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Il Ginepro, il Difensore dell’Intimità del Cuore

Il Ginepro (Juniperus communis) è una pianta citata nei testi antichi come rimedio e come protettore nel senso più ampio del termine (“facendone profumo, discaccia i serpenti” M.P. Mattioli).

E’ pianta che può vivere fino a qualche migliaio di metri di altitudine – quando il luogo e il clima è ideale si sviluppa mostrando tutta la sua forza con foglie che hanno apice acuto e pungente, e bacche che hanno sapore un poco aspro (per alcuni questa è anche l’origine del nome juniperus).

Il ginepro è pianta calda secondo la farmacopea antica e troviamo anche in Hildegarda di Bingen la dicitura che “il ginepro è più caldo che freddo – è l’immagine dell’eccesso” .

Juniperus communis - author MPF Wikimedia commons

 

Questa pianta che in effetti non sembra invitare al contatto, e in questo potrebbe mostrare un “eccesso di pungenza e di calore”, ha nel suo olio essenziale un rimedio eccellente sia in applicazione cosmetica che di benessere generale.

Da un punto di vista simbolico le sue punte che respingono potrebbero essere lette non tanto come rifiuto di contatto, quanto come difesa – in questo senso la pianta è da sempre associata all’idea di protezione e di durata. Infatti il legno è resistente e la pianta in fumigazione viene utilizzata sia come purificazione sia come preghiera che sale al cielo.

L’uso del ginepro è attestato in molte culture e tutte con la caratteristica comune di “scacciare gli spiriti maligni” e di proteggere.

Per comprendere meglio questi aspetti simbolici vale la pena annusare l’olio essenziale e provare a sentire olfattivamente che sensazione ci restituisce.

L’essenza viene estratta dalle bacche; il profumo sale verso l’alto lasciando una sensazione di pulizia mentale e chiarezza; allo stesso tempo quieta il respiro e calma ansie e disagi del cuore. Si potrebbe definire il ginepro un vero e proprio “incenso”, un pò perchè è da sempre usato anche allo scopo di purificare gli ambienti, un pò perchè il suo odore fine in effetti purifica, amplia il respiro, quieta. Nell’essenza si percepisce tutta l’intimità delle bacche che vengono difese dalle foglie aguzze: l’intimità del tempio interiore che ha bisogno di difese e confini chiari. La bacca, con i suoi semi all’interno, preziosa dimora, necessita di una struttura che sappia tenere a distanza tutto ciò che la potrebbe aggredire.  Così nella pianta e nell’essenza troviamo un duplice simbolo; la quiete, la dimora, la discendenza (i semi), l’intimità, racchiuse nella rotonda bacca che è complementare alla foglia aguzza, lunga, a punta, distanziante, pronta a pungere (per difesa, quindi più che altro pronta a segnalare dove e quando si oltrepassa il confine).

Olio essenziale di Ginepro e Aromaterapia

Quando usare l’olio essenziale?

Certamente quando si sente il bisogno di ritornare a se stessi, di ritrovare la propria “famiglia interiore”, quando si desidera riscoprire l’intimità con se stessi e con gli altri (la prossimità, il saper stare accanto); quando per esempio dopo una giornata di impegni e risposte a cellulare e whatsapp sentiamo il bisogno di sentire di nuovo il respiro nel petto e quietare un poco l’ansia alla quale forse siamo ormai abituati.

O semplicemente quando vogliamo rilassarci per qualche minuto, con un buon libro, o ad ascoltare della buona musica. Il ginepro è un olio essenziale anche per condividere un momento di relax con qualcun’altro, qualcuno che sentiamo vicino; potrebbe essere un olio essenziale per meditare o pregare insieme.

Questo aspetto così sottile si sposa ad alcuni aspetti pratico applicativi interessanti; da un punto di vista fisico, all’olio essenziale sono riconosciute proprietà balsamiche, antisettiche, diuretiche, antireumatiche, antinfiammatorie, antispasmodiche.

Ottimo antinfiammatorio e antalgico, può essere usato nelle creme per problemi di pelle (eczemi, acne, ecc.) L’acqua aromatica può essere usata come tonico per la pelle, soprattutto per le pelli miste.

