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Il conforto dell’aroma di Melissa e il canto di Orfeo

Nel mito di Orfeo la sorte di un matrimonio d’amore, quello tra Orfeo ed Euridice, è decisamente avversa: il giorno del matrimonio, Euridice viene morsa da un serpente e muore, entrando nel regno di Ade e Persefone e lasciando il suo amato in una profonda disperazione. Ma Orfeo è un cantore straordinario, la cui capacità melodica e vocale è insuperata: la sua lira è dono di Apollo, e la sua melodia vince ogni cosa. Così, forte di questo talento ricevuto in dono, Orfeo tenta la discesa agli Inferi, e supera ogni sorta di incontro: Caronte lo accompagna sulla sponda infernale, cosa che a nessun umano ancora in vita è permessa; supera l’ira di Cerbero, e ogni sorta di altra prova fino ad arrivare al cospetto di Persefone. Il mito qui ci dice che persino la regina dell’Ade è commossa da Orfeo – e il suo desiderio di riportare Euridice alla vita viene soddisfatto. Una concessione che dimostra la potenza di questo cantore dell’anima.

Orfeo però è un essere umano. Così, nella risalita dall’Ade, tenendo per mano Euridice, che non deve assolutamente guardare (unica regola imposta per l’uscita e il recupero della vita) Orfeo viene colto dai dubbi. Questa mano che sto stringendo, questa persona che viene con me, è veramente Euridice? Cioè è proprio lei la mia compagna? E’ proprio lei che mi completa e che mi apre al mondo? O questa mano è di qualcun’altro, così debole, così evanescente…e Orfeo, nel mito, si gira e la guarda. Potremmo dire “uno sguardo che vale una vita”, perchè Euridice immediatamente viene riportata agli Inferi, e non può essere nuovamente salvata.

Orfeo di Henri Martin
Orfeo di Henri Martin

Questo mito così tragico in realtà ci dona la possibilità di un finale diverso. Perchè ci chiediamo, cosa avrebbe potuto fare Orfeo, invece di voltarsi, quando venne assalito dai dubbi. Una delle risposte possibili è che Orfeo avrebbe potuto cantare. Usare cioè il suo talento più profondo, la sua vocazione, per ritrovare la strada, per sè e per l’amata.

E allora immaginiamo Orfeo che mentre inizia ad avere dei dubbi, sceglie il canto. Canta la sua melodia più bella, una melodia d’amore. E quella mano che tiene nella sua, così fragile, inizia a prendere vita. Sente sempre di più la mano di lei, la sua consistenza, il velluto della sua pelle, il calore del suo corpo. Orfeo canta ed Euridice prende vita. Ora sì che gli basta sentire soltanto la sua mano per essere certo che sia lei. E mentre stanno uscendo dal lungo cunicolo che porta fuori dall’Ade, incontrano il profumo della Melissa.

Un odore soave, citrino, confortante. L’essenza si sparge nella grotta e li accompagna verso la luce del giorno. Così quando escono, finalmente si guardano, possono abbracciarsi. Possono vivere un momento di quiete dopo tanto dolore e abbandono. Non sono più soli, Orfeo può dare il suo canto ad un altro essere umano, che sopporti con lui un dono divino (per nulla semplice da portare). Euridice nella sua fragilità riprende vita, e raccoglie delle foglie di melissa, che appoggia sul suo petto. Il profumo, l’energia di questa pianta con le foglie a forma di cuore la confortano. Esattamente ciò che la pianta di Melissa e il suo olio essenziale possono fare anche per noi. L’essenza ha profumo citrino, verde, inizialmente sottile e poi progressivamente prende corpo e ritmo. Questa essenza contiene, conforta, dona maggior quiete interiore, pacifica. Ideale quindi nei momenti in cui abbiamo bisogno di riposare, di sentirci accuditi, di recuperare una dimensione di dolcezza e sorriso.

Può essere una essenza “famigliare”, cioè da condividere con tutta la famiglia quando ci sono tante occasioni di stress e tutti hanno bisogno di un momento di quiete. Ottima nel diffusore di essenze, ne può bastare una goccia in un poco di crema o olio di mandorle da applicare sui piedi per un momento di luminoso relax.
Nel caso si siano difficoltà nel reperimento dell’olio essenziale, è possibile gustarla anche in formato tisana, e godere degli effluvi profumati della pianta fresca o secca.

