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Sandalo: Tradizione Sacra e Applicazioni Contemporanee

Il sandalo è un albero che ha bisogno degli altri. Da giovane affonda le radici accanto a quelle delle piante vicine e ne prende una parte del nutrimento: è un semiparassita, e cresce così, in relazione. Per diventare profumato gli servono decenni. L’essenza si forma lentamente nel cuore del legno e nelle radici, e solo un albero maturo la porta con sé.

Il sandalo della tradizione indiana è il Santalum album, quello che tutti conoscono come sandalo di Mysore. Per secoli è stato il legno dei templi, delle cerimonie, delle offerte. Proprio questa fama ne ha fatto una materia rara: lo sfruttamento eccessivo ha costretto a proteggerlo, e oggi la sua raccolta è regolata. Accanto a lui sono arrivati altri sandali, come quello australiano (Santalum spicatum) e quello della Nuova Caledonia (Santalum austrocaledonicum). Sono parenti stretti, con un carattere proprio, e portano il profumo del sandalo nel presente con altre sfumature..

Al naso il sandalo è morbido, cremoso, quasi lattiginoso. Si rivela piano e resta. È una nota che arriva piano e si allunga nel tempo, e sulla pelle cambia per ore. Per questo in India è la base degli attar, i profumi tradizionali di Kannauj. I fiori vengono distillati direttamente sul sandalo, che li accoglie e li tiene insieme.

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Respiriamo in modo diverso a seconda se sentiamo gli odori o meno?

[English version – Are breath and smell connected?]

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications [Gorodisky, L., Honigstein, D., Weissbrod, A. et al. Humans without a sense of smell breathe differently. Nat Commun 15, 8809 (2024)] ha scoperto che le persone che possono sentire gli odori respirano in modo diverso da quelle che non lo possono fare. I ricercatori hanno monitorato i modelli respiratori di 31 persone con un olfatto normale e 21 persone nate senza olfatto (anosmia congenita) per 24 ore.

I ricercatori hanno scoperto che le persone con olfatto normale fanno in media 240 “annusate esplorative” in più all’ora rispetto alle persone senza olfatto. Queste sono inalazioni piccole e inconsce che si verificano durante un respiro regolare. Durante il sonno, quando le persone sono meno attente agli odori, queste brevi inalazioni diminuiscono.

Tuttavia, altri fattori come la variazione nel volume dell’inspiro differivano in modo significativo tra i due gruppi, anche durante il sonno. Queste differenze erano tali che i ricercatori sono stati in grado di determinare lo stato dell’olfatto di una persona con un’accuratezza dell’83% semplicemente analizzando la sua modalità respiratoria.

Per chi lavora con i profumi e l’aromaterapia, è da sempre chiaro che il respiro sia intimamente connesso con l’annusare; nei miei percorsi dico spesso che il respiro è in qualche modo un “precursore” dell’olfatto, o che comunque non possiamo pensare l’uno senza l’altro.

Il punto è che la qualità del respiro ha un impatto sul nostro benessere generale, fisico e mentale e questi nuovi studi confermano che la capacità di annusare odori piacevoli amplia il “desiderio di respirare”.

Da una prospettiva più ampia, appare evidente quanto gli odori buoni (per noi) siano un invito a respirare, a prendere aria, a darci cioè spazio per sentire noi stessi e recuperare la nostra sensibilità. E’ una dimensione fisica e interiore imprescindibile per il nostro benessere, e diventa forse ancora più importante adesso che viviamo in continuo contatto con mezzi tecnologici che per quanto fondamentali, richiedono delle pause magari prendendo tra le mani una pianta o un frutto, e dandoci il tempo e lo spazio per sentire il piacere che ne può derivare con tutti i nostri sensi, iniziando dal nostro naso.