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Fare pace con se stessi…camminando

28 luglio 2018

Da Monrupino a Rupinpiccolo a piedi (due paesini del Carso triestino).

Ci ho provato, e ce l’ho fatta. Oggi pomeriggio volevo tornare a Monrupino a fare due passi, e poi guardando la mappa ho visto che a poca distanza c’era Rupinpiccolo. Questo piccolo paese per me ha un significato speciale: era il luogo in cui mio nonno aveva la sua casa-laboratorio, dove per anni, ogni giorno, andava a fare lavori e lavoretti, era il suo mondo magico. Quella casa ora è di persone che neppure conosco, ma volevo tornare a vedere le stradine, e magari il portone, di uno dei luoghi magici della mia infanzia. Così ho fatto. Arrivata vicino a Monrupino, ho visto l’indicazione stradale per Rupinpiccolo e ho pensato “c’è modo migliore che avvicinarsi a piedi a questo paese che non vedo da una vita?”. E così ho iniziato a camminare.

Ecco, ho camminato e ho sentito che era un camminare personale, interiore, non indicato ufficialmente sulle cartine come sentiero da pellegrinaggio :-) ma che dentro di me stava accadendo qualcosa di simile.

Ho camminato un poco in salita con alberi che avvolgevano il cielo. Quando mi mancava un poco il fiato, la strada si è aperta su una piccola valle con vigneti che immediatamente ha richiamato un respiro più aperto.

rupinpiccolo trieste biografia storytelling

Ho incontrato l’iperico, l’achillea, i pini con le pigne profumate, e tante altre piante selvatiche che restano impresse per la loro forma e bellezza.

Ad un certo punto arriva il cartello: “Rupinpiccolo”. Non ci posso quasi credere. Non ci andavo credo da più di vent’anni. Eppure questo piccolo paese lo conosco a memoria, e infatti la memoria si accende e riconosco le strade. La bussola interiore si attiva e mi muovo con una certa sicurezza. Il mio corpo riconosce questo luogo. So dove sono le cose e come è orientato. Le informazioni “stipate” dentro la mia memoria cellulare escono fluide e mi orientano senza problemi. Così raggiungo facilmente il portone della casa che era di mio nonno. Ho qualche dubbio inizialmente, poi guardo bene e sì, ci siamo, è certamente quello. Tocco i muri adiacenti. Una cassetta delle lettere che senza dubbio non è mai stata cambiata. Tocco altri muri a fianco, una porta segna la data 1863. Mi guardo intorno, trovo in un vicolo un bel micione che mi saluta morbido. Fiori, vigneti, energia sottile, pietra e segni della storia. E ci sono arrivata a piedi, qui. Che sensazione meravigliosa.

Poi è il momento di tornare a Trieste. E qui mi viene in mente che un autobus, che prendevo anche all’epoca, c’è ancora. Trovo la fermata. E qui la vita offre il suo meglio: mi raggiunge un signore anziano, che era andato a camminare nei dintorni, perché ha dei terreni lì vicino. Iniziamo a parlare, e oltre a essere d’accordo con lui su molte cose, ricevo una goccia di saggezza triestino-carsolina: “ghe vol morbin, senò qua xe de pianzer”. El ga ragion. El me racconta de quando iera poche auto, o quasi niente; de quando le robe non andava cusì veloci. Ma perché i fa cusì? I vol sempre de più, senò no i dormi de notte”. Ci sorridiamo, arriva l’autobus e saliamo insieme. Ci siamo capiti, quest’uomo avrà almeno ottanta anni, io ne ho quarantasei. Il desiderio di pace è uguale per entrambi, e l’ho visto anche negli occhi e nel cuore di ragazzi di vent’anni che ho incontrato poco tempo fa. Speriamo tutti di poter far pace con noi stessi, almeno un po’. Oggi mi sembra di aver fatto un piccolo passo avanti in questa direzione.

 

Incontrare se stessi entrando in relazione con la natura e la comunità

elena cobez aromaterapia pliskovica

Profumo di fieno. Uno dei miei preferiti in assoluto. Questo covone era ancora caldo dei raggi del sole, e emanava un profumo caldo di erbe veramente…irrinunciabile! Ci siamo appoggiati su questo covone in quattro o cinque, durante il corso su Aromaterapia e Storytelling che abbiamo appena svolto a Pliskovica, in Slovenia, vicino a Trieste.

In questa esperienza, abbiamo potuto incontrare noi stessi attraverso il contatto profondo con la natura e con una comunità, quella di Pliskovica, che conta circa 400 abitanti (la cui prima lingua è lo sloveno). Per certi versi una sfida, ma anche una possibilità di comprendere come siamo una unica comunità umana, che al di là di differenze che possiamo facilmente trovare, condivide un piano comune, una vita fatta di emozioni, sentimenti, azioni, incertezze, coraggio e voglia di essere e di fare.

Questo workshop è nato grazie alla collaborazione con Enrico Maria Milic, antropologo storyteller, e l’incontro e la pratica della Theory U di Otto Scharmer, che abbiamo applicato al percorso delle giornate, per poter facilitare un vero cammino interiore, vissuto non isolandosi, quanto confrontandosi, immergendosi in una realtà naturale e umana, protetti da un gruppo in ascolto e in assenza di giudizio.

Pliskovica Aromaterapia e Storytelling

Che cosa ci può dare oggi un’esperienza del genere? La possibilità di espandere la nostra sensibilità, le nostre capacità di ascolto, imparando a relazionarci con gli elementi naturali, ritrovando uno spazio personale in cui vivere dei momenti di rigenerazione e bilanciare questo con una immersione nei rapporti sociali e nella relazione con l’altro, scoprendo persone e culture nuove, aprendoci alla possibilità di incontrare l’altro anche quando non sappiamo bene come fare, anche quando ci sentiamo a disagio.

pliskovica aromaterapia e storytelling

L’ascolto della natura è uno “strumento” privilegiato per ritrovare il nostro sè più autentico, e dargli voce. Ascolto e voce sono correlati, imparare ad ascoltare è una via per imparare a esprimersi. Così troviamo nuove parole, o nuovi gesti, o nuovi colori per dare voce alla nostra interiorità, raccontandola e narrandola, come abbiamo fatto noi nel workshop, trovando una narrazione che fosse fattuale (raccontasse cioè di azioni e fatti accaduti) e interiore (lasciando emergere liberamente le emozioni suscitate dagli esercizi e dagli incontri).

L’aromaterapia e il contatto con la natura ci parlano di ascolto, rigenerazione, evocazione della nostra forza interiore, di quella voce che non smette di parlare perchè è la voce della nostra vitalità profonda.

L’incontro con l’altro, la ricerca di un ponte per entrare nel suo mondo, come ci insegnano antropologia e etnologia, rappresenta la possibilità di estendere non solo lo sguardo sul mondo umano, ma anche permette di ampliare il nostro sguardo su noi stessi.

Per questo, il valore del racconto di sè, di un percorso diaristico, biografico, ampliato dagli strumenti dello storytelling e da quelli della sensorialità e del movimento, diventa prezioso, sia come elemento di crescita personale, sia, di conseguenza, qualcosa che può essere portato nelle professioni delle persone che collocano la nostra umanità al centro del loro agire.