La Pasqua come Rinascita alla luce degli avi

Riflettevo in questi giorni sulla Pasqua come momento di rinascita. Nella tradizione ebraica questo momento corrisponde alla liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana; nel cristianesimo invece è la resurrezione di Gesù. Troviamo qui due elementi simbolici forti che forse parlano di qualcosa di simile. Di un passaggio da uno stato ad un altro; di liberazione e vita (addirittura una resurrezione). Ecco allora che vediamo in entrambe un simbolo di vita e di trasformazione, del lasciar andare uno stato di costrizione per raggiungere un nuovo livello di vita. In realtà questo nuovo livello di vita è figlio di quello precedente. Ossia, non si tratta di lasciar andare, bensì di trasmutare.

Triple Goddess Susan Seddon Boulet
[author: Susan Seddon Boulet]
Ecco la Pasqua – il nuovo che viene nelle nostre vite, figlio della trasmutazione di ciò che è stato, e allo stesso tempo con un plus che proviene dal campo delle possibilità. Questo credo sia anche il processo di ogni innovazione – l’esempio famoso dell’automobile, che in fondo non è altro che una trasmutazione del cocchio tirato dai cavalli. O internet, che è la versione contemporanea di una rete che nella vita delle persone c’è sempre stata, sotto altre forme. Allora l’innovazione potrebbe essere proprio questo, creare nel mondo una nuova forma per qualcosa che c’è sempre stato. E qui veniamo al rapporto con gli avi.

Qui non si tratta di tornare indietro, per nulla: si tratta invece di donare uno sguardo alle forze che sostengono la vita. Quando pensiamo di non aver bisogno della nostra storia personale e collettiva, ci stiamo privando di una delle forze che ci mantiene in vita – è un atto di lesione di sè. E allora riprendiamoci in mano. Riscopriamo il valore e il peso di ciò che è stato, per recuperare anche un filo emotivo che è ciò che ci può mantenere in vita nei momenti più difficili. Il tutto con leggerezza: gli affondi non servono per annegare, ma per poter camminare con un passo più leggero, come ci insegnano anche il senso dell’olfatto e l’aromaterapia. Quante volte abbiamo annusato un’essenza, e siamo entrati nel teletrasporto limbico (questa definizione è mia ahaha). Ed ecco che l’aroma manda in visibilio amigdala e ippocampo, per poi mettere in moto tutti gli altri collaboratori che giustamente equilibrano e gestiscono la faccenda (le emozioni se da una parte ci rendono vivi, dall’altra offuscano la lucidità in un batter d’occhio e forse per questo le temiamo così tanto).

Ricordo a questo proposito quando “per caso” risentii il profumo che usava mia nonna, sparso nella camera di una mia zia, e che letteralmente mi fece bloccare. Cioè mi fermai (si fermò il mio corpo) perchè aveva riconosciuto qualcosa che non sentiva da molti anni. Il tempo di riconoscimento fu breve, e l’emozione immediata. Quel profumo mi emozionava ma non ricordavo perchè. Così chiesi a mia zia che mi disse che era il profumo più usato da mia nonna. Per me fu un momento importante, lo ricordo ancora bene e quel profumo l’ho recuperato e lo tengo caro, una sorta di strumento magico di rievocazione, una porta nel tempo e nello spazio che non mi fa solo sentire il passato, ma mi parla di una storia che mi dona vita ancora oggi.

 

Equinozio di Primavera e Aromaterapia: il Capodanno zodiacale

Il ciclo degli Equinozi e dei Solstizi ci aiuta a focalizzarci sulla ciclicità del tempo, che è uno degli elementi portanti dello studio della Natura, e quindi anche dell’Aromaterapia. La passione per le piante aromatiche e le loro essenze ci porta verso una osservazione dei cicli naturali, e di che cosa sia la Natura veramente.

In Aromaterapia utilizziamo essenze nelle boccette, ma le boccette sono un punto lungo un percorso: prima, ci sono i campi coltivati, gli agricoltori, i distillatori…chi imbottiglia, chi distribuisce…chi prepara le boccette. Da qui in poi ci siamo noi: cioè tutte le persone che usano gli oli essenziali, per profumare la casa, per sentirsi meglio, o nel caso dell’aromaterapia clinica, per risolvere problemi anche fisici più o meno importanti.

Equinozi e solstizi sono momenti solari: cioè si riferiscono al moto (apparente) del Sole. Vi sono poi i cicli lunari, altrettanto importanti, che ci insegnano ad apprezzare un tempo se vogliamo più quotidiano. Regolano il mese, e regolano fortemente l’elemento acqua. Maree dei mari e maree interiori.

waterhouse fiori equinozio primavera
J. W. Waterhouse

Ed eccoci quindi all’equinozio di Primavera. Un momento di “equità” come sembra suggerire la parola stessa. Equità nel senso di regolazione: qualcosa va, qualcosa viene. Qualcosa viene elevato, qualcosa viene abbassato. Qualcosa non mi serve più. Qualcosa mi viene donato. Come porci nelle migliori condizioni per questo passaggio così importante?

