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LA via del profumo e della narrazione

Ognuno di noi è un dono, ed è intrinsecamente narrativo.

Narrare è la capacità di restituire una sequenza che sia
traccia e direzione.

Narrare è fluido e coinvolge la vita.

Narrare ha in sè una dimensione di collegamento tra le parti. Narrando congiungo pezzi, momenti, eventi; narrando disegno un filo che può forse ricondurmi a casa. Questa funzione di collegamento mi sembra essenziale, perchè crea la capacità di contenere un senso.  Un pò come vedere un paese, nel quale prima mi accorgo delle singole case, e poi lo percepisco come luogo abitato da una comunità. La funzione di collegamento è tanto più importante oggi, che siamo sottoposti a migliaia di input spesso “scissi” tra di loro, e fatichiamo quindi a scegliere quelli a noi più vicini, e di fatto fatichiamo a riconoscere e disegnare una nostra identità. Come il corpo vive grazie a singoli organi che sono collegati e che eseguono ognuno la propria funzione in relazione agli altri (e solo questa relazione permette la vita), così la narrazione è l’insieme di eventi, sensazioni gesti intuizioni immagini e parole e la relazione tra di essi in funzione di una storia e di un senso.

La narrazione è intrinsecamente sensoriale.

Raccontare significa immergersi nelle proprie emozioni e dar loro vita attraverso la parola, il gesto, la manifestazione di ciò che si è. Possiamo venir “risvegliati” da profumi, gusti, stimoli visivi, uditivi, tattili che ci permettono una riconnessione con le nostre emozioni, ricordi, e intuizioni. E’ possibile grazie a questi stimoli multisensoriali “aprire il rubinetto” emozionale e creativo, dando ascolto a quella parte di noi che è viva, pulsante, generativa.

La narrazione si rifà a una pratica sempre meno diffusa negli ultimi cento anni ma che, verosimilmente, è stato uno degli strumenti più antichi mai usati dalla nostra specie per dar voce alle nostre esperienze: trovarsi insieme, magari nei silenzi, negli ozi o nella noia e organizzare le parole in maniera creativa o con una serie di tecniche in parte imparate, in parte rituali, in parte forse innate.

Approfondiremo questo tema nel workshop di narrazione sensoriale alla Fioreria di Cascina Cuccagna a Milano il 16 marzo!

[Il disegno è di Federica Matussi].

Storytelling sensoriale: narrarsi attraverso la voce, i profumi, la creatività

Narrarsi. Raccontare di sè per aprire al mondo il proprio mondo interiore. Difficile a farsi, inizialmente; difficile anche dopo. Perchè un mondo sensibile, un essere integralmente senziente appena si apre percepisce violenza, dubbio, difficoltà al di fuori di sè. Percepisce il disinteresse dell’altro. Percepisce quello che Otto Scharmer chiama “absencing”, l’essere assenti a se stessi e agli altri. In questo mondo ne siamo pieni.

Ed ecco allora che si riconferma il silenzio. Il tacere. Il non detto. Poi il non detto diventa la norma, e si accumula. Si accumula energia non detta. Ognuno di noi sa cosa vuol dire, almeno un pò.

La via della narrazione di sè, in un luogo protetto (il “luogo” è il cuore dell’altro), laddove vi sia una condivisione del sentire e del rispetto, diventa fondamentale e può aprire la strada alla propria espressione, al far sentire la propria voce e la propria identità. Per questo se senti che è arrivato il momento di ritrovare la tua voce interiore, la tua strada, anche in modo molto concreto (trovare soluzioni affettive, o professionali, o entrambe) il primo passo è: parlarne. Certo, con chi ti senti a tuo agio. Però parlarne. Raccontarsi. Dire – non ce la faccio; ok ragazzi, non ce la faccio -. In questa epoca in particolare la pressione è tale che “da soli” non si può vivere. In realtà mai abbiamo potuto vivere “da soli”. Ma oggi è un continuo trasformarsi, un continuo fluttuare, e sentirsi a disagio non vuol dire essere malati. Vuol dire vivere un flusso nel quale siamo tutti dentro e che chiede più che mai ascolto, flessibilità, e assenza di pregiudizio. 

Aromaterapia e Profumeria botanica a Milano
Un incontro per raccontarsi…in modo aromatico. Milano 2017

L’aromaterapia e i profumi in questo giocano un ruolo per me primario, perchè risuonano con la nostra psiche e possono aiutarci a vivere questo continuo mutamento e farci intravedere ed esperire la nostra strada personale. Per me sono da sempre uno strumento di chiarezza, delle guide disponibili a comunicare se stesse a chiunque si ponga in ascolto.

Il corpo, più in generale, e i sensi, se utilizzati per ascoltarci interiormente, sono portatori della nostra saggezza più profonda. Una saggezza che oggi serve più che mai, ma che richiede anche una destrutturazione di parte di ciò che sappiamo, con fiducia che vi sia una “intelligenza organizzatrice” più grande che abbiamo tutti interiormente e anche in connessione uno all’altro. E’ qualcosa di esperibile nel quotidiano, anche se spesso a causa della vita che conduciamo, non riusciamo a vederlo (l’ascolto di sè richiede spazio/tempo, le condizioni minime adatte, e sperabilmente almeno una persona che viva una relazione d’ascolto con noi).

Scrivo questo perchè credo più che mai che oggi la narrazione, il raccontarsi, e l’ascoltarsi, in modo privo di giudizio e con l’intuizione “aperta”, sia una strada di aiuto collettivo da attivare.  Questo può avvenire nel coaching individuale, ma anche in coaching di gruppo attraverso la narrazione e lo storytelling; attraverso l’ascolto sensoriale e la creatività olfattiva.

Il primo passo?

Scegli un olio essenziale che ti piace. Annusalo. E parla di quello che senti con qualcuno, e vedi se puoi condividere questa esperienza. Passaparola.