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La presenza, l’ascolto e il profumo

L’ascolto è relazione. Non è mai un atto solitario, anche quando ci troviamo soli con noi stessi: è sempre un dialogo tra chi ascolta e ciò che viene accolto.

L’antica pratica del Kodo ci insegna che si può parlare anche di ascolto dell’incenso, e quindi del profumo. Non semplicemente “sentire” una fragranza, ma entrare in conversazione con essa, permetterle di raccontare la sua storia mentre noi raccontiamo la nostra attraverso la nostra risposta sensoriale.

Questa dimensione di presenza è qualcosa di essenziale per il cammino interiore, perché ciò che viviamo internamente ha bisogno di un confronto, un dialogo, per poter evolvere. Le emozioni che restano chiuse dentro diventano stagnanti; i pensieri che non trovano risonanza si irrigidiscono.

Quando accogliamo un aroma, stiamo praticando una forma di ascolto che include il corpo, la memoria, l’intuizione. Stiamo creando uno spazio di incontro dove il nostro mondo interiore può manifestarsi e essere riconosciuto.

La saggezza orientale parla spesso di “vuoto fertile” – quello spazio apparentemente silenzioso che in realtà pulsa di potenzialità. Nell’ascolto creiamo proprio questo: un vuoto che non è assenza, ma presenza. Un silenzio che non esclude, ma include. In questo spazio, la fragranza di un incenso può diventare specchio, il profumo di una rosa può trasformarsi in intuizione, e l’aroma più semplice può aprire nuove consapevolezze che ci restituiscono la possibilità di percepire i nostri bisogni d’anima.

Profumi e Musica nella Mitologia Vedica: Il Gandharva

Nella tradizione vedica, profumo e musica nascono dalla stessa sorgente divina. Il Gandharva, figura luminosa della mitologia indiana, ci rivela questa connessione ancestrale tra fragranza e vibrazione sonora, custodendo segreti che risuonano ancora oggi nelle nostre esperienze sensoriali.

Nel Rg-Veda, il Celeste Gandharva dimora nella sede immobile della sfera celeste come guardiano della sostanza primigenia dell’immortalità – il soma, l’amrita – ma anche come suo dispensatore agli Dei. Conoscitore degli arcani del Cielo e della verità eterna, il Gandharva ispira i veggenti e insuffla l’alito vitale nelle creature. È attraverso il soffio odoroso che nasce l’anima individuale, in una discesa dalla sorgente divina che trova il suo movimento inverso nelle offerte di incenso, profumi e fiori.

La figura del Gandharva evolve nella tradizione, non è uno soltanto ma una molteplicità di figli di Brahma e Sarasvati, la dea della parola, della musica e delle acque. Come figli di colei che personifica il verbo divino, i Gandharva sono “parlatori d’amore” che praticano musica e canto, ponti naturali verso qualcosa di più grande. La loro natura rivela una verità profonda: ogni essere umano possiede una fragranza interiore che è la sua vibrazione “musicale”, come un profumo che non può essere trattenuto perchè risuona naturalmente.

Questa saggezza ha attraversato i secoli, manifestandosi in pratiche raffinate come il Ko-awase giapponese, dove la nobiltà associava incensi a componimenti poetici, o nei preziosi Biwa-kogo, contenitori per incenso a forma di liuto che simboleggiano come la fragranza sia vibrazione che si sprigiona dallo strumento musicale del corpo-mente-anima.

Nelle esperienze che facilito, tengo conto di questi aspetti sensibili – come i profumi possano risvegliare non solo ricordi, ma anche quella vibrazione interiore che ognuno di noi porta nel mondo, creando armonie sottili che trasformano gli spazi e le persone che li abitano.