Molto ci sarebbe da dire. Questo equinozio cade anche nel “capodanno zodiacale”, ossia nel finire del segno dei Pesci e nell’inizio del segno dell’Ariete. La sensazione è di completamento, di portare a termine; e allo stesso tempo di inizio, di nuovi germogli che spuntano. Ecco quindi un momento dell’anno in cui molto se ne va, e molto se ne viene. Tutto in modo abbastanza contemporaneo, perchè i cicli non accadono appunto un giorno solo, ma in realtà “danno forma” a interi periodi. E noi navighiamo in questo mare senza spesso rendercene conto.

Per chi soffre i momenti di passaggio, è sempre da prendere in considerazione il fiore di Bach Walnut. La noce che aiuta a stare dentro di sè, e a trovare quel filo interiore quando tutto il resto sembra rimesso in gioco. Per chi ha molta difficoltà con il lasciar andare, anche Rock water è di aiuto.

E i nostri aromi? Nei momenti in cui sentiamo fortemente un senso di passaggio, una essenza particolarmente di sollievo secondo me è il Lime (Citrus aurantifolia). Con un profilo olfattivo chiaro, limpido, frizzante e terso, questa essenza ci aiuta a vedere la strada con una certa leggerezza. Ottimo per sentirsi meglio anche quando fuori c’è “brutto tempo”, quando abbiamo bisogno di luce in tutti i sensi.

E poi, nei periodi di cambiamento, si ha anche bisogno di sentirsi di nuovo la terra sotto i piedi. Per questo la cara essenza di Mirra può aiutare, con una forza ancestrale che aiuta a sentire che anche questa volta possiamo farcela. Profonda, calda, e ampia, la Mirra ci può aiutare a riconoscere una terra interiore che non è solo quella di oggi ma “di sempre”. Nel mio sentire questa essenza parla di tradizione e di generazioni, di qualcosa che va oltre la vita singola.

Ed eccoci quindi al nostro Equinozio: lasciar andare quello che se ne vuole andare, e lasciar entrare quello che vuole arrivare. Molto importanti entrambe le polarità: in genere siamo più bravi in una delle due. Per questo può esserci bisogno di un percorso personale, ma come esercizio rapido da fare “qui e ora”, possiamo chiederci quali sono tre cose che in questo momento non ci servono più. E quali sono tre cose che ci piacerebbe entrassero nella nostra vita. Poi osserviamo, e restiamo in ascolto di ciò che la vita ci porta.

Essenze che Rilassano e facilitano la Concentrazione

Potrà sembrare strano, ma la capacità di concentrarsi dipende largamente dalla capacità che abbiamo di rilassarci. Questa apparente contraddizione lascia spazio alla chiarezza nel momento in cui proviamo a rilassare il corpo e la mente e troviamo davanti a noi una sensazione di spazio che è quello che stiamo cercando…

Laddove c’è spazio mentale, c’è la possibilità di un nuovo apprendimento. Più semplice a dire che a farsi, ma nella realtà non poi così distante dalle capacità di ognuno di noi.

Primo passo: sentire di nuovo il corpo.

Camminata in Carso photo Alessandro Camoni

Quando possibile uscire a fare una passeggiata, una qualsiasi attività all’aperto; e quando non è possibile, siediti sul divano di casa, o su una sedia, e chiudi gli occhi portando l’attenzione al tuo corpo, cercando di sentirlo “da dentro”.

Se sederti e stare un pò in pace non è proprio un’abitudine, allora è arrivato il momento di aiutarti con gli oli essenziali: il loro profumo potrà aiutarti a rilassarti e concederti un pò di spazio. Ma quali essenze usare?

Eccoti una ricetta pronta all’uso, e ti consiglio vivamente di personalizzarla a tuo piacimento…!

*Relax (la quantità di gocce è solo indicativa)

Arancio dolce 3 gc

Petit grain dell’Arancio amaro 3 gc

Cipresso 2 gc

Puoi sederti e chiudere gli occhi, stare in ascolto del tuo respiro e del tuo corpo per dieci minuti, mentre annusi nel diffusore questa sinergia.

Se riesci a farlo almeno 3 volte alla settimana, credo noterai qualche cambiamento. La mente, almeno parzialmente rilassata, lavorerà più agilmente e potrà succedere che sarai più presente e concentrato quando serve. Perchè non provi?

Altre essenze secondo me particolarmente indicate sono per esempio il Lime, che unisce note aspre a una rotondità inconsueta per agrumi le cui note dominanti virano verso il pungente e “frizzante”; e per chi ama le resine, imperdibile direi la Mirra, resina che intreccia la sua storia alla storia della spiritualità e della bellezza femminile, ed è nota di “terra” che cela una dolcezza calma e profonda.

