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Il rituale del dopo-sole: oli vegetali ed essenze per la sera d’estate

D’estate, dopo una giornata all’aria aperta, la pelle chiede di essere accudita. Per esporsi al sole serve sempre una buona protezione solare; quello che segue è il momento dopo, quello della cura.

Il rituale della sera

Nelle ore serali, quando la pelle conserva ancora il calore del giorno, l’applicazione di un olio vegetale diventa un gesto di riparazione e di gratitudine verso il corpo. L’olio di calendula, con le sue proprietà lenitive, si rivela particolarmente adatto a questo momento di transizione. È un olio che penetra dolcemente e restituisce morbidezza a una pelle che ha lavorato intensamente durante il giorno. Se ti serve qualcosa di più nutriente, puoi aggiungere un po’ di olio di avocado.

L’applicazione lenta e consapevole permette di sentire lo stato della pelle, riconoscerne i bisogni e offrirle il nutrimento necessario. Così il dopo-sole smette di essere una semplice necessità e diventa un momento di cura, che prepara il corpo al riposo della notte.

Un profumo per accompagnare la sera

Se vogliamo accompagnarci anche con un profumo, quello dell’olio essenziale di Lavandula angustifolia o quello di Camomilla romana aiuteranno sia la pelle sia il nostro benessere interiore (se ami questi temi, puoi seguire il Corso online di Aromaterapia emozionale). A pieno respiro!

Il Neroli, leggerezza e densità

Il Neroli ha una qualità particolare – la leggerezza del fiore, e la profondità di una luce che illumina qualcosa di interno. Ha quella delicatezza aerea che ci si aspetta dai fiori, ma sotto c’è qualcosa di denso, di raccolto.

Il Neroli è il fiore dell’arancio amaro, Citrus aurantium, e questa pianta è una delle più generose che conosco in aromaterapia: dalla stessa pianta si estraggono tre oli completamente diversi — la buccia del frutto, le foglie, e i fiori. Tre linguaggi su un solo albero. La buccia è brillante, immediata, solare. Le foglie — il petit grain — sono verdi, fresche, con una certa vivacità che appartiene allo spazio intermedio tra terra e cielo. I fiori, il neroli appunto, sono qualcosa d’altro ancora. Scendono. Portano dentro una pace calma, una dimensione buona.

Dal punto di vista chimico è ricchissimo di linalolo e di esteri, componenti che agiscono sul sistema nervoso e ampiamente documentato — riducono l’ipereattività, abbassano la tensione di fondo, favoriscono una presenza più quieta nel corpo. Ma la chimica da sola non racconta tutto. Quello che racconta è l’esperienza di portarlo alle narici e sentire che qualcosa smette di correre.

Lo utilizzo spesso d’estate, come fiore che parla di raccoglimento, ma anche di condivisione sensibile. E suggerisco di usarlo puro su un fazzoletto di cotone, tenuto vicino, lasciato respirare. Come compagnia. Come bussola.
Esiste anche come idrolato — l’acqua di distillazione del fiore — più accessibile, più quotidiano, altrettanto vero. Spruzzato sul viso la mattina o prima di dormire, ha quella stessa qualità di richiamo verso dentro, senza sforzo.
Un fiore che fiorisce in primavera, profuma l’estate, e insegna qualcosa sulla serenità che vale tutto l’anno.