Le sue qualità lo rendono adatto anche alle creme e trattamenti anticellulite e in generale nei trattamenti detossinanti (ha anche proprietà diuretiche). Ottimo anche in pomate per artrite e artrosi.

Attenzione a non farne uso in gravidanza e nel caso vi siano problemi di salute legati al funzionamento renale.

 

I tre Cumini in Aromaterapia: Oli essenziali di Cumino, Carvi e Olio di Cumino Nero

Quando in Aromaterapia si parla di Cumino, sembra di potersi capire facilmente, mentre in realtà si intendono spesso piante diverse. E’ proprio uno di quei casi in cui se ti dovessero dire “passami il cumino” potresti avere qualche dubbio…! Facciamo quindi un pò di chiarezza, dando uno sguardo ai tre Cumini, che in realtà sono piante  e prodotti derivati assai diversi.

Il Cumino propriamente detto è il Cuminum cyminum, originario dell’Asia occidentale, citato dal profeta Isaia e dal Vangelo, che ha una lunga tradizione d’uso che passa direi in tutte le epoche.

In Aromaterapia gli sono riconosciute qualità calmanti e sedative, rendendolo adatto a problemi di insonnia e stress; in realtà è molto più conosciuto per le sue qualità di tonico digestivo, aperitivo e carminativo.

Il nostro olio essenziale di Cuminum cyminum quindi potrà essere utile in diluizione in olio vegetale, per delle applicazioni locali su stomaco/pancia in caso di digestione difficile e gonfiori – tenendo presente che può dare sensibilizzazione cutanea, e quindi bisogna usarne dosi minime (una goccia in un cucchiaino d’olio vegetale) e verificare che non dia arrossamenti.

L’odore di questo olio essenziale in genere o piace o non piace; se ti piace potresti usarlo sempre diluito per un automassaggio ai piedi prima di andare a dormire.

Veniamo quindi al Carum carvi, spesso chiamato anch’esso cumino e che andrebbe almeno chiamato Cumino dei Prati per capirsi meglio.

Il Carvi è usato spesso per aromatizzare il pane e altri alimenti; anche ad esso vengono riconosciute proprietà digestive. L’olio essenziale va usato con cautela; gli vengono riconosciute proprietà mucolitiche e digestive – a questo scopo lo userei sempre nelle dosi precedenti, una goccia in un cucchiaio di olio vegetale, da applicare esternamente. Personalmente ne sconsiglio l’uso orale (se vuoi mangiare il Carvi prendi i semi!) .

Per guardare alla tradizione, Hildegarda di Bingen per esempio dice che il Carvi è moderatamente caldo e secco, e per questo fa bene sul piano respiratorio e in generale come equilibrante.

Nigella Cumino nero in Aromaterapia
Nigella, photo by Elena Cobez

Per completare arriviamo al Cumino Nero, cioè la Nigella sativa. Del Cumino nero spesso si usa l’olio vegetale ricavato dai semi, che è un ottimo integratore alimentare. Si può utilizzare come condimento delle verdure per esempio, per supportare il sistema immunitario. Questo olio ha svariati impieghi, ed essendo in particolare antinfiammatorio e antiossidante, può risultare utile anche come linimento per la pelle (funzione segnalata anche da Hildegarda di Bingen).  E’ un olio vegetale sconsigliato però in gravidanza.

Tutti questi oli – tra oli essenziali e oli vegetali – hanno odori caratteristici e un poco lontani da quanto utilizziamo in genere; detto questo, aggiungono sicuramente una nota aromatica sia alle pietanze (per l’alimentazione consiglio di usare la spezia stessa, non l’olio essenziale in questi casi) che ai preparati per il corpo, e vista la lunghissima tradizione a cui appartengono, sicuramente possono essere di supporto nella nostra vita quotidiana.

 

Intervista a Giuseppe Squillace – I Profumi dell’Antichità e le Lacrime di Mirra

Succede così. Che la tua passione per l’antichità un giorno incontra gli studi di un ricercatore, e dopo aver letto i suoi testi, riesci a conoscerlo di persona e poi ad intervistarlo…

Giuseppe Squillace attualmente insegna Storia greca al Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi della Calabria.