Le sinergie possibili in questi casi sono centinaia – se trovi qualche miscela di oli essenziali che per te funziona bene scrivila qui sotto nei commenti…sarà un interessante confronto e contributo per tutti.

A presto!

photo credits: Alessandro Camoni

http://camonbabies.wixsite.com/camoni

 

 

Aumentare la Concentrazione con Aromaterapia e fiori di Bach

Nei periodi di impegni intensi,  quando ci sono tante cose da fare, tante cose da seguire…sentiamo il bisogno di darci dei momenti di stacco e relax.

In periodi di piena attività (famigliare, o lavorativa, o personale!) mantenere l’equilibrio non è facile, e spesso non riusciamo a stare dietro a tutto, visto che tante cose richiamano la nostra attenzione.

Una delle prime cose da fare è darsi delle priorità: scegliere cioè ogni giorno le cose che è bene vengano effettivamente svolte. Concetto apparentemente semplice, in realtà richiede lucidità e chiarezza: scegliere due-tre priorità e portarle a termine è di per sè un esercizio e una sfida.

Cerato è un fiore di Bach interessante per chi, più che ascoltare la propria voce interiore, ascolta i consigli degli altri. “Fai questo, fai quello” e intanto tu non sai cosa vuoi fare davvero, o cominci a saperlo ma la voce altrui è più forte della tua. Puoi avere un senso di incertezza e inadeguatezza, puoi sentirti fuori posto perchè non ti fidi della tua voce interiore. Se in questa descrizione ti riconosci, è ora di scegliere Cerato (Ceratostigma wilmottiana) come il tuo fiore di B

Se risuoni con il tema delle “Scelte”, un altro fiore di Bach per te interessante è Scleranthus. Nel caso di Scleranthus ti trovi davanti a due opzioni, e non sai dove andare. Questo fiore di Bach nella mia esperienza porta centratura, maggiore stabilità, e quindi capacità di operare la scelta giusta, partendo da un punto interiore di maggior pace e sensibilità verso se stessi.

Stabilità, chiarezza, percezione…come raggiungerli con gli Aromi? Innanzitutto ricordando che gli oli essenziali sono particolarmente adatti a bagni, pediluvi e massaggi. Sono cioè adatti a darti un’esperienza sensoriale, corporea – riprendere contatto col proprio corpo è di per sè un’esperienza “di centratura”.

Aromaterapia e Concentrazione
Ghirlande con piante aromatiche, esercizio di meditazione eseguito a Pliskovica (Trieste)

Aromi che amo molto in questo senso sono quelli delle Conifere, che al di là dell’aspetto balsamico, sono oli essenziali che allargano il respiro, e quindi ci permettono di “stare” nella nostra cassa toracica con più agio, e quindi con una senso di spazio maggiore. Simbolicamente questo si traduce in una sensazione di maggior presenza, stabilità, centratura, e attenzione.

Quali essenze ci possono aiutare ad andare in questa direzione?

Per esempio l’olio essenziale di Ginepro, di cui abbiamo parlato di recente; ti rimando all’articolo per un approfondimento.

Essenze che riportano verso uno sguardo interiore sono anche l’olio essenziale di Cipresso, che restituisce respiro, interiorizzazione, con un senso sia di radicamento sia di apertura a intuizioni e percezioni “alte” (il collegamento tra Cielo e Terra).

Per chi ha invece bisogno di una centratura unita ad energia per agire (invece di ritrarsi dalle cose, deve essere pronto ad avere un ruolo attivo in esse) consiglio l’olio essenziale di Rosmarino. Il Rosmarino restituisce un senso di attività, di circolazione di energia, di concentrazione e allo stesso tempo, in particolare nel chemiotipo verbenone, un’apertura verso l’intuizione e verso la meditazione.

Nei primi due vi è un’energia maggiormente interiorizzante e che aiuta a porre un netto limite alle influenze esterne, per sentire ciò che di più profondo abbiamo dentro. Nel terzo, il Rosmarino, troviamo un maggior vigore, una concentrazione che si rivolge anche ad agire e trovare soluzioni all’esterno.

A queste essenze possono essere aggiunti favorevolmente gli oli essenziali di Agrumi, che daranno un aiuto (potrebbero essere l’olio essenziale di Limone e/o di Pompelmo, o per chi ama una maggiore rotondità, l’essenza di Lime).

Non farti travolgere…dedica anche soltanto cinque minuti della tua giornata a una pratica di meditazione, di raccoglimento, di concentrazione (magari aromatica e profumata) e noterai la differenza in poco tempo.

A presto!