nome.

La capacità di riconoscere la bellezza non è un talento per pochi. È una forma di intelligenza che si allena, con pratica e un po’ di disciplina. La meraviglia la tiene viva: impedisce all’esperienza di diventare abitudine e ci ricorda che c’è sempre qualcosa da scoprire, anche nelle cose che crediamo di conoscere.

Per questo nel mio lavoro l’esperienza viene sempre prima della teoria. Prima di parlare di oli essenziali, si annusa. Prima di spiegare, si ascolta come il corpo risponde. Succede anche nelle sedute individuali, e succede in Materia Viva, la ezine aromatica, dove ogni materia prima viene prima di tutto incontrata, e solo dopo raccontata.

Il ritorno al mondo

In un tempo che preferisce l’informazione alla sensazione, la meraviglia diventa quasi un gesto di resistenza. Vuol dire scegliere la qualità dell’attenzione invece della quantità dei dati, l’esperienza diretta invece dello schermo, la presenza invece della prestazione.

Autostima, o dello svelare chi siamo e ricevere valore

Autostima, che cos’è veramente? Come possiamo dare valore – reale – a noi stessi?

La risposta è a molti livelli, e cerchiamo di esplorarla in alcuni tratti essenziali. L’autostima ha a che fare con la definizione di noi stessi, e questa definizione è un percorso, un cammino, un work in progress. I segnali di mancanza di autostima li abbiamo quando sentiamo un carico eccessivo, troppa pressione, troppo peso, ossia quando persone e circostanze non lasciano spazio per noi stessi. Quello spazio, pian piano, va recuperato. Ognuno ha la sua misura, ognuno ha la sua formula. Ma di certo recuperare la propria autostima vuol dire recuperare anche uno spazio personale, in modo naturale e non in “opposizione” a qualcun’altro. Semplicemente perchè (un pò come le piante…e gli animali) abbiamo bisogno di uno spazio d’ossigeno e di movimento.  Uno spazio di rigenerazione.

Non solo – tante persone si sentono a disagio quando recuperano dello spazio personale, quando creano un “vuoto” nella loro agenda. In realtà questi momenti di vuoto permettono spesso l’emersione di qualcosa di utile e significativo, come idee nuove, intuizioni, ecc. Una amica un giorno mi disse che si era concessa qualche ora di relax un giorno e si sentiva quasi in colpa. Peccato che durante quelle ore, fosse emerso da lei un intero programma per un progetto a cui stava lavorando. Era emerso: cioè si era sdraiata a riposare, e le idee erano uscite spontaneamente. Aveva lavorato stando sdraiata e concedendosi dello spazio (se vuoi ritagliarti uno spazio di approfondimento delle essenze, puoi prendere in considerazione il corso online di Aromaterapia emozionale, o il corso online di Profumeria botanica).

Siamo convinti che “fare” sia il corrispettivo di “lavorare”, ma soprattutto in questa epoca credo che questo paradigma vada cambiato. “Fare” non basta più; è il momento di sviluppare la nostra consapevolezza su ciò che è veramente significativo per noi (un fare con un senso) e su quanto tutto questo abbia valore per noi e per gli altri. Un valore non solo ideale, ma anche economico. Una scelta, fatta in linea col proprio sentire (o lontano dal proprio sentire), può avere un valore, anche economico, molto grande.

E’ chiaro che la vita è un percorso di apprendimento, e quindi provare, verificare, “sbagliare”, ecc. sono tutti momenti significativi. Ma se sentiamo che l’autostima è uno dei nostri temi, significa che in qualche modo, un sentire di fondo, una non valorizzazione di ciò che siamo più profondamente, ci manca. E non ci fa bene. Non ci permette di ricevere tutto quello che potremmo ricevere. Non ci permette di chiedere tutto quello che potremmo chiedere, e neppure di dare. Insomma, ci blocca nel nostro fluire e nel nostro camminare – o lo rende più difficoltoso, mentre potrebbe essere più facile, per noi e per gli altri.

Una domanda guida che può aiutarci verso l’autostima è “c’è qualcosa di me che posso mostrare al mondo e che fino ad oggi ho tenuto in secondo piano?”. Come mi sento a questo pensiero?

C’è qualche confine in più che posso mettere? O qualche confine che è proprio ora di togliere?

I nostri oli essenziali ci facilitano nello sperimentare le risposte a queste domande e molto altro. Per esempio l’olio essenziale di Rosmarino (Rosmarinus officinalis) ci aiuta a darci energia e presenza mentale,  a ristabilire una connessione con noi stessi nel qui e ora (oltre ad avere altre funzioni)…