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La Pasqua come Rinascita alla luce degli avi

Riflettevo in questi giorni sulla Pasqua come momento di rinascita. Nella tradizione ebraica questo momento corrisponde alla liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana; nel cristianesimo invece è la resurrezione di Gesù. Troviamo qui due elementi simbolici forti che forse parlano di qualcosa di simile. Di un passaggio da uno stato ad un altro; di liberazione e vita (addirittura una resurrezione). Ecco allora che vediamo in entrambe un simbolo di vita e di trasformazione, del lasciar andare uno stato di costrizione per raggiungere un nuovo livello di vita. In realtà questo nuovo livello di vita è figlio di quello precedente. Ossia, non si tratta di lasciar andare, bensì di trasmutare.

Triple Goddess Susan Seddon Boulet
[author: Susan Seddon Boulet]
Ecco la Pasqua – il nuovo che viene nelle nostre vite, figlio della trasmutazione di ciò che è stato, e allo stesso tempo con un plus che proviene dal campo delle possibilità. Questo credo sia anche il processo di ogni innovazione – l’esempio famoso dell’automobile, che in fondo non è altro che una trasmutazione del cocchio tirato dai cavalli. O internet, che è la versione contemporanea di una rete che nella vita delle persone c’è sempre stata, sotto altre forme. Allora l’innovazione potrebbe essere proprio questo, creare nel mondo una nuova forma per qualcosa che c’è sempre stato. E qui veniamo al rapporto con gli avi.

Qui non si tratta di tornare indietro, per nulla: si tratta invece di donare uno sguardo alle forze che sostengono la vita. Quando pensiamo di non aver bisogno della nostra storia personale e collettiva, ci stiamo privando di una delle forze che ci mantiene in vita – è un atto di lesione di sè. E allora riprendiamoci in mano. Riscopriamo il valore e il peso di ciò che è stato, per recuperare anche un filo emotivo che è ciò che ci può mantenere in vita nei momenti più difficili. Il tutto con leggerezza: gli affondi non servono per annegare, ma per poter camminare con un passo più leggero, come ci insegnano anche il senso dell’olfatto e l’aromaterapia. Quante volte abbiamo annusato un’essenza, e siamo entrati nel teletrasporto limbico (questa definizione è mia ahaha). Ed ecco che l’aroma manda in visibilio amigdala e ippocampo, per poi mettere in moto tutti gli altri collaboratori che giustamente equilibrano e gestiscono la faccenda (le emozioni se da una parte ci rendono vivi, dall’altra offuscano la lucidità in un batter d’occhio e forse per questo le temiamo così tanto).

Ricordo a questo proposito quando “per caso” risentii il profumo che usava mia nonna, sparso nella camera di una mia zia, e che letteralmente mi fece bloccare. Cioè mi fermai (si fermò il mio corpo) perchè aveva riconosciuto qualcosa che non sentiva da molti anni. Il tempo di riconoscimento fu breve, e l’emozione immediata. Quel profumo mi emozionava ma non ricordavo perchè. Così chiesi a mia zia che mi disse che era il profumo più usato da mia nonna. Per me fu un momento importante, lo ricordo ancora bene e quel profumo l’ho recuperato e lo tengo caro, una sorta di strumento magico di rievocazione, una porta nel tempo e nello spazio che non mi fa solo sentire il passato, ma mi parla di una storia che mi dona vita ancora oggi.

 

La via del Femminile per le donne del ventunesimo secolo

La Via del Femminile. Più facile a dirsi che a farsi. Si parla ultimamente del femminile, del maschile, del padre…e della madre. Si parla di perdita della figura del padre, e forse si parla meno della perdita del femminile. Una perdita devastante, perchè il femminile è l’elemento terrestre, ciclico, nutriente, che si incarna nella donna e che come dimensione archetipale abita anche l’uomo.

Mi sento più a mio agio a parlare della dimensione del femminile della donna perchè ne posso fare esperienza diretta. Insomma parlo da “dentro” il tema stesso. Il femminile per noi donne oggi è un grande tema, perchè essere femminili vuol dire recuperare la sensibilità che abbiamo dentro cosa che nel mondo odierno almeno inizialmente ha un costo molto alto.

Essere femminili non è vestirsi “da donna”: possiamo vestirci come le donne indiane, in lunghi sari, e poi restare quello che siamo, insomma una parodia. Il cammino verso il femminile nella mia esperienza è un cammino felice e duro allo stesso tempo. La forza ancestrale che ci abita è una forza libera, istintuale, e profondamente saggia. Solo che non ragiona come ragioniamo oggi, e quindi ci sorprende. Scopriamo che la nostra “selvaggia interiore” la sa lunga e allo stesso tempo non corrisponde a molte delle aspettative esterne. Ecco dunque che per chi di noi desidera recuperare il proprio femminile, la strada che si apre davanti è una strada dell’intuito, delle scelte fatte col cuore e spesso non comprese dagli altri nell’immediato, e della partecipazione. Una delle cose che ho compreso nel mio cammino è che per essere donna, non potevo esserlo da sola. Cioè essere donna significa essere donna insieme ad altre donne. E non per femminismo, ma per semplice condivisione di un sentire profondo e spontaneo, che in questo modo non ha bisogno di essere spiegato. Viene naturale.

femminile, jung, archetipo
Albert Aublet – Selene

Allora la dimensione femminile è una dimensione collettiva; o meglio è una dimensione individuale (ogni donna è unica) e allo stesso tempo è una dimensione che chiede di essere vissuta insieme (essere donna insieme ad altre donne). Tutto questo senza escludere l’uomo, ma anzi, proprio come restituzione all’uomo della sua individualità e unicità, e dei suoi spazi. Riconoscere le differenze è un atto d’amore, per permettere a entrambi i generi di vivere appieno se stessi (e magari pian piano permettendo così di capire anche le relazioni intragenere). In questo non vi è maternage, quanto piuttosto una visione spirituale della vita, che chiede prima di tutto vivida completezza (potremmo forse richiamarci all’individuazione di Jung).

Essere femminili, dunque. Ridiventare sensibili. Recuperare energia. Vivere una dimensione personale e collettiva. Vivere la propria forza creativa che non chiede sforzo, quanto piuttosto comunione con la propria interiorità più profonda. E tutto questo, con una veste che sia adeguata agli anni che viviamo: riprendere in mano le antiche forme di sapienza (per esempio le pratiche erboristiche tradizionali, e molto altro) consapevoli che tutti abbiamo smartphone e internet.

E’ in questo equilibrio delle parti che secondo me si gioca la salute mentale, fisica e spirituale della donna oggi e nei prossimi anni: in questo momento così “dirompente”, proprio il femminile più integro è chiamato a “manifestarsi”. Il coraggio della semplicità, potremmo forse dire, o il coraggio di proteggere la Vita. A quest’ultimo compito siamo chiamati tutti, ma la donna, con la sua connessione spontanea col sapere del corpo, può essere colei che sostiene proprio nel recupero del ritmo delle cose di tutti i giorni, perchè per quanto la nostra mente a volte voglia di più, e voglia sempre, il corpo contiene la grande saggezza dell’incarnazione, cioè dello sviluppo organico delle cose (le età della vita, per esempio, come insegna Steiner).