Elena: Ho da sempre una passione per l’antichità, che per me è iniziata con gli studi di filosofia all’Università, e quando ho letto i suoi libri, mi sono chiesta come è iniziato il suo percorso nello studio dei profumi antichi.

Giuseppe: come spesso accade, questo percorso è nato casualmente. Personalmente sono sempre stato attento all’elemento olfattivo. Portare questa attenzione nel mondo antico è stato “un caso”; mi stavo occupando di medici e mi sono imbattuto in questa fonte. Stavo leggendo il De natura di Teofrasto e nel volume inglese subito dopo il testo vi erano gli opuscoli di Teofrasto, e uno di questi è il De odoribus, il testo sui profumi.

Avevo già letto degli articoli su questo lavoro e non c’era una traduzione italiana; pensai quindi come progetto mio iniziale di pubblicare la traduzione con qualche nota; successivamente questo lavoro si è ampliato, e la pubblicazione è arrivata dopo alcuni anni con una versione arricchita da altre ricerche su testimonianze dell’epoca.

Nelle aggiunte che ho fatto successivamente, sicuramente ci sono delle parti fondamentali,  in particolare i testi di Ateneo e Plinio.

E: il percorso dei suoi scritti sul Profumo in realtà è composto da tre libri.

G: sì certamente; il testo di Teofrasto è stato seguito dalla pubblicazione del libro “I Giardini di Saffo” ed ora, appena stampato, è l’ultimo testo, “Le Lacrime di Mirra”. In particolare in questo testo ho inserito qualcosa di nuovo, cioè la geografia dei profumi. Per geografia dei profumi intendo sia la provenienza delle materie prime che la loro produzione all’epoca.

Possiamo vedere storicamente come i centri del profumo cambiavano spesso anche a secondo delle vicende politiche, e nel tempo c’è proprio una “geografia” che cambia nell’ambito della produzione profumiera.

Intervista sui Profumi a Giuseppe Squillace

 

E: A proposito di geografia, alcune cose c’erano già all’epoca – come per esempio considerare le materie prime di eccellenza solo se provenienti da una certa zona.

G: certo, i luoghi “doc” c’erano anche all’epoca. Per esempio l’iris dell’Illiria; bastava spostarsi in Macedonia e lì l’Iris non era più considerato pregiato. Anche la rosa di Cirene era famosa e ritenuta eccellente, mentre altre rose non erano considerate alla pari.

Teofrasto lo dice chiaramente; la potenza delle piante dipende dalle zone in cui crescono, la qualità del terreno, l’esposizione al sole, ecc.

E: all’epoca inoltre c’era un legame indissolubile tra usi medici e usi in profumeria…

G: sì certamente…per esempio l’olio di Rosa era ritenuto utile per tanti utilizzi; profumi e aromi erano sicuramente utilizzati sia da Ippocrate, Galeno ecc.

Le sostanze aromatiche erano usate ampiamente per la cura, per esempio cardamomo, cinnamomo, cassia, rosa, mirra, incenso, zafferano, ecc. Erano anche ingredienti privilegiati, utilizzati solo da chi poteva permetterseli – e si preparavano per esempio anche antidoti.

Bisognava portare attenzione anche agli ingredienti, alle loro differenze, alla loro durata: Galeno per esempio ci racconta di come verificò che il cinnamomo fresco desse dei risultati diversi da un cinnamomo che era rimasto inutilizzato per tanti anni, quando dovette preparare un rimedio (teriaca) per l’imperatore Marco Aurelio.

E: la sensazione che ho studiando gli antichi è che ci sia una quantità di conoscenze praticamente infinita…ed è una ricchezza che non siamo sempre in grado di attingere. Personalmente tengo a  far incontrare alle persone questi mondi, che hanno ancora tanto da dare e da dire. La vedremo quindi ad Esxence?

G: sì certamente, terrò una conferenza al sabato, proprio sul libro in uscita ora, “Le lacrime di Mirra”.

Appuntamento quindi con Giuseppe Squillace a Esxence 2015! E se vuoi cercare i suoi libri, i titoli già usciti sono:

Il Profumo nel Mondo Antico, ed. Olschki

I Giardini di Saffo, ed. Carocci